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I Vini DOCG della Regione Campania.

Quattro i vitigni a denominazione di origine controllate e garantita della regione Campania, tre situati in Irpinia ed un altro nel Sannio.

Si tratta del più recente Aglianico del Taburno DOCG e dei vini avellinesi Greco di Tufo DOCG, Fiano di Avellino DOCG e Taurasi DOCG, unico rosso della triade irpina che rappresenta l’esaltazione dell’invecchiamento in barrique dell’Aglianico.

I Migliori Vini della Campania

Il Greco di Tufo DOCG

Il Greco di Tufo è un vino bianco Docg la cui fama, da tempo, ha superato i confini nazionali.

Questo vino irpino viene prodotto con le uve del vitigno Greco, prodotto nell’ area del comune di Tufo, da cui il vino prende il nome.

Si tratta di un vino secco, da gustare freddo (intorno agli 8 gradi), si abbina perfettamente con antipasti e piatti a base di pesce ma anche con i rinomati dolci della cucina della Campania.

E’ prodotto in un’area molto limitata, estremamente vocata alla coltivazione della vite, che comprende otto comuni, tutti in provincia di Avellino.

Si ottiene dalla uve del vitigno Greco, “Aminea Gemina” di cui parlano i Georgici Latini, importata dalla Tessaglia dall’antico popolo dei Pelasgi, prima dell’era cristiana.

Catone, Varrone, Virgilio e Columella hanno scritto di questo vitigno e del suo prestigioso vino, che rappresenta una delle massime espressioni della tradizione vitivinicola italiana.

L’intima conoscenza da parte dei viticoltori delle esigenze del vitigno consente di raccogliere, rigorosamente in cassette, uve sane, perfettamente mature, che si esprimono, poi, sapientemente vinificata, in vini eleganti e ricchi di aromi.

Zona di produzione: intero territorio dei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni, in provincia di Avellino.

Il vino Greco di Tufo ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita con Decreto Ministeriale del 18/07/2003.

Abbinamenti consigliati con il Greco di Tufo: crostacei arrosto e salsati, piatti raffinati a base di pesce nobile alla griglia, zuppe di pesce in bianco, frutti di mare; se di due anni è perfetto con pappardelle ai funghi porcini; tradizionale è l’abbinamento con pasta e cavoli e con la spigola in bianco

Il Fiano di Avellino DOCG

A far compagnia al Greco di Tufo, tra i bianchi, in forte ascesa nelle preferenze internazionali è il Fiano di Avellino DOCG, prodotto dall’omonimo vitigno nel circondario di Avellino.

Sui terreni collinari dell’irpinia con buona esposizione della provincia di Avellino, con le uve del vitigno Fiano e con l’eventuale aggiunta di quelle di Greco, Coda di Volpe bianca e Trebbiano toscano, si produce questo vino dal colore giallo paglierino più o meno intenso; odore intenso, gradevole, caratteristico; sapore secco, armonico.

Anche questo è un vino antichissimo che, nel Medioevo, fu particolarmente apprezzato da Federico II di Svevia che volle avere nella sua vigna oltre 16.000 viti di Fiano.

Sapore secco, si accompagna perfettamente con il pesce e con i piatti dal gusto delicato e con i formaggi tipici della Campania, su tutti la mozzarella di bufala campana Dop.

E’ uno dei pochi vini bianchi italiani meritevoli di invecchiamento.

Si ottiene dal vitigno omonimo, conosciuto presso i latini con il nome di Vitis Apiana, che deriva da ape, in quanto le api sono particolarmente attratte dalla soave dolcezza di quest’uva.

Il Fiano di Avellino ha caratteristiche aromatiche definite e inconfondibili, con sentori di nocciole tostate.

La zona di produzione comprende 26 comuni, localizzati nel cuore della provincia di Avellino, tutti vocati alla coltivazione della vite.

Il vitigno appare perfettamente armonizzato con l’ambiente di coltivazione; le uve raggiungono una graduale e completa maturazione nell’epoca più propizia per il vitigno, conferendo al vino gusto e profumi intensi e delicati.

Non è ammessa nella coltivazione nessuna pratica di forzatura.

Zona di produzione: intero territorio dei comuni Avellino, Lapio, Atripalda, Cesinali, Aiello del Sabato, S. Stefano del Sole, Sorbo Serpico, Salza Irpina, Parolise, S. Potito Ultra, Candida, Manocalzati, Pratola Serra, Montefredane, Grottolella, Capriglia Irpina, S. Angelo a Scala, Summonte, Mercogliano, Forino, Contrada, Monteforte Irpino, Ospedaletto D’Alpinolo, Montefalcione, Santa Lucia di Serino e San Michele di Serino, in provincia di Avellino.

Il vino Fiano di Avellino ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita con Decreto Ministeriale del 18/07/2003.

