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Metti un week end ad Avellino: cosa fare, vedere e mangiare

Situata al centro della regione campania e facilmente raggiungibile da Napoli, Benevento, Caserta e Salerno, la città di Avellino è meta ideale per un week end dedicato alla serenità ed alla tranquillità.

Ecco i nostri consigli con un po’ di storia.

Cenni Storici

La storia di Avellino, città della regione Campania, affonda le sue origini nell’antica Abellinum, che sorgeva nei pressi di Atripalda, conquistata da Roma durante le guerre sannitiche ed elevata nell’ 82 a.C. a capoluogo della colonia Veneria Abellinatium.

L’intera provincia comprende 118 comuni. La città capoluogo è stata fondata dai Longobardi ed ha iniziato il suo sviluppo moderno nel ‘600 estendendosi verso ovest sulla direttrice per Napoli e verso est congiungendosi quasi con Atripalda.

Oltre alla dominazione Longobarda, Avellino conobbe il dominio dei Bizantini, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, dei viceré di Spagna, degli Austriaci e dei Borboni.

Capoluogo di provincia dal 1799, Avellino partecipò in modo determinante ai moti insurrezionali del 1820. 

Il Patrono di Avellino è San Modestino.

Cosa vedere

Avellino , più volte distrutta dai terremoti che l’hanno devastata nel corso dei secoli, non ha importantissimi monumenti storici.

Tra questi spiccano il Duomo, la Torre dell’orologio, la fontana di Costantinopoli, palazzo Caracciolo, la casina del principe, il Carcere Borbonico e la rinnovata Piazza Libertà con il lungo Corso Vittorio Emanuele.

Il Duomo

La Cattedrale di Avellino è dedicata alla Madonna dell’ Assunta ed è stata  edificata nel XII secolo.

Il Duomo è stato ricostruito più volte, con una facciata neoclassica di Pasquale Cardola rifatta nel 1891, affreschi e coro ligneo del 500 e con il suo museo interno assolutamente da visitare.

La Torre dell’Orologio

In Piazza Centrale, attuale Piazza Amendola, svetta la torre dell’orologio, costruita intorno al 1650, essa è stata spesso attribuita al Fanzago presente in Avellino alla metà del’600 come consigliere di Francesco Marino Caracciolo, per il suo perfetto inserimento nell’immagine della nuova città ridisegnata dall’artista bergamasco, ma tale attribuzione non è supportata da documenti certi.

I restauri seguiti all’ultimo terremoto del 1980 hanno restituito alla cittadinanza una torre sapientemente recuperata all’antico equilibrio architettonico e, benché la città non cessi di trasformarsi, la torre dell’orologio continua a campeggiare sul panorama circostante quale segno tangibile della nostra storia e quasi come punto di riferimento per l’evoluzione urbanistica di Avellino.

Nella stessa piazza troviamo il monumento a Carlo II d’ Asburgo, e la facciata del palazzo della Dogana di Avellino, d’origine medioevale e attualmente distrutto internamente da un incendio, entrambe opere del Fanzago.

La fontana di Costantinopoli

Notevole la seicentesca fontana di Costantinopoli, quella di S. Antonio Abate, anch’essa barocca, e il palazzo settecentesco dei Caracciolo in piazza Libertà, completamente ristrutturato ed adibito a Palazzo della Amministrazione provinciale.

Palazzo de Peruta

Importante la biblioteca provinciale di che possiede oltre 150 mila volumi. Nei pressi del centralissimo corso Vittorio Emanuele si trova il ricostruito Palazzo De Peruta per oltre un secolo, sede municipale della città di Avellino ed ora dimora dei “Giudici di Pace”

Casina del principe

Del Castello medioevale restano pochi ruderi mentre la Casina del Principe è spesso sede di appuntamenti culturali.

Il Carcere Borbonico

Di notevole importanza il Carcere borbonico, in pieno centro a pochi metri dal Tribunale.

Attualmente ospita una parte del principale polo museale della provincia di Avellino: collezioni archeologiche e risorgimentali, la Pinacoteca provinciale, il Lapidario, oltre a giardini, spazi didattici, sale per mostre e un auditorium per convegni.

Il polo museale si divide tra la storica sede di Corso Europa, dove è allestita la Sezione archeologica e il Complesso monumentale dell’ex Carcere Borbonico, architettura polivalente e sede di attività culturali ed espositive. 

Il Teatro Comunale Carlo Gesualdo

Da oltre una decina d’anni la città di Avellino ha anche il suo teatro Comunale: il Carlo Gesualdo.

