Su Raiplay un thriller che sembra denunciare il dramma della schiavitù salvo poi spiazzare lo spettatore con una svolta che rimette in discussione tutto. Alice non è fuggita da un passato lontano: è stata tenuta prigioniera in una menzogna, come se la storia non fosse mai andata avanti, rinchiusa in un sistema di violenza, isolamento e controllo.
La piattaforma streaming della Rai offre l’opportunità di scoprire la vicenda di una donna tenuta schiava dal brutale Paul, fino alla fuga nei boschi e alla scoperta di una verità sconvolgente. Alice corre nei boschi senza sapere davvero dove andare. Sa soltanto da cosa deve scappare. Dietro di lei c’è una piantagione della Georgia, un padrone violento, una vita costruita sulla paura. Davanti, invece, dovrebbe esserci la libertà. O almeno una strada. Quando finalmente esce dagli alberi e raggiunge l’asfalto, però, la narrazione cambia pelle: non siamo nell’Ottocento come fino a quel momento potrebbe sembrare ma nel 1973.
Il film dal titolo “Io sono Alice”, è un thriller drammatico statunitense del 2022, scritto e diretto da Krystin Ver Linden, qui al suo esordio nella regia di un lungometraggio. Nel cast ci sono Keke Palmer, intensa nel ruolo della protagonista, Common, Jonny Lee Miller, Gaius Charles e Alicia Witt. L’opera è ispirata a una storia vera ed è stata presentata in anteprima al Sundance Film Festival nel gennaio 2022.
Alice, interpretata da Keke Palmer, sembra intrappolata in un mondo antico, brutale, quasi separato dal tempo. Lavora, subisce, obbedisce. Attorno a lei ci sono altri uomini e donne ridotti alla stessa condizione, schiacciati dalla convinzione che fuori da quel perimetro non esista nulla di diverso. Paul, cui presta il volto Jonny Lee Miller, non governa solo con la violenza fisica. Governa con la paura, le bugie, il controllo totale delle informazioni.
Fino a quando Alice riesce a scappare attraverso i boschi e raggiungere l’autostrada, dove vede le automobili, scopre il rumore, il mondo moderno, scopre cioè che la libertà esisteva già, ma qualcuno gliel’aveva nascosta privandola della vita e della verità.
A soccorrerla è Frank, interpretato da Common, un uomo che la introduce lentamente a una realtà che per lei sembra impossibile. Ci sono vestiti diversi, televisori, giornali, musica, battaglie civili, icone nere diventate simboli di orgoglio e resistenza. Alice passa così dallo smarrimento alla consapevolezza. Prima deve capire dove si trova. Poi deve capire chi vuole diventare.
La pellicola proposta da Raiplay lavora molto su questo passaggio. Alice non viene raccontata solo come vittima. Lo è stata, certo. Ma la parte più interessante arriva quando comincia a rimettere insieme i pezzi: il suo corpo, la sua memoria, la sua rabbia. E soprattutto il diritto di scegliere. L’idea narrativa di “Io sono Alice” resta potente: raccontare una prigionia fuori tempo, mostrando quanto la libertà non sia solo una condizione giuridica, ma anche una conquista mentale. Alice deve imparare il mondo da capo. E nel farlo capisce che la sua storia non può restare sepolta.
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