Un sequel intenso da vedere su Raiplay: un film tra commedia e riflessioni amare sull’Italia di oggi, con un cast stellare
Ci sono estati che ritornano, anche quando non sembrava più possibile. E ritornano con tutta la forza di una memoria collettiva, fatta di sguardi, rancori, tensioni politiche, amori irrisolti. È proprio da qui che parte uno dei film italiani più interessanti degli ultimi anni, disponibile su Raiplay: un’opera che affonda le mani nella malinconia di chi, a distanza di quasi trent’anni, prova a capire cosa è rimasto di quelle ideologie, di quelle famiglie, di quell’Italia. E lo fa senza mai rinunciare all’ironia.
“Un altro Ferragosto”, diretto da Paolo Virzì, è il sequel di Ferie d’agosto, uscito nel 1996. Stavolta il tempo è passato davvero e si sente tutto. Siamo sempre sull’isola di Ventotene, ma la luce non è più quella calda delle vacanze spensierate: è più cruda, più inquieta. Qui, le famiglie dei Molino e dei Mazzalupi si ritrovano, stavolta non per caso, ma per un matrimonio glamour e social che farà da cornice a tensioni politiche, conflitti generazionali e bilanci esistenziali.
Tra le tante intuizioni narrative, Virzì decide di riutilizzare alcune scene in bianco e nero del film originale, quasi a voler far dialogare passato e presente, memoria privata e civile.
Il film è uscito nelle sale italiane il 7 marzo 2024, distribuito da 01 Distribution e prodotto da Leone Film Group, Lotus Production, Tenderstories e Rai Cinema. Il cast è corale e brillante: Silvio Orlando (La scuola, Parthenope, Il sol dell’avvenire) torna nei panni di Sandro Molino, ora anziano, gravemente malato, e accompagnato dalla compagna Cecilia, interpretata da Laura Morante (La stanza del figlio, Il colibrì, Il figlio più piccolo). Accanto a loro il figlio Altiero, imprenditore digitale e sposo in un matrimonio mediatico, interpretato con finezza da Andrea Carpenzano (Tutto quello che vuoi, Il campione, Chiara).
Sull’altro fronte, tornano i “nemici storici”: i Mazzalupi, capeggiati da Sabrina Ferilli (La grande bellezza, Io e lei, La bella vita) e Christian De Sica (Compagni di scuola, Il figlio più piccolo, Il principe abusivo), entrambi perfetti nel mostrare i tic e le nevrosi di una destra piccolo-borghese, tra nostalgia e sovranismo.
La trama alterna momenti di feroce commedia a passaggi intensamente drammatici. Il matrimonio sull’isola fa da sfondo a scontri familiari, confessioni private, crisi identitarie e perfino a un funerale improvviso. La regia di Virzì dosa con maestria le atmosfere, come se volesse farci ridere solo per prepararci a una stilettata di realtà. La Ventotene di oggi, scenario di memorie e tensioni irrisolte, diventa il luogo simbolico di un’Italia che ha perso la bussola ma non la voglia di interrogarsi.
La critica ha accolto il film da vedere su Raiplay con toni fortemente dialettici, come era prevedibile per un’opera che prende posizione senza urlare. Sul Corriere della Sera, Paolo Baldini ha scritto che ““Virzì approfitta a piene mani del contesto corale, intonando una partitura che decolla soprattutto nella seconda parte, ma mette fin troppa carne al fuoco. L’obiettivo è chiudere il cerchio aperto da Ferie d’agosto, usando lo stesso schema, per dirci che la commedia non è morta, purché ben scritta e ben interpretata”.
Su la Repubblica, Alberto Crespi evidenzia come “le famiglie “rivali” tornano sull’isola di Ventotene ma tutto è cambiato. Un film in cui si ride con amarezza, con la nostalgia di un passato lontanissimo (e degli amici che non ci sono più)“.
Al botteghino italiano, Un altro Ferragosto ha incassato circa due milioni di euro. Il gradimento del pubblico è contrastante: al 44% di gradimento su Google,fa da contraltare la valutazione di 5,7 su IMDb.
Le pellicola che in maniera intelligente Raiplay propone proprio nel periodo estivo mette a confronto un cinema italiano attuale, che ancora sa parlare al presente, con i fantasmi del passato. Il film offre motivi potenti per essere visto: un cast in stato di grazia, una sceneggiatura intelligente che alterna ironia e dolore, una riflessione lucidissima sulle ferite sociali e politiche dell’Italia di oggi. È il ritratto di un paese che invecchia, ma che ancora si agita, si divincola, si racconta.
Per chi ha visto Ferie d’agosto, viene quasi naturale apprezzare il suo sequel. Non tanto per il valore in sé, ma per il modo in cui Virzì riesce a parlare del presente attraverso il confronto tra generazioni, tra ideologie naufragate e nuovi linguaggi digitali. Una visione perfetta per una serata o un pomeriggio d’estate, quando la malinconia incontra il bisogno di capire dove siamo finiti. E dove, se ancora possibile, vogliamo andare.
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