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C’era una volta il Sanguinaccio, ricetta “illegale ed immorale” dal gusto divino.

Quando George Bernard Shaw asseriva che i piaceri della vita o sono illegali o fanno ingrassare evidentemente aveva appena finito si assaggiare il sanguinaccio, che non è per niente dietetico e da qualche anno è anche bandito dalle vetrine delle pasticcerie.

Dunque, illegale e ipercalorico, ma chi ha avuto la fortuna in passato di “tuffarsi” in una tazzina di questa deliziosa crema a base di sangue di maiale, latte e cioccolata o bagnarci un savoiardo o meglio ancora una “chiacchiera” di carnevale, rimpiange i tempi andati, quando ancora le ferree, seppur giuste, norme in materia di somministrazione di alimenti, non avevano ancora messo al bando questo prodotto tipico della Basilicata e della Campania.

In casa, però, non è raro imbattersi in una “pignata” dove nel periodo tra fine gennaio e inizio marzo si adagiano litri e litri di sanguinaccio.

La ricetta del Sanguinaccio.

La ricetta originale, come spesso accade per le pietanze tramandate dalla tradizione contadina è andata persa.

Gli ingredienti base sono ovviamente il sangue di maiale, il latte, ed una cospicua dose di cioccolato e cacao, per lo più amari e lo zucchero. A questi ingredienti si aggiunge, secondo i gusti, la vanillina, e alla fine della cottura, che deve essere lunga, meticolosa e lenta, si impreziosisce il tutto con scaglie o pezzetti di cioccolata sempre amara e frutta candita, cannella, ed in alcuni casi brandy o rum.

Chi non ha pazienza e maestria ai fornelli e chi storce il naso alla vista del sangue opti per un più comodo vasetto di nutella acquistato al supermarket.

Il vero sanguinaccio necessità di una cottura a fuoco bassissimo, in una pentola con fondo doppio, per evitare che il liquido si rapprenda e si bruci e soprattutto un mescolamento con una cucchiaia di legno per oltre due ore.

Se siete adusi ad utilizzare in cucina robottini vari per comprimere i tempi di preparazione lasciate perdere, il sanguinaccio non è un obbligo, impiegate meglio le tre ore occorrenti a prepararlo, per una seduta di palestra. Dopo questo lungo processo, il sangue, mischiato al latte ed alla cioccolata, assume una densità tipica, a meta tra una crema spalmabile ed una cioccolata calda.

Tra le sue peculiarità, la possibilità di essere conservato per lungo tempo, anche tre settimane. Nei primi giorni è consigliabile non tenerlo in frigo per evitare che si condensi e perda la sua specifica spalmabilità. Dopo una settimana, invece, è evidente che la conservazione va fatta per forza in frigo, ma va consumato sempre a temperatura ambiente.

Si può gustare assoluto, con le chiacchiere, tipico dolce di Carnevale, oppure come farcitura di crostate di pasta frolla.

Aneddoti.

Altra curiosità, alquanto truculenta, riguardo al sanguinaccio consiste che il sangue di maiale utilizzabile deriva da maiali ammazzati con scannatura a terra o a “secchione” in modo da raccogliere il sangue senza che questo si mischi ad altri fluidi corporei.

La difficoltà nel reperirlo, tra l’altro, per chi non si cimenta di persona nell’uccisione di un suino di proprietà, sta nel fatto che molti ritengono “sacrilego” vendere o donare il sangue del maiale ucciso, ed è un gesto “foriero” di cattiva sorte, per la lavorazione della carne di maiale per farne soppressate, pancetta, prosciutti e tutti i prodotti che necessitano di stagionatura.

Leggi anche: Cerchi una ricetta della lasagna gustosa ed originale? Scopri quella di 5 chef stellati.

La Cucina Campana, slow food popolare tra prodotti tipici e classici piatti della gastronomia.

Fast food, a Napoli ed in Campania? Non diciamo eresie. La cucina campana non scherza, qui le cose a tavola si fanno lentamente.

Allora … sedetevi, liberate la mente ed immaginate, immaginate … ragù, fusilli, ravioli, scialatielli, orecchiette, sopressate, tartufi, mele annurche, pastiere, babà, torroni, struffoli, roccocòmostaccioli, zeppole, taralli e sfogliatelle

E se proprio non ne potete di primi, secondi, frutta, dolci e così via…. come farete mai a dir di no alla mitica “Pizza Margherita”, creata nel 1871 dal pizzaiolo Raffaele Esposito in onore dell’omonima regina, sposa di Umberto I di Savoia ?

Cosa ve ne pare? Solo nominare alcuni piatti della cucina campana vi ha fatto salire l’acquolina in bocca?

Ebbene si!

Lo scopo di questo articolo è prendervi prima per la gola e poi, ovunque voi siate, trascinarvi nella città del Vesuvio, per una pizza da mangiare “a libretto”, nell’Irpinia del tartufo e del Taurasi, nel Sannio dei cecatielli e della falanghina, nella Costiera amalfitana degli scialatielli ai frutti di mare e del limoncello, nel Casertano della mozzarella di bufala e delle mele annurche .

 Il tutto innaffiato dai Superbi vini DOCG della Regione Campania.

I Piatti Tipici della cucina campana.

Ed allora? Siete pronti? Benvenuti nel nostro slow food popolare basato sulla cucina campana, gastronomia povera e saporitissima, fatta di sapori incredibilmente vivi, piacevolezze che le province di Napoli, caserta, Avellino, Salerno e Benevento conservano ancora intatte.

Qualche esempio ?

La Cucina Napoletana.