Abbinamenti Consigliati con il Fiano di Avellino: Antipasti raffinati a base caviale, ostriche e frutti di mare pregiati (fasolari, taratufi, vongole e cannolicchi), carpacci di pesci fresco, zuppe di pesce in bianco; perfetto come aperitivo; se invecchiato ottimi con formaggi caprini e a pasta semidura e stagionati.

Taurasi DOCG

A chiudere il terzetto di vini irpini Docg c’è il Taurasi, uno dei più apprezzati del Mezzogiorno d’Italia ottenuto dall’invecchiamento dell’aglianico, il principale vitigno da cui si ottiene.

In questo caso le origini sono ancora anteriori rispetto agli altri due vini: il toponimo aglianico deriverebbe, infatti, dal termine “ellenico”, a testimoniarne le origini greche.

Dal migliore vitigno dell’antichità la Vitis hellenica (l’odierno Aglianico) si ottiene il vino Taurasi, considerato a ragione il miglior prodotto, il Re, il Monarca di tale prestigiosa famiglia. Il nome deriva dalla cittadina omonima, l’antica Taurasia dalle vigne opime (Tito Livio).

Asciutto, pieno, equilibrato con persistente retrogusto, il Taurasi deve invecchiare tre anni, di cui uno in botte.

E’ prodotto in un area di grande tradizione vitivinicola, che comprende 17 comuni della provincia di Avellino, tutti in Irpinia.

Perfetto appare l’equilibrio tra il clima, il vitigno e il terreno, equilibrio che si è andato armonizzando e rafforzando nei secoli, fino a fondersi in un vino dalle caratteristiche superiori, che si caratterizza per la complessità aromatica, il gusto vellutato, pieno ed elegante, i profumi intensi e delicati.

Oggi, il Taurasi, vinificato con le più moderne tecnologie, ma nel rispetto della tradizione, è uno dei pochissimi vini italiani meritevoli di lunghissimo invecchiamento.

La vite è, in prevalenza, allevata a guyot o a cordone speronato in vigneti specializzati, a sesti fitti, con produzioni che raramente superano gli ottanta quintali ad ettaro.

E’ il primo vino del meridione cui è stata conferita la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, massimo riconoscimento che può essere attribuito ad un vino.

Aglianico del Taburno DOCG

Dalle aspre pendici del Monte Taburno, ammantate da vigneti ed oliveti, si ottiene un vino di grande pregio  l’Aglianico del Taburno, dal 2011 DOCG, prima Denominazione di Origine Controllata e Garantita per la terra sannita, un risultato di indubbio valore per l’intero comparto vitivinicolo di Benevento.

L’Aglianico del Taburno è frutto delle favorevoli condizioni ambientali e della intraprendenza e delle capacità professionali degli operatori della zona.

L’area di produzione comprende 13 comuni, tutti nel Sannio; nell’area opera, accanto ad un crescente numero di aziende vitivinicole private, una importante Cantina sociale, con oltre 400 soci, che, attraverso una sapiente selezione delle partite e un’accurata cernita delle uve, elabora vini di grande pregio e spiccata tipicità, avvalendosi, per l’affinamento dell’Aglianico, di botti di rovere di Slavonia e di barriques di rovere francese.

Tra vini Doc e Docg, viaggio lungo le strade del vino della Regione Campania.

La Campania è una delle regioni in cui, per vocazione naturale, il sistema turistico integrato che si basa sulle strade del vino offre una molteplicità di spunti al visitatore che decida di abbinare, alle classiche mete del turismo di massa, una o più tappe nei luoghi di produzione vinicola.

Che, è forse superfluo sottolinearlo, qui, la produzione di vino, è particolarmente abbondante e di primissima qualità.

Le Città e le Strade del vino in Campania.

I Vini della Provincia di Benevento

Tra le zone della Campania più fertili da questo punto di vista c’è la provincia di Benevento, attraversata dalla Strada dei Vini e dei Prodotti tipici Terre dei Sanniti.

Nel Sannio il vino è quasi una fede. Ed è così da millenni, da quando le prime popolazioni che abitarono questi luoghi (numerose sono le testimonianze, storiche, artistiche ed architettoniche) scoprirono le virtù dei vitigni autoctoni.

L’Aglianico del Taburno (dal 2011 DOCG), il Sannio, il Sant’ Agata dei Goti, Solopaca, la Falanghina ed il Taburno sono tutti vini che possono fregiarsi della Doc.

Il Solopaca è un vino DOC prodotto nella zona più intensivamente vitata della Campania, che comprende dodici comuni, tutti nel Sannio, che hanno stabilito con la vite un rapporto antico. Qui le tecniche di coltivazione e di vinifica-zione hanno raggiunto livelli di eccellenza. Nell’area operano due importanti Cantine sociali, dotate di modernissimi impianti di vinificazione, a cui oltre 500 esperti viticoltori conferiscono uve, prodotte in terra vocata e sapientemente selezionate.