Nei dintorni

A pochi chilometri dal centro di Avellino meritano una visita il Palazzo dell’Abbazia del Loreto ed il Santuario di Montevergine

Cosa Fare durante un week end ad Avellino

Vasto e ricco il panorama degli eventi in programma ogni giorno in provincia di Avellino.

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Dove cenare

Cerchi un ristorante, una pizzeria o una vineria ad Avellino ? Ecco dove mangiare in un’atmosfera di piena convivialità. Ricchi, sfiziosi, diversi, perfetti per ogni palato, irresistibili, tra tradizione e innovazione gli indirizzi giusti su dove cenare bene ad Avellino.
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Dove bere un aperitivo

L’aperitivo serale ha le sue tappe fisse nel capoluogo irpino. Vino, gastronomia e musica dal vivo animano le serate avellinesi nei locali più cool. Una nota: ad Avellino, l’aperitivo scatta dopo le 20.30. Usanza locale 😉

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Dove mangiare ad Avellino

Tipicità dei prodotti, abilità e creatività in cucina, accoglienza dei luoghi, contenimento dei prezzi: sono alcuni dei parametri che fanno la differenza (e la fortuna) quando si tratta di scegliere un posto in cui andare a pranzare o cenare.

Dove mangiare pesce ad Avellino

In provincia di Avellino, nonostante la tradizione gastronomica sia prevalentemente di terra, non mancano le esperienze, alcune anche con una antica tradizione alle spalle, di ristoratori che proprio sulla cucina del pesce hanno costruito le proprie fortune.

Dove Mangiare una pizza ad Avellino

E’ un must 365 giorni all’anno, un piatto che non conosce declino in qualsiasi periodo dell’anno. Stiamo parlando, naturalmente, della pizza, tra le pietanze più gettonate nelle serate degli avellinesi. Ecco i nostri consigli.

Dove mangiare un buon gelato

Quali sono le gelaterie che senza ombra di discussione sono le più amate dai consumatori in provincia di Avellino ?

Dall’intramontabile cono al limone alla ricca coppa variegata al caffè, passando per le immancabili novità di stagione, il gelato è uno di quei dessert in grado di mettere d’accordo davvero tutti, ma ad una condizione: che sia artigianale e realizzato con ingredienti di prima qualità.

Hotel e B&B ad Avellino

Due gli alberghi cittadini, entrambi a 4 stelle: il Viva Hotel che si trova in pieno centro ad Avellino e l’Hotel de La ville situato in via Palatucci nei pressi della sede della questura. Entrambi sono dotati di ristorante e sale conferenze.

Attualmente nel capoluogo sono circa una decina i b&b che quotidianamente ospitano turisti, uomini e donne d’affari, visitatori che dovendo soggiornare in Irpinia optano per una soluzione diversa dal più classico hotel.

Come arrivare ad Avellino

La città di Avellino è situata al centro della Campania ed è facilmente raggiungibile, in autostrada, da tutti i capoluoghi della regione.

Per chi proviene da Napoli e Caserta, il percorso preferito è quello che si snoda lungo l’autostrada A16 Napoli-Bari, con uscita consigliata ad Avellino Ovest.

Per chi proviene da Benevento, invece,   l’uscita dell’A16 suggerita è quella di Avellino Est. Chi, invece, intende raggiungere il capoluogo irpino da Salerno può percorrere il raccordo autostradale Avellino-Salerno.

Aeroporto

Avellino è facilmente raggiungibile anche da chi arriva in Campania in aereo. L’aeroporto internazionale di Capodichino dista, infatti, circa 40 chilometri ed è servito da un servizio di trasporto pubblico che lo collega direttamente al capoluogo irpino.

Autobus da Roma e Napoli

La città di Avellino è ben servita da un efficiente servizio di trasporto pubblico su gomma, gestito, prevalentemente, dalla società Air-Autotrasporti Irpini, che assicura collegamenti quotidiani da e per Roma, Napoli, Benevento, Fisciano e la maggior parte dei comuni della provincia irpina.

La stazione ferroviaria di Avellino, infine, si trova in via Francesco Tedesco, a pochi chilometri dal centro città

Avellino è facilmente raggiungibile da ogni capoluogo attraverso le seguenti vie d’accesso :

  • autostrada Napoli (km. 41) Bari (km. 209),
  • la superstrada Salerno – Avellino (km. 34),
  • statale 90 Benevento – Avellino (km.32),
  • Foggia – Avellino (km. 110).

Ad Avellino, in arrivo un Corso Vittorio Emanuele mai visto

Alla fine l’assessore Ugo Tomasone ce l’ha fatta:  addio a strutture improvvisate e disomogenee, il Corso Vittorio Emanuele di Avellino volge al bello.

