Un racconto drammatico e storico che porta sullo schermo una pagina poco conosciuta della storia italiana: quella dei manicomi femminili durante la Seconda guerra mondiale. Su Raiplay sbarca una nuova miniserie che unisce dramma, riflessione sociale e racconto umano.
Le libere donne è una serie italiana in sei episodi diretta da Michele Soavi, prodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy. È liberamente tratta dal romanzo autobiografico Le libere donne di Magliano dello psichiatra e scrittore Mario Tobino. La fiction ha debuttato su Rai 1 il 10 marzo 2026, con tutti gli episodi disponibili anche in streaming su Raiplay.
La storia è ambientata in Toscana durante gli anni della Seconda guerra mondiale. Il protagonista è lo psichiatra Mario Tobino, interpretato da Lino Guanciale, protagonista di fiction di successo come Il commissario Ricciardi, che arriva a lavorare nell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano, vicino a Lucca.
Il manicomio appare come un luogo dominato da regole rigide e da una visione repressiva della malattia mentale. Molte delle donne internate non sono realmente pericolose o malate: alcune sono state rinchiuse perché considerate ribelli, altre perché non si conformavano ai ruoli sociali dell’epoca.
Tobino si scontra con questo sistema. Il suo approccio è diverso: crede che le pazienti debbano essere ascoltate e trattate con dignità, non semplicemente controllate. Per questo le chiama “le libere donne”, un nome che diventa simbolo della loro umanità e del desiderio di emancipazione.
Tra le storie più importanti emerge quella di Margherita Lenzi, a cui presta il volto Grace Kicaj, una giovane donna rinchiusa dal marito contro la sua volontà, forse per interesse economico più che per reale follia. L’incontro tra lei e il medico innesca una serie di eventi che metteranno in discussione non solo il sistema psichiatrico dell’epoca, ma anche le convinzioni personali di Tobino.
Quello proposto da Raiplay è un racconto corale in cui ogni personaggio rappresenta una storia di dolore, ribellione o speranza.
La serie è stata girata principalmente tra Lucca e la Toscana, luoghi che ricostruiscono l’atmosfera degli anni Quaranta. La scelta di ambientare gran parte della narrazione all’interno del manicomio contribuisce a creare un senso di isolamento e oppressione che accompagna le vicende dei personaggi.
La colonna sonora originale è stata composta da Stefano Lentini, con registrazioni realizzate
Uno degli aspetti più interessanti della serie è il modo in cui affronta il tema della medicalizzazione della libertà femminile. Nel contesto storico raccontato, molte donne venivano internate per comportamenti considerati scandalosi o semplicemente fuori dalle convenzioni sociali.
La serie invita quindi a riflettere su come la società definisce la normalità e su come, in passato, la psichiatria sia stata talvolta utilizzata come strumento di controllo sociale.
Il personaggio di Tobino diventa così simbolo di una visione più umana della medicina, anticipando quella sensibilità che porterà decenni dopo alla riforma psichiatrica italiana.
La rivista “Tv Sorrisi e Canzoni” scrive: “Una storia che ci porta indietro nel tempo in un’ospedale psichiatrico dove si affronta la contrapposizione fra conformismo e individualità, tra passione e razionalità”. Style del Corriere della Sera aggiunge: “Una storia, vera, autobiografica, da uno dei più grandi e rivoluzionari romanzi del nostro secondo Novecento”.
Grazie a una regia elegante, a interpretazioni intense e a un tema ancora attuale, la serie riesce a trasformare una vicenda storica poco conosciuta in un racconto coinvolgente e necessario.
Su Raiplay, una visione consigliata a chi ama le fiction storiche italiane e le storie vere capaci di raccontare la complessità della società attraverso i destini individuali.
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