I Vini della Provincia di Caserta

Meno noti al grande pubblico, ma non per questo meno gustosi, sono i vini tutelati dalla Strada dei Vini della “Terra di lavoro” che si sviluppa tra Caserta, Aversa, Sessa Aurunca e Santa Maria Capua Vetere.

Il Falerno del Massico Doc è considerato l’erede naturale del mitico Falernum, il vino più in voga ai tempi dell’antica Roma.

I Vini della Provincia di Avellino

La Strada dei Vini e dei Sapori d’Irpinia è, senza dubbio, dal punto di vista qualitativo del prodotto, la più preziosa delle vie campane.

La provincia di Avellino è, infatti, l’unica del centro sud a vantare ben tre docg, con il Taurasi, il Greco di Tufo ed il Fiano di Avellino considerati dagli esperti del settore tra i migliori vini italiani in assoluto.

La particolare morfologia del terreno ha favorito lo sviluppo di eccellenti vitigni che, abbinati ad una lavorazione altamente professionale, finiscono per incidere per oltre un quinto sull’intera produzione regionale.

I Vini della Provincia di Napoli

Lasciando le aree interne della regione e spostandosi verso la provincia di Napoli ci si imbatte nella Strada dei Vini dei Campi Flegrei, isola d’Ischia, Vesuvio dove l’arte di vinificare ha radici che risalgono a più di duemila anni fa.

E’ noto che proprio dalle campagne vesuviane i romani attingevano il nettare degli dei che finiva sulle tavole per i bagordi della nobiltà.

Piedirosso e Sciascinoso sono vitigni autoctoni dai quali si ottengono vini che risentono del terreno lavico conferendo un gusto molto particolare a prodotti come il Lacrima Christi.

Buona è la vinificazione anche nell’area dei Campi Flegrei e dell’Isola di Ischia, due tra le migliori zone doc della Campania.

I Vini della Provincia di Salerno

La Strada del Vino Costiera di Amalfi e Isola di Capri è una delle più caratteristiche di tutta Italia. La lavorazione della vite in paesi famosi in tutto il mondo come Amalfi, Minori, Vietri sul Mare e Positano avviene a ridosso della costa, a due passi dal mare e dalle piantagioni di limone, prodotto tipico di tutta la costiera.

Le etichette prodotte sono racchiuse nel Costa d’Amalfi Doc, Ravello Doc e Capri Doc, soprattutto eccellenti bianchi che ben si sposano con la cucina marinara tipica di queste zone.

I Vini del Cilento

Scendendo nella parte più meridionale della regione si incontra un’altra area di buona produzione, quella attraversata dalla Strada dei Vini del Cilento.

La doc Castel San Lorenzo dà vita a diverse tipologie di vini il cui sapore è fortemente influenzato dall’argillosità dei terreni delle colline che sovrastano la costa cilentana.

I vini della Penisola Sorrentina

Infine, tappa obbligatoria per gli aspiranti enologi, è la Strada del vino della Penisola Sorrentina, quasi un prolungamento di quella che attraversa l’area vesuviana, ma con sostanziali differenze dal punto di vista del prodotto.

I vini doc della Penisola Sorrentina si caratterizzano per il risultato “frizzante” del mix di uve Falanghina e Biancolella che danno vita al Gragnano e al Lettere, due etichette sinonimo di garanzia di gusto.

La Cucina Avellinese tra Piatti e Prodotti Tipici, vini DOCG e oli DOP.

A qualche chilometro da Napoli, puntando la propria automobile sull’Autostrada Napoli-Bari, non si può non fare una puntatina in Irpinia per gustare la cucina avellinese ricca di piatti e prodotti tipici, vini DOCG e Oli DOP.

I Piatti tipici della Gastronomia della Provincia di Avellino.

L’Irpinia, terra cara alla Madonna del Santuario di Montevergine, propone una gastronomia basata su primi piatti di pasta fatta a mano di varie forme e misure.

I piatti tipici più comuni sono i celebri fusili avellinesi, i cavatelli, le tagliatelle,le lagane, i ravioli, le orecchiette.

Una menzione a parte la meritano le Cannazze di Calitri e la Maccaronara di Montemarano.

I Fusilli Avellinesi

Il Fusillo è un piatto tipico della cucina avellinese.

In Irpinia, quasi tutti i comuni hanno nella propria arte culinaria il fusillo, che si differenzia l’uno dall’altro per pochi dettagli, come la lunghezza oppure lo spessore.

La ricetta principale dei fusilli avellinesi vuole l’abbinamento con il ragù di carne, preparato in precedenza, e “fatto tirare” (restringere, ridurre, per chi non parla irpino) per almeno 4 ore.