Una classica pizza margherita

La cucina napoletana può contare su uno straordinario corredo di ortaggi e di frutta locali, su alcune lavorazioni del latte (come la mozzarella di bufala, il caciocavallo e la scamorza) e degli insaccati, su prodotti ittici di grande qualità e su diversi vini di buon livello.

Già nel ‘500, Napoli era famosa per i suoi cibi raffinati, per i suoi ingredienti di grande varietà e qualità, selezionati fra i prodotti agricoli delle coltivazioni locali. Con l’arrivo dall’ America dei pomodori, delle patate, delle melanzane, dei peperoni, dei fagioli e del cacao la cucina napoletana subì una profonda trasformazione.

A Napoli divennero popolari vari tipi di pasta, come perciatelli, zite, paccheri, fusilli, spaghetti, vermicelli e le linguine. E’ una gastronomia che ha mescolato, nel corso del tempo, elaborati piatti di città e saporosi piatti di campagna.

La cucina napoletana è basata su antiche ricette e piatti rituali ora adattati con le nuove esigenze della società moderna che ha trasformato e modificato molti sapori.

Ma l’amore dei napoletani per la pasta ma anche il riso è un discorso molto lungo ed ogni piatto meriterebbe un trattato di gastronomia: Fusilli ‘a napulitana, Rise ‘a piscatora (risotto alla pescatore), Rise cu ‘o niro ‘e seccia (riso al nero di seppia), Pasta e patane, Pasta cu’ ‘e fave, Vermicielli ‘a Vesuviana, Cavericiore cu ‘a pasta (cavoli con la pasta), Zuppa ‘e suffritto (zuppa con le interiori del maiale), Vermicielli ‘a caprese, Maccaruncielle lardiate, Lampe e tuone (tagliatelle con i ceci), Zuppa ‘e fasule, Paccare ‘o furno, ‘A Lasagna…

La Cucina Avellinese.

tartufi

Le specialità della cucina avellinese sono costituite soprattutto da primi piatti a base di pasta fatta a mano di varie forme e misure. Le paste più comuni sono i celebri fusili avellinesi, i cavatelli, le tagliatelle, i ravioli, le orecchiette.

Per chi cerca primi piatti ancora più tipici ecco le cannazze e la maccaronara .

Nella cucina avellinese spiccano anche i piatti con i legumi, come quelli preparati con i “fasuli quarantini” di Volturara Irpina, fagioli bianchi di forma tondeggiante che si chiamano così perché impiegano 40 giorni a maturare. che hanno il momento di sublimazione quando finiscono a tavola in modalità “Viscuotti re pane sponzati co’ li fasuli”, il pane bagnato con i fagioli.

Che dire poi del celeberrimo tartufo raccolto sulle montagne di Bagnoli Irpino con il quale si producono spesso formaggi tipici aromatizzati? Il Tartufo nero di Bagnoli Irpino è ottimo su molti piatti caldi e freddi.

Particolarmente apprezzato dagli irpini il caciocavallo impiccato degustato su pane cafone avellinese durante feste e sagre paesane.

In provincia di Avellino, comunque, il prodotto di maggior pregio è il formaggio carmasciano, la cui produzione è molto limitata.

La cipolla ramata coltivata nella zona del montorese è uno dei classici prodotti tipici avellinesi. E’ particolarmente apprezzata per il suo sapore dolce al gusto grazie al quale è suggerita nella preparazione di numerosi piatti, tra i quali spicca la Genovese.

Ma quando si parla di Irpinia non si può non fare un riferimento anche ai famosissimi vini DOCG: Taurasi, Fiano, Greco di Tufo e così via.

La Cucina Beneventana.

Pasta fatta a mano

La Cucina Beneventana  fatta di specialità molto semplici i cui primi piatti sono sempre a base di pasta fatta in casa condita con sugo di agnello oppure ragù o accompagnata a legumi.

Tra i primi piatti della cucina sannita merita una posizione di rilievo la preparazione, rigorosamente fatta a mano, de i “Fusilli”: pasta prparata con il ferro per lavorare la lana, conditi con il ragù molto simile a quello napoletano,

Posizione di rilievo anche per le “Orecchiette” o i “Cicatielli di Benevento” (cavatelli), pasta preparata manualmente aiutandosi con le dita, serviti al ragù, al sugo di agnello od anche con i legumi.

La Cucina Casertana.

La cucina casertana offre diverse specialità tipiche della “cucina contadina”, ricca di sapori genuini ma semplice.

I primi piatti sono, in genere, a base di pasta fatta in casa (gnocchitagliolini) e di legumi come le Pettolelle con fagioli, pasta fatta in casa con farina, uova e sale e condita con i fagioli cannellini, olio vergine di oliva, aglio, origano, prezzemolo tritato, sale e pepe.

Piatti della tradizione sono anche

  • la ‘Mnestra ‘Mmaretata” cucinata con l’osso di prosciutto, brodo e verdure cotte con il formaggio;
  • la Cianfotta, uno stufato molto simile alla caponata siciliana con peperoni fritti con aglio, cipolla, patate, melanzane, peperoncino, pomodori ed erbette aromatiche, accompagnato da pane bruschettato. In alcune varianti è presente anche il manzo bollito.

I secondi piatti vengono preparati con carni di produzioni locali e cucinati in svariati modi.

