Un elicottero che vola su Stromboli, la lava che brilla nel buio, una voce in cuffia che chiede decisioni rapide mentre a casa qualcuno aspetta un messaggio, una chiamata, un ritorno. È in questo incastro continuo tra vite salvate e vite sospese che si muove “Sempre al tuo fianco“, fiction Rai oggi disponibile integralmente su Raiplay, capace di mostrare l’anima vera della Protezione Civile, non una sigla ma un gruppo di persone in carne e ossa con paure, errori, legami fragili.
Nei 12 episodi della fiction, protagonista è Sara Nobili, vulcanologa alla guida di una squadra che interviene dove la natura si fa minaccia: eruzioni, incendi, frane, emergenze improvvise. Ma la serie non si ferma alla sala operativa: racconta una donna costretta ogni giorno a scegliere tra il dovere sul campo e la vita privata, tra l’essere madre e l’essere “comandante” in scenari ad alta tensione.
Diretta da Marco Pontecorvo e Gianluca Mazzella, la serie è andata in onda su Rai 1 dal 15 settembre al 27 ottobre 2024, in sei prime serate, ed è ora disponibile in streaming su Raiplay. È una produzione Rai Fiction e 11 Marzo Film, scritta da Pietro Calderoni, Valter Lupo, Sofia Bruschetta e Angelo Carbone, e ispirata a fatti realmente accaduti nel mondo della Protezione Civile.
La scelta delle location è cruciale: le riprese a Stromboli, tra Ginostra, Strombolicchio e la casa che fu di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, danno alla fiction una forza visiva rara per il prime time italiano.
Il cuore della serie è Ambra Angiolini, che dà volto e corpo a Sara Nobili, responsabile del rischio vulcani. L’attrice, che il pubblico ha visto al cinema in film come La scelta, e 7 minuti, qui costruisce una protagonista testarda, empatica, spesso dura con se stessa, capace di passare in un attimo dalla freddezza tecnica al crollo emotivo.
Accanto a lei Andrea Bosca è Renato Lussu, medico e compagno di Sara, diviso tra ricerca e sentimenti; Peppino Mazzotta (l’ispettore Fazio del Commissario Montalbano) interpreta Massimo, ex marito ancora irrisolto; Fortunato Cerlino è Egidio, biologo in sedia a rotelle; Tecla Insolia dà energia e rabbia adolescenziale a Marina, la figlia.
La trama orizzontale intreccia casi d’emergenza – eruzioni, mareggiate, incendi, alluvioni – con le traiettorie emotive dei personaggi. Ogni episodio porta in scena un intervento diverso: evacuazioni in piena notte, turisti da mettere in salvo, scelte drastiche da prendere in minuti.
Ma il vero filo rosso è la fatica di tenere insieme tutto: Sara che manca a una cena importante con la figlia per correre su un elicottero; Renato che nasconde un problema di salute; Marina che vive la madre come distante; Egidio che rielabora sulla propria pelle cosa significhi rimettersi in gioco dopo un incidente. È una fiction che alterna momenti quasi da disaster movie a scene piccole, da cucina o da corsia d’ospedale, dove emergono fragilità e contraddizioni.
Non mancano le ombre, anche fuori dallo schermo. La serie è stata al centro di polemiche per il grande incendio divampato a Stromboli nel maggio 2022 durante le riprese: un rogo legato a un fuoco di scena per esigenze di set, che ha distrutto diversi ettari di macchia mediterranea e spinto parte della comunità locale a contestare la messa in onda.
“La serie porta sullo schermo storie di emergenza ispirate a fatti reali. L’intento è mostrare come funziona la macchina del soccorso. E far conoscere più da vicino il lavoro quotidiano di chi, spesso nell’ombra, interviene in situazioni di crisi per salvare vite umane” ricordava il settimanale Style del Corriere della Sera.
I numeri raccontano un esordio solido, ma non travolgente: la prima puntata su Rai 1 ha segnato circa il 15,6% di share, con ascolti poi altalenanti tra il 13 e il 15%. Su IMDb la serie registra un voto medio di 5,6/10, mentre su Google le recensioni positive raggiungono il 77%.
Ciò che colpisce della serie è innanzitutto il tentativo di raccontare la Protezione Civile non come un corpo astratto, ma come gruppo di professionisti che sbagliano, litigano, si stancano, eppure tornano sul campo. La scelta di ambientare gran parte della storia a Stromboli, usando davvero il territorio e il vulcano come motore narrativo, è vincente.