I Fusilli avellinesi, però, ben si sposano anche con un condimento meno elaborato, in particolare da agosto a settembre, quando i pomodori possono essere cucinati con tutta la buccia in modo da restituire un condimento molto profumato, soprattutto se insaporito con abbondante basilico fresco.

Tra i primi piatti della gastronomia avellinese meritano una menzione

  • la lasagna imbottita con un ripieno di sugo di carne, uova sode, mozzarella, ricotta, salsiccia e formaggio grattugiato.
  • Le lagane e ceci

I Piatti avellinesi con i legumi

Nella cucina avellinese spiccano anche i piatti con i legumi, eccellenti per l’alto potere nutrizionale.

La varietà più pregiata è sicuramente quella dei “fasuli quarantini” di Volturara Irpina, fagioli bianchi di forma tondeggiante e pezzatura medio-piccola particolarmente saporiti e di ottima consistenza alla cottura. Si chiamano così perché impiegano 40 giorni a maturare. Se vi trovate in zona, il piatto da ordinare è “Viscuotti re pane sponzati co’ li fasuli”, il pane bagnato con i fagioli.

I Secondi Piatti

La Cucina Avellinese tra Piatti e Prodotti Tipici, vini DOCG e oli DOP.

Il patrimonio zootecnico in Alta Irpinia e non solo è molto consistente e contribuisce notevolmente all’economia della zona. Sono diffusi sia allevamenti dei bovini, da carne e da latte che quelli dei maiali e quella ovina e caprina.

Sulle tavole degli avellinesi, i secondi piatti sono basati soprattutto sulla carne: vitello podolico, maiale, pollo, agnello, coniglio preparati alla brace o con salsine di vario tipo.

In molte località,nelle zone della Baronia (uscita Grottaminarda sull’autostrada Napoli –Bari) si cucinano il piccione e le interiora di maiale (“tommacelle“).

I prodotti tipici avellinesi

I Formaggi

Una sagra con uno stand dedicato al caciocavallo impiccato

I formaggi prodotti in provincia di Avellino, soprattutto in zone come quelle del circondario di Montella e di Lioni, sono il caciocavallo, la scamorza, la caciotta, il pecorino, il caprino, i burrini, la ricotta salata.

Particolarmente apprezzato dalla popolazione locale il caciocavallo impiccato che generalmente si degusta su pane cafone avellinese (caratterizzato da scorza dura ma non molto friabile, con il colore che va dall’oro carico al marroncino, cotto rigorosamente a legna) durante feste e sagre paesane.

In provincia di Avellino, comunque, il prodotto di maggior pregio è il formaggio carmasciano, la cui produzione è limitatissima e circoscritta ad una piccolissima area territoriale, la zona del “Carmasciano”, nel territorio di 3 piccoli paesi dell’Alta Irpinia: Guardia Lombardi, Rocca San Felice e Frigento.

I Salumi

L’Alta Irpinia vanta anche una lunga tradizione nel settore dei salumi. E’ usanza comune nelle campagne, infatti, allevare uno o due capi suini per nucleo familiare, la cui produzione è totalmente destinata al consumo familiare.

Grazie all’allevamento dei maiali nel corso del tempo si è sviluppata anche una produzione di alto pregio, tra i quali spiccano

  • Guanciale del Formicoso prodotto nei Comuni di Andretta, Bisaccia e Calitri.
  • Capicollo di Zungoli
  • Prosciutto di Trevico
  • Prosciutto di Venticano
  • Salumi di Mugnano del Cardinale

Famosa in tutto il mondo è la “sopressata“, un salume dal profumo intenso, affumicato, molto pregiato, la cui preparazione si basa sulla lavorazione artigianale del maiale: due parti di carne magra, il prosciutto e il filetto, e una di grasso. 

La “sopressata Irpina” viene generalmente mangiata accompagnata da un buon vino Rosso come l’Aglianico o il celeberrimo Taurasi e da uova sode e pane casereccio.

Le Castagne

Di particolare rilievo la produzione di castagne e nocciole.

L’area di produzione della Indicazione Geografica Protetta “Castagna di Montella” è limitata ai territori dei comuni di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e ad una parte del comune di Montemarano (contrada Bolifano).

Le Nocciole

Prodotti tipici avellinesi

Per quanto riguarda le nocciole, in provincia di Avellino la “Corylus avellana” nota ai più come “Nocciola Avellana” in quanto prende il nome della zona nota fin dall’antichità per la coltivazione di noccioli.

Dispiace constatare che, nonostante la presenza in Irpinia di una grande vastità di terreni adibiti alla coltivazione delle nocciole, l’industria dolciaria Ferrero, presente in alta irpinia con uno stabilimento, non abbia ancora preso in considerazione il prodotto locale.