Ancora 10 giorni ed arriverà la prima isola verde poi le panchine che saranno installate alla fine dei lavori.  Contemporaneamente via libera ai commercianti per arredare gli spazi esterni: il Corso Vittorio Emanuele si rifà il look  anche con i dehors.

Che saranno, finalmente, uniformi nello stile e nella composizione degli elementi.

Dehors da Viale Italia al Corso fino a Piazza Libertà

Il Settore Assetto e Sviluppo del territorio del Comune di Avellino ha dunque predisposto il regolamento che andrà a disciplinare la sistemazione del nuovo arredo urbano in prossimità delle attività commerciali di Avellino, ed in particolare lungo il principale asse viario della città, quello che da Viale Italia si snoda attraverso Corso Vittorio Emanuele per giungere fino a Piazza Libertà.

Cosa sono i dehors ?

“Per dehors si intende l’insieme degli elementi mobili posti in modo funzionale ed armonico sul suolo pubblico o asservito all’uso pubblico, che costituisce, delimita ed arreda lo spazio per il ristoro all’aperto annesso ad un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande”.

Obiettivo del piano comunale è quello di creare quell’omogeneità tra le strutture che finora è mancato restituendo un panorama non certo esaltante, un biglietto da visita discutibile per quello che da sempre è considerato il salotto buono della città.

Integrazione, armonia, sensibilità sono le parole chiave che sono alla base del piano di riqualificazione formale e funzionale dell’ambiente urbano voluto dall’assessore all’Urbanistica Ugo Tomasone.

Il piano dei nuovi dehors è stato elaborato con l’obiettivo di garantire decoro e fruibilità dell’area in coerenza con la tutela dell’ambito urbano storico.

In altre parole, gli spazi annessi a bar, ristoranti e pasticcerie dovranno avere una doppia funzione: non solo condivisione degli spazi e convivialità ma anche valorizzazione dei luoghi.

Le strutture che potranno essere allestite a servizio delle attività commerciali avranno una dimensione variabile dai 15 ai 60 mq, a seconda della grandezza dei locali, potranno essere temporanee o permanenti e saranno di tre diverse tipologie:

  • dehors aperti
  • dehors delimitati
  • dehors coperti.

dehors aperti, prevedono uno spazio senza delimitazioni in modo da non circoscrivere e racchiudere l’ambiente se non ai fini della individuazione dell’area a pagamento.

I dehors delimitati prevedono uno spazio occupato da ombrelloni, sedie tavoli, pedane e accessori con delimitazioni fisiche laterali o frontali mobili o smontabili che determinino un ambiente circoscritto.

L’ultima tipologia, quella dei dehors coperti, consta di un manufatto coperto formato da un insieme di elementi mobili o smontabili, comunque facilmente rimovibili, posti in modo funzionale ed armonico sulle aree pubbliche, private di uso pubblico o private, che costituisce, delimita e arreda lo spazio per il ristoro all’aperto costituito da sedie tavoli, pedane e accessori.

Naturalmente, il regolamento sarà vigente in tutta la città e, dunque, sarà possibile richiedere ed installare dehors ovunque gli spazi lo consentano.

Un’occasione per dare un volto nuovo a tante zone della città che potrebbero così riscoprire una nuova vocazione, quella di un’accoglienza più piacevole.

Qualità della vita in Italia, Avellino precipita al 102° posto.

La provincia di Avellino sempre più in basso nella classifica della qualità della vita.

A certificarlo il rapporto annuale pubblicato dal Sole24Ore che misura la vivibilità nelle 110 province italiane sulla scorta di diversi indicatori.

Nella graduatoria generale, l’Irpinia si attesta al102° posto, perdendo diverse posizioni rispetto a quanto registrato lo scorso anno.

Tra le province campane, Avellino è preceduta solo da Benevento (95° posto), mentre va decisamente peggio a Salerno (105), Napoli (107) e Caserta, fanalino di coda in Italia.

La sezione in cui l’Irpinia sembra cavarsela leggermente meglio è quella dedicata a Giustizia e Sicurezza.

Poche rapine (10° posto), pochi scippi (23° posto) ma un elevato indice di litigiosità (90° posto), vedono la provincia di Avellino al 55° posto della speciale graduatoria, una delle migliori performance delle realtà meridionali.

Nella sezione “Servizi e ambiente”, la provincia di Avellino figura al 102° posto, perdendo anche qui posizioni.

Va poco meglio in fatto di “Cultura e Tempo Libero”, con un 91° posto generale.

Da segnalare un dato particolare:  Avellino è al penultimo posto in Italia alla voce “Spesa dei viaggiatori stranieri”.

Che evidentemente non spendono perchè, in provincia di Avellino, non ci arrivano proprio!

