Ogni risveglio può essere una condanna, se la notte cancella tutto quello che eri riuscito a capire il giorno prima. Un volto accanto nel letto, fotografie appese al muro, una casa che dovrebbe proteggere e invece sembra trattenere segreti: “Before I Go to Sleep” parte da un’idea semplice e crudele, quella di una vita costretta a ricominciare sempre dallo stesso punto.

Disponibile su RaiPlay, il film del 2014 diretto da Rowan Joffé è un thriller psicologico costruito sulla fragilità della memoria e sulla paura più intima: non potersi fidare nemmeno dei propri ricordi. La storia nasce dal romanzo omonimo di S.J. Watson e porta sullo schermo una protagonista sospesa tra dipendenza, sospetto e bisogno disperato di verità.

Al centro c’è Christine Lucas, interpretata da Nicole Kidman, una donna affetta da amnesia dopo un trauma. Ogni mattina si sveglia senza riconoscere il marito, senza ricordare il proprio passato recente, senza sapere quali parti della sua vita siano reali e quali siano state raccontate da altri. Accanto a lei c’è Ben, il marito interpretato da Colin Firth, presenza apparentemente paziente e rassicurante. Poi arriva il dottor Nasch, a cui dà corpo Mark Strong, figura ambigua, controllata, capace di aprire una crepa nella versione ufficiale dei fatti.

Il meccanismo narrativo lavora proprio su questa crepa. Christine comincia a registrare pensieri, intuizioni, frammenti di memoria, nel tentativo di lasciare a se stessa una traccia prima che il sonno cancelli tutto. È qui che “Before I Go to Sleep” trova la sua parte più efficace: non tanto nell’azione, quanto nella sensazione di vivere dentro una stanza chiusa in cui ogni oggetto può essere una prova e ogni parola può diventare una menzogna.

La regia di Rowan Joffé sceglie un tono freddo, domestico, quasi claustrofobico. Non cerca il grande virtuosismo visivo, ma insiste sui primi piani, sui silenzi, sulle esitazioni. La casa non è solo uno spazio narrativo: è una gabbia elegante. Questo può rendere il film meno imprevedibile di altri titoli sulla memoria, a partire da Memento di Christopher Nolan, ma allo stesso tempo gli permette di restare vicino alla vulnerabilità della protagonista.

Il punto di forza resta Nicole Kidman. La sua Christine non è soltanto una donna spaventata: è una persona che prova a ricomporsi mentre il mondo intorno continua a offrirle versioni parziali, comode, forse manipolate. Colin Firth lavora invece su un’ambiguità sottile, sfruttando quella sua naturale apparenza di compostezza borghese; Mark Strong porta nel film un’energia più inquieta, trattenuta, mai del tutto leggibile. The Guardian, nella recensione di Mark Kermode, sottolineava proprio la solidità delle tre interpretazioni principali e il modo in cui Kidman riesce a restituire incertezza e paranoia crescente.

Non è un film perfetto. La critica internazionale lo ha accolto con giudizi contrastanti: su Rotten Tomatoes il Tomatometer è fermo al 36%, con un Popcornmeter al 40%, mentre il consenso critico riconosce al film una confezione elegante, ritmo e buone interpretazioni, pur segnalando la presenza di cliché del genere. Su IMDb la valutazione è 6,3/10, dato che conferma una ricezione intermedia ma non trascurabile.

Anche RogerEbert.com, attraverso la recensione di Brian Tallerico, fu severo con la costruzione del mistero, giudicandola più meccanica che realmente profonda; nello stesso tempo riconobbe a Nicole Kidman la capacità di ricavare emozione autentica da un materiale narrativo non sempre all’altezza delle sue possibilità. È forse qui che il film diventa interessante da recuperare oggi: non come capolavoro dimenticato, ma come film da vedere su RaiPlay se ami i racconti in cui l’identità si sgretola poco alla volta.

A distanza di anni, “Before I Go to Sleep” resta un titolo da riscoprire per chi cerca un thriller compatto, teso, attraversato da una domanda scomoda: quanto della nostra vita esiste davvero, se non possiamo più ricordarla? Non serve credere a ogni svolta per lasciarsi prendere dal suo incubo domestico. Basta accettare di entrare nella mente di Christine e restarci fino a quando la verità, finalmente, smette di avere il volto rassicurante che le avevano dato gli altri.

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