Le aziende locali utilizzano le nocciole per la lavorazione del torrone, il tradizionale ‘cupeto’ che viene prodotto soprattutto nelle zone di Ospedaletto e Dentecane.

I Tartufi

Il tartufo avellinese più noto è il tuber mesentericum” o tartufo nero ordinario o anche detto “Tartufo di Bagnoli Irpino” che la legge regionale sul Tartufo (LR n. 13/06) riconosce come “tartufo tipico campano”.

Con il Tartufo nero di Bagnoli Irpino si producono formaggi tipici aromatizzati, come un pregiatissimo burro utilizzato anche per la preparazione di crostini, per condire piatti a base di pasta, di carne o di pesce.

La Cipolla Ramata di Montoro

Al comune di Montoro è, invece, legato il nome della cipolla ramata, dove l’aggettivo “ramato” è dovuto al tipico color rame della tunica esterna del bulbo, particolarmente apprezzata per il suo sapore particolarmente dolce al gusto. Grazie all’elevata tenuta alla cottura è indicata nella preparazione di numerosi piatti, tra i quali spicca la Genovese.

I Vini DOCG

Un vigneto di Greco di Tufo DOCG

In provincia di Avelino, la produzione enologica si caratterizza dalla presenza di ben 3 DOCG.

Chi ama i vini bianchi può deliziarsi con Greco di Tufo e Fiano di Avellino mentre per i rossi, accanto all’Aglianico, spicca il Taurasi.

  • Il Greco di Tufo DOCG, pur mantenendo inalterati profumi freschi e briosi, per la sua compattezza viene definito “un rosso vestito da bianco”. Il vitigno fu portato in Irpinia dalla Grecia ed attecchi nei territori dei comuni di Altavilla Irpina, Chianche, Tufo dal quale prende il nome appunto Greco di Tufo,  Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni.
  • Il Taurasi DOCG, vino rosso pieno dal colore intenso e dal profumo deciso è considerato il miglior vino del Sud Italia. Le uve utilizzate sono quelle del vitigno aglianico. Dopo la vinificazione il prodotto deve subire un invecchiamento di almeno tre anni di cui uno in botte per diventare Taurasi.
  • Il Fiano di Avellino DOCG è un vino meno robusto del Greco di Tufo ma più equilibrato e fruttato.

Gli Oli

Olio Ravece de Il Mulino della Signora

L’ Irpinia è anche terra di olivo, come testimoniano le ampie distese di alberi secolari presenti in tutta la provincia, ed in particolar modo sulle colline dell’Ufita, cuore dell’olivicoltura irpina è l’area delle Colline dell’Ufita, cuore dell’olivicoltura irpina dove viene prodotto una varietà di grande pregio, la Ravece.

Si tratta di una varietà rustica, molto apprezzata per la sua costante produttività e per l’elevata qualità dell’olio che produce, sebbene la resa sia piuttosto bassa e non superi il 16%.

L’Olio Extravergine di Oliva Irpinia Colline dell’Ufita, deriva per non meno del 60% dalla varietà Ravece, mentre per la restante parte dalle varietà Ogliarola (molto diffusa nella provincia di Avellino), Marinese, Olivella di Carife e
Ruveia.

Dolci e Pizze

Tra i dolci rustici della proncia di Avellino si ricordano la pizza con la ricotta, le scarole e il granone.

I dolci tipici della cucina avellinese sono le crespelle, gli strufoli, ma anche i calzoncelli, a Sant’ Andrea di Conza, preparati con la farina di ceci (“Cauzunciell”).

Ancora, a Lacedonia, sono caratteristici dei dolci, cotti al forno, simili ai ravioli imbottiti preparati con pasta di castagna, cioccolata, e le sfogliatelle imbottite di ricotta dolce o di marmellata di amarene.

A Calitri si gustano “Piccilatiegghi“, preparati solo in occasione della Pasqua, e “Scallatiegghi“.

I Piccilatiegghi sono ciambelle guarnite con uovo sodo trattenuto da due linguette di pasta messe a croce mentre gli Scallatiegghi sono ciambelle aromatizzate con sale, pepe e semi di finocchio, lessate e poi cotte al forno

Dolci tipicamente natalizi sono le “scarpegghie“, pizzette lievitate fritte in olio abbondante e poi imbevute di miele o cosparse di zucchero.

Fiano di Avellino, il vino della Grecia Classica amato da Principi e Re.

Il Fiano di Avellino, a differenza del più noto ma certamente meno elegante Greco di Tufo, ha una gamma di abbinamenti più ridotta in quanto i suoi profumi delicati, seppur pieni e completi, ne fanno un vino dal gusto pieno ma non persistente.