Bassifondi della classifica anche per ciò che attiene alle voci “Lavoro e Innovazione”: l’Irpinia è l’80^ provincia italiana per tasso di disoccupazione giovanile in fascia di età tra i 15 ed i 29 anni.

Infine, una curiosità: la provincia di Avellino è al 12° posto in Italia per numero di residenti laureati.

Un dato di cui andare fieri? Forse. Ma leggendo un rigo più su ci si ricorda che la maggior parte di loro resta disoccupata.

 

L’indistinto Mondo dei Mediocri Avellinesi tra Supponenza ed Arroganza.

La supponenza e l’arroganza dell’intelligenza sono lo strumento migliore per presentarsi ad una città ?

Pongo una domanda, sperando non susciti le ire funeste di qualcuno, ed io non venga tacciata di essere una sorta di livorosa, una volpe che se non può arrivare all’uva esclami  “ah però non è per nulla matura”, mi limito ad  analizzare solo quello che vedo, con l’onestà che da sempre contraddistingue la mia penna e la mia parola.

Perché credo che chiunque decida di gettarsi nell’agone politico della città di Avellino, oggi lo debba fare con onestà intellettuale, questo la nostra comunità lo merita, e lo debba fare partendo dall’assunto che chi è senza peccato, solo, può scagliare la prima pietra lapidando gli altri.

La politica non è uno slogan pubblicitario.

Le parole spesso in queste circostanze vengono usate come una sorta di slogan pubblicitario, uno strumento per vendere un prodotto da parte di chi si pone su piedistalli troppo alti e forse immeritati.

Si declama una lontananza, un distacco dalla politica e dai partiti, con una sorta di disprezzo verso questo mondo che finisce per essere un tantinello offensivo verso chi in quei partiti milita, lotta senza ricevere in cambio incarichi, oboli o posizionamenti.

L’indistinto mondo dei mediocri.

E forse un  po’ offensivo anche nei confronti di tutti quelli che la città provano a cambiarla da anni, investendo tempo e denaro nelle proprie associazioni, senza ricevere finanziamenti, piaceri  e riconoscimenti dalle Istituzioni Pubbliche; e forse un poco offensivo nei confronti di quell’indistinto mondo definito dei “mediocri”, nei quali arriva tutto ed il contrario di tutto, un mondo di cui non si comprende il colore e la natura , fatto anche da chi forse non possa fregiare appartenenze di casta o titolo di professionista.

E’ che le parole hanno la loro importanza ed a volte possono diventare un  boomerang.

Non me ne vogliate ma in quelle che leggo ultimamente sui giornali da più parti sento,spesso solo voglia di rivalsa e l’affermazione di  aspirazioni non realizzate.

E si badi bene nessuno è contro la legittima volontà di chi si sente sano portatore di competenza, di partecipare alla guida della città, il problema sono i motivi che spingono le nostre ambizioni, che devono tenere conto di chi siamo e di quale storia portiamo sulle nostre spalle, ora e sempre.

Avellino, la Città incompiuta.

Perché è profondamente vero che la città grida vendetta, per le sue incompiute, i suoi progetti urbanisticamente osceni, per le sue stanze vuote, per le cattive gestioni, per i disservizi,per la mancanza di qualsiasi spiraglio coerente  di accoglienza umana, ma dobbiamo intenderci sulle responsabilità di chi a tutto questo ha partecipato in qualche modo, aderendo a questa visione per puro interesse personale, o chi invece coltivando  ambizioni di incarichi futuri ha taciuto, coltivando solo il proprio spazio politico.

Contro il populismo spazio alla politica.

In ogni modo vorrei fosse chiaro che la parola politica è nelle cose,è nella vita quotidiana, è nei massimi sistemi e nelle piccole cose, ed essa si realizza ogni qualvolta prendiamo una piccola decisione della nostra esistenza, con o senza consapevolezza, quindi non trasformiamola in qualcosa di deleterio, da combattere e demonizzare, in qualcosa di terribile, perché saremmo disonesti intellettualmente, ma alimenteremmo il cattivo populismo,anticamera di nazionalismi pericolosi e guerrafondai, da cui quasi mai discendono buone amministrazioni.

I Partiti sono un’altra cosa, ed anche quelli abbiate pietà, o li vivete pienamente con coraggio dall’interno ed in esso combattete battaglie di giustizia e di trasparenza, o mettete solo in discussione l’ossigeno della nostra democrazia, senza alcuna possibilità di un ricambio reale.

E di lì che deve ripartire il nostro riscatto, una volta combattuto in quelle stanze e solo dopo si possono percorrere altre strade.

Il PD in salsa irpina sta perdendo la città.