Tra le carni spicca

  • La casertana” una tra le migliori popolazioni suine autoctone italiane, definita dagli esperti “l’orgoglio suino italiano”
  • la P’ttera è un antico piatto contadino basato su carne suina e papaccelle sott’aceto, cucinata in occasione della macellazione familiare del maiale
  • il Maialino Nero Casertano, vero e proprio simbolo della cosiddetta “Terra di lavoro”, ormai entrato a far pare anche dei menù dei ristoranti più prestigiosi.

E per quanto riguarda la frutta, una citazione particolare per la famosa mela annurca e per la mozzarella di bufala campana dop.

La Cucina Salernitana.

Tutta la costa amalfitana, invece, è rinomata nel mondo non solo per l’incanto dei luoghi, ma anche per i prodotti veramente unici e per la saporitissima Cucina Salernitana a base di pesce e frutti di mare.

Tra i primi piatti segnaliamo i tagliolini al limone, il risotto con agrumi e gamberetti, gli “scialatielli” allo scoglio e una particolare pasta fatta a mano,”‘ndunderi di ricotta” farcita con ricotta locale e condita con filetto di pomodoro.

Famoso in tutto il mondo è il caciocavallo silano, un formaggio semiduro a pasta filata, prodotto con latte vaccino dalla forma ovale o tronco-conica.

Dagli olivi si ottiene un ottimo olio DOP che prende il nome di “Olio extravergine di oliva delle Colline Salernitane” che ha radici antichissime.

Dai pregiatissimi limoni della Costiera si ottiene un ottimo, e ormai famoso, liquore detto “Limoncello“, preparato con acqua, alcool, zucchero e bucce dei frutti.

La regione Campania è la prima regione italiana nella produzione di nocciole e quindi da non dimenticare è la “Nocciola Tonda di Giffoni”, una delle varietà italiane più nobili per le caratteristiche del seme di forma rotondeggiante e con polpa bianca, consistente e aromatica, e per la pellicola interna (perisperma) facilmente staccabile. La raccolta delle nocciole inizia solitamente già dalla terza decade di agosto.

È particolarmente adatta alla trasformazione industriale; resiste bene alla tostatura, calibratura e pelatura, dando prodotti (pasta, granella, nocciole intere) di ottima qualità, utilizzati soprattutto per produzioni dolciarie di pregio.

E quando arriva l’inverno sulla tavola dei campani cambia lo spartito con i classici prodotti tipici dell’entroterra : funghi, tartufi e castagne

Dove cenare ad Avellino tra ristoranti e pizzerie, agriturismi e bracerie

Stasera hai voglia di cenare fuori e la pigrizia di cercare un buon posto dove mangiare ti sta assalendo?

Rintanarsi in casa non è sempre la scelta migliore, sempre che non si voglia andare in letargo prima del previsto.

Tra pizzerie e ristoranti, agriturismi e bracerie non è facile scegliere. Ed allora? Ti aiutiamo noi, segnalandoti gli indirizzi giusti su dove cenare ad Avellino.

Ricchi, sfiziosi, diversi, perfetti per ogni palato, irresistibili, tra tradizione e innovazione: noi proviamo a darvi qualche consiglio.

Per chi invece cerca qualcosa di particolare, consigliamo la lettura di questi articoli

I ristoranti dove cenare Pesce ad Avellino

La Forchetta d’oro ad Avellino

Da alcuni anni nel centro di Avellino, a pochi passi dal tribunale, la Forchetta d’oro dei fratelli Orazio e Pietro Basileo è diventato il ritrovo prescelto da chi ama mangiare bene, in particolare le pietanze a base di pesce.

Qui si respira la cultura della cucina, quella senza troppi fronzoli ma con tanta sostanza.

Per non sbagliare, basta affidarsi ai consigli di Pietro in sala: il pescato del giorno si trasformerà in deliziosi bocconcini per il palato.

A testimonianza di come il far mangiar bene sia la vera mission de La Forchetta d’oro ci sono anche le ottime pizze che ogni giorno arricchiscono la proposta gastronomica.

Anema e Gusto a Serino

La freschezza del mare incontra la genuinità dell’Irpinia. Anema e Gusto è il perfetto connubio tra i sapori del mare proposti dall’ischitano Renato e quelli dell’entroterra di cui è maestro l’irpino Massimo.

Mare e terra, terra e mare: ogni giorno a tavola arriva il meglio del pescato del Mar Tirreno, perfettamente combinato e preparato per un viaggio attraverso il gusto della migliore cucina tradizionale campana.

Dove cenare in un Agriturismo in provincia di Avellino

Agriturismo Ricciardelli a Contrada

Una veduta dall’alto dell’Agriturismo Ricciardelli a Contrada Avellino

Per chi cerca un luogo dove cenare ad Avellino, lontano però dal caos del centro, l’Agriturismo Ricciardelli, sulle colline di Contrada, a due passi da Avellino, è da diversi lustri un riferimento esclusivo.

Sinonimo di accoglienza di qualità e di servizi che strizzano l’occhio anche al cliente più esigente, la cucina dell’agriturismo Ricciardelli coniuga alla perfezione i prodotti della memoria con la curiosità di chi cerca nuove chiavi di lettura, senza perdere quel filo che riporta, anche a tavola, la mente ai sapori più ancestrali.

Ecco allora che sedersi al tavolo e lasciarsi guidare dalla simpatia discreta di Paolo Ricciardelli diventa un’esperienza che va oltre la gastronomia.

Anche perchè, in estate, il fresco del bosco e le stelle fanno da contorno speciale a chi decide di trascorrere qui qualche ora di puro relax.

  • Indirizzo Via Pastenate 3 Contrada (Avellino)
  • Telefono 0825 674371

Il Mulino della Signora a Sturno

I Piatti de Il Mulino della Signora

Nella campagna di uno dei più pittoreschi borghi d’Irpinia, Sturno, sorge la luxury country house “Il Mulino della Signora”.