Oltre che come pre pasto, il Fiano di Avellino risulta eccellente su pietanze leggere a base di pesce.

Va certamente preferito ad altri vini in connubio con pesci dalle carni delicate e non grassose, preferibilmente cotti a vapore o alla brace.

Uno degli accostamenti più invitanti è con il sarago al sale al forno, in quanto, in questo modo, le carni del pesce restano integre e non intaccate da altri sapore ed esaltate proprio dal Fiano di Avellino.

Anche i crostacei, soprattutto quelli dove il gusto dolce è più spiccato, possono trovare un degno compagno in un calice di Avellino.

Sarebbero da evitare, invece, abbinamenti con pesci la cui cottura prevede l’aggiunta di salse più pesanti.

Buona anche l’unione con risotti leggeri, di verdura o verdura e pesce. Apprezzabile anche l’incontro con formaggi freschi e a pasta morbida soprattutto se poco salati e con frutta secca come mandorle e anacardi.

Il migliore incontro è rappresentato dal Fiano di Avellino, con tagliolini al limone e ortiche, dove l’emulsione dell’agrume con l’olio extravergine d’oliva si stempera con il gusto delicato delle ortiche (ci raccomandiamo di cuocerle prima).

L’abbinamento alle carni, seppur bianche è un po’ forzato, ma tacchino e coniglio cucinati con sughi leggeri ed erbette fresche dell’orto possono prestarsi ad un’unione con il Fiano di Avellino, preferendo magari un Fiano dai sentori più decisi. In definitiva, l’eleganza del gusto e la soavità dei profumi fanno del Fiano di Avellino un vino nobile, quasi snob, che selezioni i compagni del suo viaggio gastronomico

I vini di Antica Hirpinia: storia e innovazione, esperienza e passione.

Immersa nel più tipico paesaggio irpino, in una natura ancora incontaminata e da sempre rigogliosa, l’azienda vitivinicola Antica Hirpinia rappresenta una delle eccellenze della provincia di Avellino nella produzione di vini di elevata qualità.

Esperienza, passione, storia e innovazione sono i capisaldi di una realtà di successo che vanta, tra le altre cose, anche il primato di aver prodotto la prima bottiglia di Taurasi con la prestigiosa denominazione di origine controllata e garantita (DOCG).

Tale fascetta numero AAA 000 0001, assegnata nel 1993 e posta sul collo di questa storica bottiglia, è ancora gelosamente custodita nella cantina, attrazione per winelovers e curiosi da tutto il mondo.

La storia di Antica Hirpinia

Ricostruire la storia dell’azienda Antica Hirpinia significa fare un passo indietro fino ai primi anni Sessanta quando, fondata dalla Regione Campania come “Enopolio di Taurasi Società Cooperativa a.r.l”, produce i suoi vini in uno dei luoghi maggiormente vocati alla vinificazione.

Da fine anni Ottanta cambia il nome in Antica Hirpinia e con il tempo, da ex cooperativa, diviene s.r.l. a inizio 2016 con l’ingresso di nuovi soci.

La produzione

Attualmente la nota cantina irpina ha attestato la sua produzione su circa 400.000 bottiglie annue, in un processo di continua crescita e di sviluppo costante sotto tutti i punti di vista. A livello produttivo, infatti, può vantare l’autorevole consulenza dell’enologo Riccardo Cotarella, uno dei punti di riferimento nel settore a livello mondiale.

Una figura di elevato spessore umano e professionale che ha investito tempo e impegno nel territorio irpino, credendo in tutte le sue infinite potenzialità espressive.

Non a caso Wine Enthusiast ha già premiato sia il Fiano di Avellino DOCG sia il Greco di Tufo DOCG Antica Hirpinia con la brillante votazione di 86 centesimi.

Oltre ai due bianchi eleganti e minerali, il comparto produttivo include l’Irpinia Falanghina DOC, l’Irpinia Coda di Volpe DOC, l’Irpinia Rosato DOC, l’Irpinia Aglianico DOC, il Taurasi DOCG e il Roserpina spumante, sempre da vitigno 100% aglianico.

Si tratta in tutti i casi di vini CRU, quindi monovitigno e per questo ancora più preziosi a livello di naso e di palato.

I Vigneti

I vigneti di proprietà, circa 40 ettari, sono dislocati negli areali DOCG irpini e vengono trattati con un approccio sostenibile, mirato alla minimizzazione di ogni tipo di impatto ambientale.

Essi sono impiantati sulle soleggiate colline dell’Irpinia, a un’altitudine tra i 300 e 600 metri sul livello del mare, e sono caratterizzati da strutture di tipo argilloso-calcareo, poveri di sostanze organiche e ricchi invece di elementi potassici e fosfati.