E certo non si può tacere su quanto accaduto domenica alle primarie del Pd, che in città hanno visto compiersi l’ennesima catastrofe.

Perché mi spiace per chi voglia ancora trattenere il potere, ma i numeri non si discutono, sono chiari come la luce del sole, sono evidenti, incontestabili, la città la stiamo perdendo e con essa tutte le risorse di competenza, capacità freschezza, ed onestà.

E questo atteggiamento ci condannerà ad una lenta agonia  sino al suicidio politico.  La forza la dobbiamo trovare ora per poter compiere una rivoluzione culturale forte e senza  se e senza ma, altrimenti davvero resteremo senza “Aria” .

 “Troppe voci si levano a pontificare nel mondo della politica. Troppi sapienti, arroganti, opportunisti e falsi. Occorrerebbero uomini intelligenti, onesti, chiari nel parlare, difensori delle classi più umili. Alieni da ogni compromesso, capaci di affrontare l’incerto per un ideale.” (Romano Battaglia)

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Avellino – I luoghi chiusi generano menti e coscienze chiuse.

Solo l’uomo colto è davvero libero. ( Epitteto)

C’era una volta un re….le favole, le storie con le quali siamo cresciuti e su cui si è costruita la nostra storia umana nel tempo si aprono tutte più o meno così e di lì e da quel momento si apre dinanzi al nostro orizzonte un percorso, un viaggio immenso e che ci arricchisce qualunque sia la sua natura ed il suo contenuto.

La capacità di diffondere il pensiero, e le forme attraverso cui il pensiero arriva agli altri sono una ricchezza  che non può essere sottovalutata, non considerata, abbattuta o quanto meno accantonata.

La cultura  ha la necessità, a causa dei continui attacchi che essa subisce di radici fortissime, ben salde nel terreno, radici lunghe ed avvolgenti che trattengano il terreno dal pericolo delle intemperie, delle guerre e delle sommosse.

E quanto siano in tal senso importanti i luoghi che la cultura l’accolgono e la diffondono non è cosa che possa essere sottovalutata.

L’uomo ha bisogno di vedere sulla scena il dramma e la commedia della propria vita, le lacrime, le gioie, le buffe messinscene, per poter essere un uomo migliore e per costruire un orizzonte sgombro da nuvole ed i cui temporali siano lo strumento con il quale l’aria assuma un dolce odore di zagare e peschi in fiore in quella che sarà la Primavera della civiltà.

  • Ora cosa accade se questi luoghi vengono chiusi, reclusi, se intorno a questi luoghi vengono costruite barriere, oscene gabbie?
  • Cosa succede all’uomo che in quella città vive e che in quella città dovrà far crescere i propri figli ed accudire i propri nipoti?
  • Cosa accade se l’uomo non ha più luoghi in cui raccontare la propria storia e nei quali immaginare sogni ed incubi? Se non ha posti in cui esorcizzare quegli incubi?

Simone De Beauvoir diceva che la cultura l’aveva salvata dalla solitudine e dalla disperazione, cosa accade se l’uomo disperato vive la sua quotidianità?

L’uomo si ammala, e si badi bene non esagero, l’uomo si aliena e pensa che quanto accade è parte costante di un destino ineluttabile che nessuno ha le armi per cambiare.

E’ un po’ quello che sta accadendo nella nostra città.

Luoghi chiusi, menti e coscienze chiuse, senza che la luce possa prepotente entrare a spazzare via le ombre.

Piccole finestre da cui passa solo una labile ondata d’aria, aria malsana e stagnate che ci lascia sopravvivere e non vivere.

Ma rischiamo che si finisca per abituarsi anche a questa grama esistenza.

Ora possiamo scegliere se rimanere in estasi dinanzi ad uno schermo a sfogare il nostro livore sui social, oppure abbracciare “ le armi” della consapevolezza e della nostra tradizione e provare a cambiare quanto accade.

Il nostro Teatro ha chiuso le proprie porte ed io  non vorrei mai che aprisse per essere oscena rappresentazione di un futuro assalto ai forni, vorrei che finalmente la Politica con consapevolezza e senza cieca demagogia si sedesse a riflettere sulla necessità di ridare anima e spirito a questa città che agonizzante sta per esalare l’ultimo respiro.

Il teatro è un bene immateriale ed un bene materiale, credo di averlo già detto in uno dei miei lunghi sproloqui a difesa della cultura e della bellezza, nessuno può oltraggiarlo o privare la comunità del senso di appartenenza a questo bene.

Acqua, luce, sole, mare, terra, non appartengono , sfuggono alle logiche della dinamica barbara della proprietà ed il medesimo discorso va compiuto con coraggio e chiarezza con la cultura.