Un luogo quasi magico, incastonato in un contesto naturale unico, tra un vasto uliveto che dà i suoi preziosi frutti (il “Ravece” ed il “Papaloia” sono i due gioielli di casa) ed un percorso tra migliaia di differenti specie di piante che danno colore, aroma e un colpo d’occhio unico alla struttura.

La cucina del “Mulino della Signora” è la classica cucina a km 0, dove il gusto fa coppia con impiattamenti invidiabili ed attraenti.

Cenare qui è un’esperienza unica, anche per lo spelnedido panorama sull’intera Valle Ufita che dalla terrazza è possibile godfere.

Gli chalet immersi nel verde offrono anche la possibilità di pernottare e magari, nei mesi estivi, allungare l’esperienza anche con un tuffo in piscina.

Per informazioni

  • Il Mulino della Signora: Contrada Sterparo, 83055 Sturno (Avellino) Telefono 0825 437207

Dove cenare in pizzeria

Il Testone Pizza Store

In Corso Umberto ad Avellino, il Testone Pizza Store è una delle capitali irpine della pizza.

Per chi voglia assaggiare la vera pizza napoletana, con l’aggiunta della fantasia di un pizzaiolo doc qual è Filippo Testone, il Pizza Store è una tappa obbligata.

Qui si va sul sicuro: impasti perfetti, abbinamenti classici e innovativi ed una cottura che rende davvero piacevole l’esperienza al tavolo di Testone.

Daniele Gourmet

Le pizze di Giuseppe Maglione da “Daniele Gourmet” al viale Italia di Avellino, restituiscono ogni volta che le assaggi una nuova sensazione.

Qui la ricerca è di casa. Al di là dei tanti intriganti impasti proposti (quello alle noci è imperdibile), riuscire a dosare perfettamente gli ingredienti è uno dei punti di forza di questo ormai affermato locale avellinese, dove mangiare una pizza significa quasi vivere un’esperienza sensoriale.

Pizzerie Kalò

Ingredienti a km 0, rispetto della tradizione e cura del cliente: spicca il volo l’indice di gradimento delle pizzerie Kalò di Avellino.

La casa del buono. O, meglio le case del buono. Da alcuni anni, il nome Kalò ad Avellino e dintorni è diventato sinonimo di ottima pizza e di buoni sapori della cucina irpina.

Merito di un team di giovani che ogni giorno alza il livello della proposta e, soprattutto, del gusto, nelle tre pizzerie di Monteforte Irpino, in via Alvanella, e di Avellino, al Rione Valle e in Via Colombo.

Vuoi inserire il tuo locale nella nostra rubrica ?

Per informazioni contatta il 347.6246171 oppure invia una email a info@linosorrentini.it

I 9 migliori ristoranti dove mangiare la Maccaronara in Irpinia.

Da piatto povero della tradizione contadina dell’alta Irpinia a ricercata prelibatezza per palati fini.

Nel destino della Maccaronara, eccellente primo piatto nato con l’obiettivo di impiegare pochi ingredienti e sfruttare le parti “povere” della carne, c’è scritta l’evoluzione della storia della gastronomia nell’entroterra della Campania.

Non del gusto, perchè questo piatto diffuso tra le aree di Montemarano e Castelvetere sl Calore, capitali del Carnevale in provincia di Avellino, ha un fil rouge che tiene unite le sue origini con la successiva affermazione.

E’ la ricercatezza di quei sapori tradizionali che, una volta provati, restano memorizzati in un angolo della mente per riproporsi ciclicamente.

Come preparare la ricetta della Maccaronara

Ed è proprio allora che si va alla ricerca dei luoghi, dei ristoranti in ci mangiare la maccaronara preparata secondo la più classica delle ricette delle massaie della provncia di Avellino.

Intanto, occorre ricordare che la Maccaronara è una pasta preparata solo con acqua e farina di semola di grano duro, poi stesa e tagliata con l’apposito e tipico matterello scanalato che dà forma a questo speciale spaghettone ad anima quadrata.

Anche il condimento è rigorosamente preparato con un ragù fatto utilizzando i tagli meno pregiati di carne di maiale, vitello o anche di capretto.

I Ristoranti dove mangiare la migliore Maccaronara in Irpinia

Ma dove è possibile mangiare una Maccaronara preparata a regola d’arte in provincia di Avellino?

Le occasioni per assaporare il piatto fatto come da manuale non mancano.

Montemarano è un po’ la patria della Maccaronara. Qui ogni locanda, agriturismo e ristorante non può non averla nel suo menù.

La Maccaronara a Montemarano

La migliore Maccaronara a Montemarano la si può mangiare alla Locanda Nina, all’agriturismo Il Risveglio dei Laghi, all’Osteria VinCanto, all’ Azienda agricola la Maccaronara, all’agriturismo La Foresta e all’Hotel Milano.

La Maccaronara a Castelfranci

A Castelfranci, da non perdere la Maccaronara preparata secondo la ricetta tradizionale all‘Osteria La Petra e al Vecchio Mulino.

La Maccaronara a Castelvetere sul Calore

Infine, Castelvetere sul Calore, il paese che in estate ospita una ricercatissima Sagra della Maccaronara: la migliore esperienza gastronomica con il piatto tipico di queste zone è da Miliuccio.

Leggi anche

La Cucina Avellinese tra Piatti e Prodotti Tipici, vini DOCG e oli DOP.