I vini che ne risultano seguono la filosofia aziendale che unisce il rispetto del territorio di origine, da secoli vocato alla produzione di vini eccellenti, alla volontà di sperimentare e innovare per offrire un prodotto unico e caratteristico del nome che porta.

Le visite in cantina

Quotidianamente la cantina, situata proprio alle porte di Taurasi, accoglie al suo interno tecnici del settore, esperti, amanti o semplici curiosi della cultura enologica, per visite guidate e degustazioni alla scoperta delle meraviglie di un settore affascinante e denso di sfaccettature.

Il complesso, di circa 6000 mq, consta in un’area deputata alla vinificazione e all’elevazione in legno dei vini, con sala degustazione attigua a una cucina ben attrezzata, che funge anche da punto di ristoro, e un punto vendita dove è possibile acquistare i vini dell’azienda.

Un ulteriore aspetto degno di nota, infine, è l’impegno di Antica Hirpinia nel lavorare in un regime sostenibile, dalle attività della vigna alla scelta di un packaging composto di carta riciclabile e vetro leggero.

Nell’ottica, dunque, della “natura che rispetta la natura”.

  • Prossimo Evento: Sabato 30 settembre e Domenica 1 ottobre 2017  –
  • Cantine aperte in Vendemmia con Aperitivo e visita guidata in  cantina, pranzo in sala degustazione, visita pomeridiana al borgo di Taurasi e allo splendido Castello Marchionale.  Possibilità di pernottamento – Altre info sull’evento facebook

L’azienda vitivinicola Antina Hirpinia si trova in Contrada Lenze, lungo la strada che conduce a Taurasi (Av). Per informazioni e contatti: 0827 74730. Sito web www.anticahirpinia.it

E’ un Fiano della scuola enologica di Avellino il miglior vino d’Italia.

L’enologia del futuro ha il volto, le mani e la passione degli studenti del Istituto di Istruzione Superiore “Francesco De Sanctis” di Avellino.

Quella che è da sempre considerata un’eccellenza formativa dell’Irpinia aggiunge un altro tassello alla sua gloriosa storia, ottenendo, grazie ad un’altra eccellenza del territorio, il Fiano di Avellino Docg, il primo premio al prestigioso concorso “Bacco e Minerva”, indetto dal Miur e riservato ai vini prodotti dagli allievi degli istituti agrari italiani.

Grazie al Fiano del 2015, infatti, gli studenti della scuola diretta dall’ingegnere Pietro Caterini, hanno convinto il palato dei giurati che si sono ritrovati, dal 21 al 23 aprile, a Todi per valutare i migliori vini in concorso.

Settanta le etichette presentate, in rappresentanza di 40 scuole enologiche di tutta Italia.

Nessun dubbio per la giuria, che ha assegnato al bianco irpino, nel corso della quindicesima edizione del premio “Bacco e Minerva”, la palma di miglior prodotto dell’anno, davanti alla Falanghina Doc Sannio 2014 prodotta dagli studenti dell’IIS “Galilei-Vetrone” di Benevento e al Friulano Colli Orientali del Friuli 2015 presentato dai ragazzi dell’IIS “D’Aquileia” di Cividale del Friuli.

Soddisfazione per il dirigente della scuola, per i docenti ma soprattutto per i ragazzi, presenti numerosi al teatro della Cittadella Agraria di Todi dove è avvenuta la proclamazione.

Con un post su Facebook Pietro Caterini ha elogiato il lavoro di tutti “Grazie agli alunni dell’ agrario” De Sanctis” di Avellino, al direttore d’azienda annessa alla scuola prof.Antonio Stornaiuolo, grazie all’enologo prof. Sabatino Guerriero e grazie a tutto il personale docente ed ATA del “De Sanctis-D’Agostino” , il fiano di Avellino 2015, prodotto dalla scuola, è risultato vincitore del primo premio assoluto nazionale tra i vini prodotti dagli agrari di tutta Italia”.

Ma l’affermazione della scuola avellinese non si è limitata al primo posto assoluto nel concorso.

Altri due vini realizzati dai ragazzi della scuola di via Tuoro Cappuccini, infatti, hanno ottenuto consensi nelle rispettive categorie di appartenenza, a dimostrazione dell’eccellente lavoro svolto nelle aule e nei vigneti dello storico istituto di formazione avellinese.

Si tratta del Greco 2015, primo nella graduatoria riservata ai Bianchi Igt, e del Taurasi 2009, secondo tra i Rossi Doc e Docg, alle spalle del Cortona Syrah 2013 dell’IIS “Vegni” di Cortona.

Grazie al successo ottenuto con il suo Fiano di Avellino 2015, secondo quanto previsto dal regolamento, la scuola diretta da Pietro Caterini dovrà ospitare la prossima edizione del concorso “Bacco e Minerva”, che vedrà dunque docenti e studenti di tutta Italia ritrovarsi in città per un appuntamento che vedrà insieme i potenziali enologi del futuro.