Si può decidere come gestire un bene, ma il principio cardine indiscusso ed indiscutibile deve essere l’appartenenza alla collettività secondo criteri di condivisione e di comunione, orientando l’agire PUBBLICO ai principi di economicità e non di interesse e profitto.

Ed una amministrazione che abdicasse dinanzi a questa evidenza dovrebbe lasciare la città, di notte coperta dalla indignazione e dalla relazione dei propri cittadini.

Ed attendo con speranza che questa reazione giunga, che la città non perda ancora una volta la capacità di ribellarsi alla violenza fisica e morale che si sta compiendo nel silenzio e con strisciante  furbizia.

Attendo fiduciosa una catena lunghissima che ci mostri un nuovo orizzonte.

Nel tempio della cultura entriamo per imparare a non inginocchiarci

Avellino, la città dove la politica non pensa mai al bene comune.

“Non esistono governi popolari. Governare significa scontentare”. (Anatole France)

In un autunno piuttosto instabile dal punto di vista climatico nella città dei Babbani accadono molte cose.

Cose che nessuno avrebbe potuto prevedere e che i posteri giudicheranno sicuramente con il dovuto distacco, cosa che ahimè io non riesco proprio ad avere.

Eppure erano così belli quegli autunni in cui le foglie morte di rosso intenso invadevano le strade e sulle quali passeggiavi, godendone un rumore familiare e romantico.

Oggi la città ha una immagine completamente stravolta, sembra aver perso la sua altera eleganza, sembra essersi accartocciata su stessa, piegata dal dolore delle speculazioni edilizie post terremoto, e dalla violenza di speculatori senza scrupoli che sono ignoranti arricchiti che hanno come scopo unico quello di gestire il potere, anche politico, a proprio uso e consumo.

Ecco la nostra piccola città di provincia appare consumata, consumate le strade, le strutture pubbliche, prima di ossigeno e di verde, priva di bellezza.

Ritorno spesso sul concetto di Bellezza, come presupposto di ogni azione politica, perché in realtà la politica non può svilupparsi senza pensare al bene comune.

Ed invece l’ennesimo rimpasto ci rimanda l’immagine orribile di Babbani che contrattano con gli elfi al solo scopo di dimostrare al mondo che esistono, mentre lo scollamento con i cittadini diventa terribile, una frattura insanabile, e qualcuno si prepara il cammino per le prossime elezioni che sembrano sempre più vicine.

Clientele, raccomandazioni, segnalazioni, incarichi a pioggia, l’abuso della cosa pubblica a qualcosa di delittuoso a prescindere dalle connotazioni meramente penali, che pur arriveranno , se finalmente qualche inchiesta giunga a chiudersi prima o poi, aldilà del mero strillonaggio mediatico. 

Senza ricorrere a sortilegi ed alla magia, gli elettori avrebbero forse solo voglia di servizi efficienti, e di amministratori capaci, laddove per capace si intende chi ha ben chiaro quale macchina deve guidare, quale percorso percorrere ed in quale posto giungere.

Perché, porca miseria, questo posto merita un po’ di sole che scaldi e non nebbie asfissianti, e merita molto di più di qualche bancarella di qua e di là nel salotto buono della città, come se fossimo solo pancia e niente testa.

Una comunità ha bisogno di pensiero, di lungimiranza, ha bisogno di programmazione per il futuro e di innovazione competente.

Di amministratori coraggiosi che non abbiano timore di non essere rieletti o di essere rimossi.

Amministratori che operino con coscienza , ma soprattutto che abbiano competenza e conoscenza, e che non vengano selezionati perché quota di spartizione di questa o quella corrente.

Ho già detto più volte che la politica ha il compito, il dovere morale di fare sintesi e di abbandonare le logiche da postribolo che hanno ridotto la nostra terrà schiava e sottomessa.

E’ necessaria una rivoluzione forte, decisa e culturale, prima che sia troppo tardi, prima che non ci siano in eredità per la generazione futura altro  che spianate bianche con una pessima musica in sottofondo, musica stonata e senza anima.

“In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano”. (Pietro Nenni)

Avellinese,non aspettare il bambinello.Il tuo futuro dipende solo da te.

Lo dico a Te che te ne vai in fretta, tra un acquisto ed un altro, con la testa nello smart phone, attento solo a scansare le cacche dei cani…

Occorre seminare dubbi e non necessariamente per raccogliere certezze, questa più meno la sintesi di un pensiero di Norberto Bobbio, quanto mai attuale e che dovrebbe essere faro delle nostre vite, illuminarci nel cammino tortuoso delle nostre esistenze.