A qualche chilometro da Napoli, puntando la propria automobile sull’Autostrada Napoli-Bari, non si può non fare una puntatina in Irpinia per gustare la cucina avellinese ricca di piatti e prodotti tipici, vini DOCG e Oli DOP.

I Piatti tipici della Gastronomia della Provincia di Avellino.

L’Irpinia, terra cara alla Madonna del Santuario di Montevergine, propone una gastronomia basata su primi piatti di pasta fatta a mano di varie forme e misure.

I piatti tipici più comuni sono i celebri fusili avellinesi, i cavatelli, le tagliatelle,le lagane, i ravioli, le orecchiette.

Una menzione a parte la meritano le Cannazze di Calitri e la Maccaronara di Montemarano.

I Fusilli Avellinesi

Il Fusillo è un piatto tipico della cucina avellinese.

In Irpinia, quasi tutti i comuni hanno nella propria arte culinaria il fusillo, che si differenzia l’uno dall’altro per pochi dettagli, come la lunghezza oppure lo spessore.

La ricetta principale dei fusilli avellinesi vuole l’abbinamento con il ragù di carne, preparato in precedenza, e “fatto tirare” (restringere, ridurre, per chi non parla irpino) per almeno 4 ore.

I Fusilli avellinesi, però, ben si sposano anche con un condimento meno elaborato, in particolare da agosto a settembre, quando i pomodori possono essere cucinati con tutta la buccia in modo da restituire un condimento molto profumato, soprattutto se insaporito con abbondante basilico fresco.

Tra i primi piatti della gastronomia avellinese meritano una menzione

  • la lasagna imbottita con un ripieno di sugo di carne, uova sode, mozzarella, ricotta, salsiccia e formaggio grattugiato.
  • Le lagane e ceci

I Piatti avellinesi con i legumi

Nella cucina avellinese spiccano anche i piatti con i legumi, eccellenti per l’alto potere nutrizionale.

La varietà più pregiata è sicuramente quella dei “fasuli quarantini” di Volturara Irpina, fagioli bianchi di forma tondeggiante e pezzatura medio-piccola particolarmente saporiti e di ottima consistenza alla cottura. Si chiamano così perché impiegano 40 giorni a maturare. Se vi trovate in zona, il piatto da ordinare è “Viscuotti re pane sponzati co’ li fasuli”, il pane bagnato con i fagioli.

I Secondi Piatti

La Cucina Avellinese tra Piatti e Prodotti Tipici, vini DOCG e oli DOP.

Il patrimonio zootecnico in Alta Irpinia e non solo è molto consistente e contribuisce notevolmente all’economia della zona. Sono diffusi sia allevamenti dei bovini, da carne e da latte che quelli dei maiali e quella ovina e caprina.

Sulle tavole degli avellinesi, i secondi piatti sono basati soprattutto sulla carne: vitello podolico, maiale, pollo, agnello, coniglio preparati alla brace o con salsine di vario tipo.

In molte località,nelle zone della Baronia (uscita Grottaminarda sull’autostrada Napoli –Bari) si cucinano il piccione e le interiora di maiale (“tommacelle“).

I prodotti tipici avellinesi

I Formaggi

Una sagra con uno stand dedicato al caciocavallo impiccato

I formaggi prodotti in provincia di Avellino, soprattutto in zone come quelle del circondario di Montella e di Lioni, sono il caciocavallo, la scamorza, la caciotta, il pecorino, il caprino, i burrini, la ricotta salata.

Particolarmente apprezzato dalla popolazione locale il caciocavallo impiccato che generalmente si degusta su pane cafone avellinese (caratterizzato da scorza dura ma non molto friabile, con il colore che va dall’oro carico al marroncino, cotto rigorosamente a legna) durante feste e sagre paesane.

In provincia di Avellino, comunque, il prodotto di maggior pregio è il formaggio carmasciano, la cui produzione è limitatissima e circoscritta ad una piccolissima area territoriale, la zona del “Carmasciano”, nel territorio di 3 piccoli paesi dell’Alta Irpinia: Guardia Lombardi, Rocca San Felice e Frigento.

I Salumi

L’Alta Irpinia vanta anche una lunga tradizione nel settore dei salumi. E’ usanza comune nelle campagne, infatti, allevare uno o due capi suini per nucleo familiare, la cui produzione è totalmente destinata al consumo familiare.

Grazie all’allevamento dei maiali nel corso del tempo si è sviluppata anche una produzione di alto pregio, tra i quali spiccano

  • Guanciale del Formicoso prodotto nei Comuni di Andretta, Bisaccia e Calitri.
  • Capicollo di Zungoli
  • Prosciutto di Trevico
  • Prosciutto di Venticano
  • Salumi di Mugnano del Cardinale

Famosa in tutto il mondo è la “sopressata“, un salume dal profumo intenso, affumicato, molto pregiato, la cui preparazione si basa sulla lavorazione artigianale del maiale: due parti di carne magra, il prosciutto e il filetto, e una di grasso. 

La “sopressata Irpina” viene generalmente mangiata accompagnata da un buon vino Rosso come l’Aglianico o il celeberrimo Taurasi e da uova sode e pane casereccio.

Le Castagne

Di particolare rilievo la produzione di castagne e nocciole.

L’area di produzione della Indicazione Geografica Protetta “Castagna di Montella” è limitata ai territori dei comuni di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e ad una parte del comune di Montemarano (contrada Bolifano).

Le Nocciole

Prodotti tipici avellinesi

Per quanto riguarda le nocciole, in provincia di Avellino la “Corylus avellana” nota ai più come “Nocciola Avellana” in quanto prende il nome della zona nota fin dall’antichità per la coltivazione di noccioli.