“Fiano in Avellino”, un weekend DOCG a Villa Amendola.

Musica, convivialità e l’immancabile principe dei vini bianchi del Sud Italia, il Fiano: ecco gli ingredienti dell’evento “Fiano in Avellino”, in programma nel weekend del 5 e 6 dicembre.

Per gli amanti del buon vino ma non solo. Per tutti coloro che vogliono partecipare a un “progetto” che intende far riscoprire lo stretto legame esistente tra il vino “Fiano” e la città di Avellino, sancito dal disciplinare di produzione a DOCG del 2003, e al contempo valorizzare in modo nuovo e contemporaneo una struttura storica del centro città, Villa Amendola.

Si chiama “Fiano in Avellino”, organizzato dall’associazione culturale Wine Fredane con il patrocinio del comune di Avellino, e si svolge all’interno delle splendide grotte nelle quali si terranno degustazioni dei migliori vini d’Irpinia.

Un evento che durante il primo weekend di dicembre porta l’attenzione collettiva su una delle migliori espressioni della produzione agricola irpina diffusa in tutto il mondo, il vino e l’enorme bagaglio culturale a esso collegato.

Protagonisti il Fiano di Avellino senza dubbio, ma anche il Greco di Tufo, l’Aglianico, il Taurasi, in degustazione nelle due serate (dalle ore 20) con il supporto di un kit composto da calice e porta calice.

Il percorso prevede inoltre assaggi di prodotti gastronomici tipici e piatti tradizionali preparati da chef irpini, ed è completato da una mostra fotografica, da una serie di Etichette d’Autore realizzate da artisti irpini e da tanta buona musica live. Un’esperienza, dunque, che coinvolge tutti i sensi.

Il programma dettagliato delle due giornate prevede per sabato 5 dicembre la tavola rotonda: “Il Fiano di Avellino: sviluppo economico irpino, opportunità e sfide per il futuro”, alle ore 17 nella Sala Conferenze di Villa Amendola; per la serata la musica del noto gruppo Spaghetti Style “Swing trio” con Alessandro Tozza voce, Massimiliano Albano al pianoforte e Grigori Galatan alla tromba e, a seguire, dalle 22.30, il dj Set di Pierpaolo Siano.

Domenica, invece, in programma alle ore 17 il focus “Far parlare il Fiano” con Luca Maroni, analista sensoriale, enologo eclettico, autore dell’Annuario dei migliori vini italiani, che racconterà la propria visione del prestigioso vino irpino, seguita dalla degustazione guidata “Fiano in Calice”; e poi in serata la musica di Laura Taglialatela “Hammond Trio” con Laura Taglialatela voce, Leonardo Corradi hammond e Francesco Ciniglio alla batteria.

Il Fiano di Avellino DOCG è il miglior vino da abbinare al dentice.

Il miglior vino da abbinare al dentice arrosto? E’ il Fiano di Avellino del 2013 prodotto dall’azienda vitivinicola Colli di Lapio di Clelia Romano.

La menzione speciale arriva da uno dei più noti sommelier americani, Ryan Arnold, che ha suggerito l’abbinamento all’esperto di gastronomia del Chicago Tribune, Micheal Austin.

Un’attestazione di prestigio per l’azienda irpina, nata nel 1994 ad Arianello, una piccola frazione del comune di Lapio.

Nella consueta rubrica che la testata statunitense dedica ai piatti gourmet e agli abbinamenti con i grandi vini in grado di sublimarne i sapori, Ryan Arnold, direttore della divisione vini della catena di ristoranti Lettuce Entertain You non ha dubbi nell’indicare il bianco d’Irpinia come uno dei migliori vini per accompagnare un piatto come il dentice arrosto farcito con verdure saltate, pangrattato ed erbe aromatiche

Per il critico gastronomico del Chicago Tribune per gustare al meglio il dentice arrosto “ci vuole un vino che può navigare tra sapori e consistenze”.

Ecco, allora, che Ryan Arnold suggerisce di assaporare il piatto sorseggiando un Semillon del 2014 della casa californiana Dirty & Rowdy Family Winery, un Spatburgunder di Franz Keller, wine maker tedesco, del 2012 o, appunto, un Fiano di Avellino Colli di Lapio 2013 di Clelia Romano.

Il sommelier americano definisce il Fiano di Avellino “uno dei più grandi vini d’Italia” che, con il suo bouquet completa le caratteristiche dei peperoni rossi dei funghi presenti nel piatto.

Inoltre, fa notare Arnold, “il pangrattato e il burro aggiungono peso e ricchezza, chiedendo un vino di medio corpo. Il Fiano di Avellino Colli di Lapio 2013, affinato in acciaio inox, non si scontrerà con i grassi del pesce”.