E si perché è inutile illudersi, i tempi moderni, per dirla con Charlot non sono affatto una passeggiata di salute per le nostre coronarie e, quella che era,una volta, una vita ai limiti del bucolico in una piccola città di Provincia, è divenuta in una corsa agli ostacoli, tra pregiudizi, errori, brutture, barriere architettoniche, il bue, l’asinello ed i gazebo dei partiti che spuntano nel fine settimana nel salotto buono della città.

L’immagine è triste assaj, i simboli del natale accanto a quelli dei partiti : un gazebo con qualche bandiera, un tavolino e due seggiolelle, un immagine di una tristezza assoluta.

Le persone camminano in fretta tra un acquisto ed un altro, con la testa negli smart phone, attente solo a scansare cacche dei nostri amici a quattro zampe.

Eh si, perché succede anche questo nella nostra città, un percorso ad ostacoli tra gli escrementi.

Si  voltano, poi con tono distratto a guardare la bancarelle dove si vendono parole e veloci continuano la marcia  dall’altra parte.

Astenici, disinteressati a tutto quanto ai partiti è legato, sfiduciati, stomacati dall’assenza di progettualità e di visione, dagli scandali e dal proliferare continuo di bagattelle, i cittadini si aggirano come in trance, salvo poi riacquisire il colorito e la veemenza quando gioca la squadra del cuore o si piomba in campagna elettorale.

Ecco forse dovremmo ridurre al minimo i tempi di durata di ciascuna amministrazione, al massimo 12 mesi, in maniera tale da ridestare non le coscienze, ma la febbrile ricerca del piazzamento del sederone, perché come si fa, uno ha la figlia giovane, carina, laureata con il massimo dei voti, che non lavora e che meriterebbe tanto, o il nipote, genio dei computer che viene sfruttato in quella piccola azienduccia e che va collocato bene, perché poi si deve sposare e come si fa con il mutuo e la casetta carina da acquistare nella zona in della Città.

Ed allora il problema non sono quelli che ci amministrano o quanto meno non solo loro, ma noi, noi che distratti scegliamo il nostro futuro e quello delle future generazioni con leggerezza  schizofrenica, che parliamo di finanza “ drogata”, di derivati, di titoli e di banche che falliscono mentre compriamo un kg di salsicce dal macellaio o pontificando sui social, con le arie di economisti consumati con decine di pubblicazioni alle spalle.

Popolo di superficiali nelle relazioni umane, e nelle scelte politiche; popolo che ha come Divinità vera e propria sull’altarino in camera da letto, Santa Raccomandazione, popolo, affetto dalla critichite acuta, “che è sempre colpa degli altri”, e “che  tanto non cambia nulla che reagiamo a fare”.

Ed allora quel gazebo con le bandierine può diventare la moderna capanna nella quale riporre il bue e l’asinello, in questo freddo Natale, ormai alle porte, in attesa di un bambinello che possa rappresentare il futuro che arriva con le sue variabili ed incognite, ma che è solo nelle nostre mani e che può essere davvero plasmato a nostra immagine e somiglianza, perché a questo punto non si può che risalire.

Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte.
(Karl Popper)

 

Dal calcio alla moda, la nuova sfida del Pitone Biancolino.

Dalle incursioni in area di rigore a quelle nel settore della moda giovane: Raffaele Biancolino, ex cannoniere dell’Avellino Calcio, apre in città un negozio di abbigliamento.

La seconda giovinezza di Raffaele Biancolino, indimenticato bomber biancoverde, parte da una nuova sfida, di recente avviata nel cuore della città in cui, ormai da anni, si è stabilito a vivere con la sua famiglia.

Insieme alla moglie, l’attaccante di Capodichino ha inaugurato un negozio di abbigliamento, che si rivolge soprattutto ai giovani di Avellino.

Un’esperienza, quella del popolare “Pitone”, che nasce dall’attenzione verso un settore, quello della moda, che lo ha sempre affascinato.

L’attività commerciale non passa di certo inosservata per chi si trova a transitare dalle parti di via Carducci ad Avellino, dove l’insegna luminosa rimanda immediatamente la mente alle epiche gesta con la maglia numero nove dell’attaccante più prolifico della storia dell’Avellino calcio.

Il nome dell’attività commerciale non lascia spazio a dubbi: “Pitone 9” è infatti il marchio scelto dai coniugi Biancolino per la nuova attività commerciale, già diventata, in poche ore, un riferimento per molti, incuriositi, oltre che dalle linee di prodotto proposte, dalla possibilità di ripercorrere alcune delle stagioni più brillanti della propria squadra del cuore.