Dispiace constatare che, nonostante la presenza in Irpinia di una grande vastità di terreni adibiti alla coltivazione delle nocciole, l’industria dolciaria Ferrero, presente in alta irpinia con uno stabilimento, non abbia ancora preso in considerazione il prodotto locale.

Le aziende locali utilizzano le nocciole per la lavorazione del torrone, il tradizionale ‘cupeto’ che viene prodotto soprattutto nelle zone di Ospedaletto e Dentecane.

I Tartufi

Il tartufo avellinese più noto è il tuber mesentericum” o tartufo nero ordinario o anche detto “Tartufo di Bagnoli Irpino” che la legge regionale sul Tartufo (LR n. 13/06) riconosce come “tartufo tipico campano”.

Con il Tartufo nero di Bagnoli Irpino si producono formaggi tipici aromatizzati, come un pregiatissimo burro utilizzato anche per la preparazione di crostini, per condire piatti a base di pasta, di carne o di pesce.

La Cipolla Ramata di Montoro

Al comune di Montoro è, invece, legato il nome della cipolla ramata, dove l’aggettivo “ramato” è dovuto al tipico color rame della tunica esterna del bulbo, particolarmente apprezzata per il suo sapore particolarmente dolce al gusto. Grazie all’elevata tenuta alla cottura è indicata nella preparazione di numerosi piatti, tra i quali spicca la Genovese.

I Vini DOCG

Un vigneto di Greco di Tufo DOCG

In provincia di Avelino, la produzione enologica si caratterizza dalla presenza di ben 3 DOCG.

Chi ama i vini bianchi può deliziarsi con Greco di Tufo e Fiano di Avellino mentre per i rossi, accanto all’Aglianico, spicca il Taurasi.

  • Il Greco di Tufo DOCG, pur mantenendo inalterati profumi freschi e briosi, per la sua compattezza viene definito “un rosso vestito da bianco”. Il vitigno fu portato in Irpinia dalla Grecia ed attecchi nei territori dei comuni di Altavilla Irpina, Chianche, Tufo dal quale prende il nome appunto Greco di Tufo,  Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni.
  • Il Taurasi DOCG, vino rosso pieno dal colore intenso e dal profumo deciso è considerato il miglior vino del Sud Italia. Le uve utilizzate sono quelle del vitigno aglianico. Dopo la vinificazione il prodotto deve subire un invecchiamento di almeno tre anni di cui uno in botte per diventare Taurasi.
  • Il Fiano di Avellino DOCG è un vino meno robusto del Greco di Tufo ma più equilibrato e fruttato.

Gli Oli

Olio Ravece de Il Mulino della Signora

L’ Irpinia è anche terra di olivo, come testimoniano le ampie distese di alberi secolari presenti in tutta la provincia, ed in particolar modo sulle colline dell’Ufita, cuore dell’olivicoltura irpina è l’area delle Colline dell’Ufita, cuore dell’olivicoltura irpina dove viene prodotto una varietà di grande pregio, la Ravece.

Si tratta di una varietà rustica, molto apprezzata per la sua costante produttività e per l’elevata qualità dell’olio che produce, sebbene la resa sia piuttosto bassa e non superi il 16%.

L’Olio Extravergine di Oliva Irpinia Colline dell’Ufita, deriva per non meno del 60% dalla varietà Ravece, mentre per la restante parte dalle varietà Ogliarola (molto diffusa nella provincia di Avellino), Marinese, Olivella di Carife e
Ruveia.

Dolci e Pizze

Tra i dolci rustici della proncia di Avellino si ricordano la pizza con la ricotta, le scarole e il granone.

I dolci tipici della cucina avellinese sono le crespelle, gli strufoli, ma anche i calzoncelli, a Sant’ Andrea di Conza, preparati con la farina di ceci (“Cauzunciell”).

Ancora, a Lacedonia, sono caratteristici dei dolci, cotti al forno, simili ai ravioli imbottiti preparati con pasta di castagna, cioccolata, e le sfogliatelle imbottite di ricotta dolce o di marmellata di amarene.

A Calitri si gustano “Piccilatiegghi“, preparati solo in occasione della Pasqua, e “Scallatiegghi“.

I Piccilatiegghi sono ciambelle guarnite con uovo sodo trattenuto da due linguette di pasta messe a croce mentre gli Scallatiegghi sono ciambelle aromatizzate con sale, pepe e semi di finocchio, lessate e poi cotte al forno

Dolci tipicamente natalizi sono le “scarpegghie“, pizzette lievitate fritte in olio abbondante e poi imbevute di miele o cosparse di zucchero.

Il pranzo della Domenica al Ristorante del Gatta ci Cova.

Un casolare di campagna, nel cuore della verde Irpinia. Un luogo ideale per trascorrere una domenica di relax, in compagnia della famiglia, degli amici.

Per rendere unica la giornata occorre poter contare su una buona cucina casereccia, quella i cui profumi che si espandono fanno ritornare alla memoria le domeniche trascorse in famiglia, in un contesto di divertimento e buon gusto.

Il far sentire i suoi ospiti come a casa è uno dei punti di forza del Gatta ci cova, ristorante di Manocalzati, in provincia di Avellino, che la domenica a ora pranzo accoglie tante famiglie che si ritrovano intorno al desco trasformandosi in un’unica grande famiglia.

