Alcuni personaggi diventano eroi per scelta, altri lo diventano quasi loro malgrado. È questa la forza della storia raccontata da una delle produzioni televisive italiane più interessanti dedicate alla Seconda guerra mondiale, oggi disponibile su RaiPlay. Una vicenda che parte dall’inganno, attraversa la paura e approda a una forma inattesa di dignità. Sullo sfondo c’è un’Italia ferita dall’occupazione tedesca, dove ogni decisione può significare la vita o la morte.
“Il Generale Della Rovere”, miniserie diretta da Carlo Carlei, riprende il celebre racconto scritto da Indro Montanelli basato su una storia vera che aveva già ispirato l’omonimo capolavoro cinematografico di Roberto Rossellini del 1959. Al centro del racconto c’è Giovanni Bertone, un uomo tutt’altro che irreprensibile. Truffatore, opportunista e abituato a vivere di espedienti, viene arrestato dai tedeschi e coinvolto in un piano tanto semplice quanto pericoloso: assumere l’identità del generale della Resistenza Giovanni Braccioforte Della Rovere, morto durante il trasferimento verso un campo di prigionia.
La miniserie è andata in onda nel 2011 e ha rappresentato uno dei progetti più ambiziosi della fiction storica italiana di quel periodo. A dare volto a Bertone è Pierfrancesco Favino volto iconico del cinema italiano e già protagonista di opere come Romanzo Criminale o Il traditore, che costruisce un personaggio complesso, lontano dagli stereotipi dell’eroe classico. Bertone è un uomo che all’inizio pensa soltanto a salvarsi la pelle. Non possiede ideali politici particolarmente forti e non sembra interessato al destino del Paese. Eppure, una volta entrato nel carcere di San Vittore nei panni del generale, qualcosa cambia.
A contatto con i detenuti politici, con uomini e donne che rischiano tutto per la libertà, Bertone si trova costretto a confrontarsi con sé stesso. Quella che doveva essere soltanto una recita diventa progressivamente una presa di coscienza. È un percorso narrativo che evita il moralismo e che proprio per questo risulta credibile.
Accanto a Pierfrancesco Favino troviamo un cast di grande livello. Raffaella Rea interpreta Olga, figura importante nel passato di Giovanni Bertone e presenza capace di far emergere le crepe più intime del protagonista. Attorno a loro si muovono interpreti come Sergio Assisi, Viola Graziosi, Guido Caprino, Alexandra Dinu, Andrea Tidona e Matt Patresi, che contribuiscono a costruire un quadro di personaggi attraversati dalla paura, dalla fedeltà e dal peso delle scelte. Un ruolo centrale spetta anche a Hristo Shopov, volto del colonnello Muller, l’ufficiale tedesco che trasforma l’inganno in una trappola morale sempre più pericolosa.
Dal punto di vista produttivo, la ricostruzione dell’Italia occupata è uno degli aspetti più riusciti. Le ambientazioni, i costumi e la fotografia contribuiscono a restituire un clima di costante tensione. La guerra resta spesso sullo sfondo, ma la sua presenza si percepisce in ogni scena, nei dialoghi, negli sguardi e nelle scelte dei personaggi. In questo senso, il racconto conserva una sua forza civile accentuando il momento in cui un uomo qualunque scopre di poter valere più delle proprie miserie.
La miniserie in due episodi rilanciata da RaiPlay riesce a mantenere un buon equilibrio tra rigore storico e coinvolgimento emotivo con un Favino che interpreta il personaggio con misura, lasciando emergere lentamente il cambiamento interiore senza mai forzare i toni.
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