All’interno dello store, ovviamente, campeggiano immagini di Raffaele in maglia biancoverde, con chiari riferimenti anche alla tifoseria della Curva Sud.

Quella di Biancolino non è la prima esperienza di calciatori che decidono di lanciarsi nel settore del commercio e dell’abbigliamento in particolare.

Senza scomodare Bobo Vieri, che anni fa lanciò addirittura un proprio brand, ad Avellino il precedente più illustre è senza dubbio quello di un’altra storica bandiera, Salvatore Di Somma, che negli anni ’80 in Via Guarini condusse un negozio di articoli sportivi, “Di Somma Sport”.  

L’attaccante partenopeo, che proprio al Napoli destinò una delle sue ferali morse nella storica finale playoff che regalò la promozione ai biancoverdi all’epoca guidati da Francesco Oddo, pur essendo attualmente senza squadra ancora non ha intenzione di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo.

La sua ultima esperienza tra i professionisti, lo scorso anno a Barletta, non è stata di certo memorabile.

Ma Biancolino ha ancora voglia di divertirsi, magari aiutando qualche squadra dilettantistica avellinese a lasciarsi stringere dall’abbraccio del Pitone.

Avellino, una città stuprata ogni giorno

La maggior parte della gente consuma metà delle proprie energie cercando di proteggere una dignità che non ha mai posseduto.
(Raymond Chandler)

In un fine settimana di novembre, vicini al Natale, può davvero accadere di tutto nella nostra piccola città di provincia che rischia di sparire da ogni cartina Geografica, ma che è sempre densa di avvenimenti pseudo- politici.

Mai un attimo di riposo, nella lotta all’accaparramento di quella o questa poltrona, che consenta di apparire ancora ed, ancora, in qualche modo senza aver in fondo nessun merito vero e proprio. Senza aver nulla da dire di serio, di preciso.

Una eterna discussione vuota, fatta di nulla, che porta con se una consumata visione politica, che ci ha allontanati dalla società civile, e dalle nuove generazioni.

Questa stanca città stuprata, ogni giorno nei vicoli e tra le strade, tra un cantiere, un abbandono, ed una busta di munnezza, senza aspirazioni, colori e visioni, senza progetti, tra beghe di bassa lega, pettegolezzi, e piccole scaramucce da vecchie comari.

Un mercatino di natale, squallido e piccino, fatto di casuppole sgangherate nelle quali si trova tutto ed il contrario di tutto, contenitori di chincaglieria e di aspirapolveri, di cannoli di origine sicula, o dolci di terra sarda, nulla che ci faccia assaporare l’aria di festa della nostra terra, come se in fondo avessimo dimenticato origini e cultura, e soprattutto avessimo cancellato la nostra storia.

Storia fatta di dignità, di lotte e di affermazioni forti che appaiono sbiadite e lacerate da una nuova generazione di politici e di amministratori, marionette, privi di spina dorsale, incapaci di assumersi la responsabilità di essere guida di una collettività smarrita a cui è stato scippato tutto.

Ed allora tutto diventa ciarla, tutto diventa una commedia buffa, a cui si cambia costantemente il finale, e gli attori,  perché così si rende possibile mascherare le proprie inefficienze ed inettitudini.

E ci si maschera e si arriva in aula e con voce tremolante si legge l’ultimo dispaccio scritto dal burattinaio di turno, si sbattono i fogli sul banco, si guarda un punto nell’infinito, e poi si adagia il fondo schiena sul proprio scranno, e tutto rimane sospeso in un assoluto silenzio, fatto di stupore incredulo di chi finisce con il chiedersi se si possa essere così tanto senza vergogna, avrebbe detto mia nonna.

E mentre tutto questo accade nelle stanze in cui ci si dovrebbe arrivare con la consapevolezza che si esercita semplicemente un mandato temporaneo, e che lo si dovrebbe fare con sacrificio, abnegazione, fuori la città è ferma,  non esagero, è ferma aldilà della grata che ci separa da un cantiere, immobile nel suo essere Provincia, senza essere mai diventata Europea.

E così è ferma la mia generazione, quasi ormai abituata alla palude, nella quale forse si sente protetta dagli attacchi esterni, dalla necessità di mettersi in discussione, di doversi mettere in gioco con competenza e dignità.Corresponsabili, quindi di quanto si consuma in quelle stanze, non vittime, di un sistema che stanno concorrendo a formare.

E chi si discosta viene colpito ed emarginato, scacciato, perché pericoloso, qualcuno potrebbe finalmente scoprire il Bluff degli inetti al Potere.

Ovunque tutti sbraitano dignità, rappresentanza, ma le loro menti e le loro anime sono fango e merda, e come si fa a dare dignità alla merda?
(Charles Bukowski)

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