Il forte spirito di accoglienza che anima i padroni di casa, Evelina, Paola, Graziella, Ornella e Gianni, fa il paio con le capacità culinarie dello chef Loris Di Nobile, abile a sorprendere ogni domenica con la sua fantasia e la sua creatività, nel nome della genuinità e della tradizione gastronomica irpina.

I sapori della cucina irpina nel menù della domenica del Gatta ci Cova.

Per chi sceglie l’Irpinia come meta della propria gita fuori porta domenicale, il Gatta ci cova è dunque il miglior approdo per un pranzo ricco e dai costi contenuti.

D’obbligo per chi varca la soglia del Gatta ci cova è abbandonarsi ai piaceri della tavola, che già dall’antipasto si rivelano in tutta la loro essenza: dai salumi ai formaggi, rigorosamente irpini e prodotti da piccole aziende artigianali selezionate, ai tortini di verdure e alle zuppe calde (che variano a seconda della stagione) a base di castagne, zucca, ceci, fagioli, fino al must della cucina della zona, le rape e patate.

I  piatti della domenica del Gatta Ci Cova

Alcuni piatti del Gatta Ci Cova

Tra i primi, ogni domenica non possono mancare i fusilli al ferretto avellinese al ragù, ma anche i paccheri al baccalà, i fusilli ai funghi porcini o gli spaghetti aglio, olio e mollica di pane “abbruscata” e quella che si è ormai consolidata come la sorpresa dello chef.

Come da tradizione, ogni buon pranzo della domenica non può non continuare con ottimi piatti a base di carne, per lo più vitello e maiale, e, su ordinazione, anche agnello e baccalà.

Un buon pasto in compagnia non può essere tale se non accompagnato da ottimi vini locali ma anche da preziose birre artigianali, che ben si abbinano ai sapori della cucina del Gatta ci cova.

I dolci, fatti in casa manco a dirlo, sono la classica chicca di un menù tanto ricco quanto delicato, che riesce a colpire e a sedurre anche i palati più esigenti e restii.

I prezzi ? Per tutte le tasche. Per chi vuole esagerare c’è anche un eccezionale menù degustazione.

Il Gatta ci cova è aperto in Via Torre 30 a Manocalzati (Avellino)  dal martedì alla domenica, dalle 20 a mezzanotte.

La domenica è aperto anche a pranzo. Giorno di chiusura: lunedì. Prenotazione tavoli allo 0825 168 6854

 

I vini di Mastroberardino in USA con la cucina irpina dello chef Francesco Spagnuolo.

La cucina irpina approda in 5 famosi ristoranti americani con il “Tour Quattro Mani” con i vini Mastroberardino ed i piatti dello chef Francesco Spagnuolo.

La cucina irpina fa irruzione in America con una firma d’eccezione, un progetto ambizioso ed intrigante quello promosso da Piero Mastroberardino che, a partire dal 19 aprile, porterà sulle tavole di cinque famosi ristoranti americani i suoi vini e lo chef del ristorante Morabianca, Francesco Spagnuolo, che guiderà per un giorno le cucine illustrando i segreti dei piatti tradizionali irpini ai colleghi d’Oltreoceano.

Fino al 28 aprile 2016 , in cinque diverse città degli Usa, dislocate in quattro differenti stati, sbarca il Tour quattromani, un viaggio tra cucina tradizionale e grandi vini d’Irpinia alla conquista del sogno americano.

Si parte il 19 aprile in uno dei più noti ristoranti di Hilton Head, nello stato della Carolina del Sud, il Michael Anthony’s, considerato dai residenti e dai turisti il ristorante dell’isola in cui si gustano le migliori specialità italiane ed inserito dal portale specializzato Open Table tra i 50 migliori ristoranti italiani degli Stati Uniti.

Inaugurato da Tony e Becky Fazzini nel 2002, di origini italiane ma provenienti da Philadelphia, il Micheal Anthony’s si ispira, anche nello stile, alle classiche trattorie del Belpaese.

Questo il menù (95 $ plus tax and gratuity) che sarà proposto da Piero Mastroberardino che presenterà i suoi vini e dal suo Chef Francesco Spagnuolo:

  • La Parmigiana di Melanzane con Salsa al Pomodoro Fresco e Basilico accompagnato da Mastroberardino Aglianico Campania IGT – 
  • Caserece con Ragout di Cipolla, Pecorino e Mele abbinato ad un Mastroberardino Lacryma Christi del Vesuvio Rosso DOC – 
  • Maiale in Riduzione di Aglianico e Miele servito con un Mastroberardino Redimore Irpinia Aglianico DOC
  • Selezioni di Formaggi tipici della Campania
  • Torta al Cioccolato Fondente
  • Mastroberardino Radici Taurasi DOCG

Il Tour quattro mani promosso da Mastroberardino, proseguirà il 21 aprile in un altro locale cult nella cucina a stelle e strisce, il Ritz Carlton di McLean, la città dello stato della Viriginia in cui ha sede la Cia oltre a numerose grandi aziende americane.

Il Ritz Carlton è uno di quei locali in cui l’esperienza culinaria va al di là di ciò che viene presentato nei piatti, è un vero e proprio percorso sensoriale che educa ed eccita il palato.

Il 24 aprile i vini Mastroberardino ed i piatti dello chef Spagnuolo faranno tappa a Syosset, nello stato di New York, nel ristorante Franina, altro luogo sottolineato in rosso dagli amanti della cucina italiana.

“Un’ambientazione che ricorda una cartolina dei primi del ‘900”: così lo descrive il critico gastronomico del Newsday, che evidenzia la ricchezza di un menù che spazia tra i piatti per antonomasia della cucina italiana.

Due giorni più tardi, il 26 aprile, il tour sbarca direttamente nella città di New York, in uno dei nomi di punta della ristorazione italiana in America, il Felidia, dal 1981 uno dei luoghi cult di Manhattan, avviato da Lidia Bastianich, uno degli chef più popolari negli Stati Uniti anche grazie alle sue apparizioni televisive in numerose trasmissioni, tra cui spicca l’Italia di Lidia, serie televisiva candidata agli Emmy.

Dal 1996, al fianco di Lidia Bastianich opera l’executive chef Fortunato Nicotra, un abbinamento che ha portato il Felidia ad essere candidato dalla James Beard Foundation quale migliore ristorante americano e a ottenere, per diversi anni, il massimo riconoscimento da Wine Spectator per la carta dei vini.

L’ultima tappa del Tour Quattromani di Mastroerardino è in programma il 28 aprile a Kingston, nel New Jersey, in un ambiente che è a metà tra una fattoria e un’enoteca: l’Eno Terra.

Lo spirito che anima il gruppo dell’Eno Terra è racchiuso nel motto “Eat local, drink global”.

Il menù, che si rifà alla cucina tradizionale italiana, varia a seconda delle stagioni e dei prodotti della fattoria e punta ad un abbinamento tra i piatti realizzati con ingredienti locali con i vini di tutto il mondo.

Il New York Times incorona l’Aglianico Irpinia.

I vini irpini sempre più protagonisti oltreoceano. Dopo il Fiano di Avellino, promosso dal Chicago Tribune, è la volta dell’Aglianico ad attirare l’attenzione addirittura del critico del New York Times, Eric Asimov, che ha dedicato al rosso d’Irpinia il suo appuntamento mensile con la Wine School, la rubrica attraverso la quale va alla scoperta dei più prestigiosi vini del mondo, invitando i suoi lettori ad incontri, cene o semplicemente a degustare i vini suggeriti.

Una recensione, quella pubblicata qualche giorno fa, preceduta, come consuetudine, da un invito rivolto da Asimov ai suoi lettori ad assaggiare, per poi condividere esperienze, sensazioni e pareri, tre etichette della provincia di Avellino: il Quattro Confini di Benito Ferrara del 2013, il Cinque Querce di Salvatore Molettieri del 2010 e il Gioviano de Il Cancelliere del 2010.

Per i degustatori a stelle e strisce, quello con l’Aglianico Irpinia è stato un incontro quasi folgorante, a giudicare dai commenti, un vino che viene definito “con un forte senso del territorio”.

Asimov sottolinea come molti lettori abbiano incontrato difficoltà nel reperire, nei supermercati e nelle enoteche, le bottiglie da lui segnalate, anche perchè l’Aglianico, pur essendo un grande vitigno italiano, negli Stati Uniti ancora non ha raggiunto la popolarità di altri rossi, come il Nebiolo o il Sangiovese.

Eppure, sottolinea il New York Times, l’Aglianico soddisfa tutti i criteri per essere definito un grande vino.

Pareri differenti, quelli espressi dai lettori che hanno avuto modo di degustare i tre vini irpini, ma concordanti su un punto: tutti riescono ad esprimere a pieno l’essenza dei luoghi di produzione.

A colpire, in particolare, la platea americana sono stati la struttura e la profondità dei vini che, per qualcuno, presentano forse una gradazione un po’ eccessiva, ma che hanno trovato tutti concordi nel giudicarli perfetti in abbinamenti con arrosti e stufati.

E c’è pure chi, come il signor Anthony Esposito da New York (ma il cognome tradisce le sue origini) ha suggerito di assaggiarlo dopo aver lasciato per un paio di giorni delle pesche in infusione…

 

Lo chef irpino Antonio Pisaniello incanta a”La Prova del Cuoco”

Lo chef irpino Antonio Pisaniello incanta con i suoi piatti e la sua simpatia la platea televisiva della Prova del Cuoco, la fortunata trasmissione televisiva, in onda su Raiuno, condotta da Antonella Clerici.

Il promotore della Locanda di Bu e della Culinary School of Italy di Nusco ha guidato la sua squadra, “Il campanile”, alla vittoria della puntata che andrà in onda sabato 5 dicembre 2015 a partire dalle ore 12 sulla rete ammiraglia della Rai.

Diversi i siparietti a cui Pisaniello ha dato vita insieme ai concorrenti e alla conduttrice, che ha mostrato di apprezzarne particolarmente non solo la creatività ai fornelli ma anche la sua verve e la sua simpatia.

Antonio Pisaniello è uno dei più apprezzati chef irpini che, da autodidatta, ha iniziato giovanissimo a sperimentare la contaminazione tra i piatti della tradizione con le innovazioni internazionali.

Lo chef stellato, che vanta anche una ricca attività di docente in scuole di cucine in Italia e all’estero, non è nuovo ad esperienze televisive.

Nel 2001 è stato tra i primi chef italiani a prendere parte ad un reality gastronomico a New York, “The restaurant”, prodotto dalla NBC e condotto dallo chef Rocco Di Spirito.

Successivamente è stato protagonista di trasmissioni tematiche andate in onda sul canale Gambero Rosso.

Quella del 5 dicembre prossimo non sarà l’unica partecipazione di Antonio Pisaniello alla Prova del Cuoco.

La vittoria della sfida registrata negli studi di Cinecittà, infatti, lo porterà nuovamente, nei prossimi mesi, al centro della scena.

Una nuova occasione per raccontare la sua esperienza e per far conoscere uno spaccato dell’Irpinia al grande pubblico di Raiuno.