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Foto Terremoto in Irpinia – Le immagini che hanno emozionato il mondo

Memoria ed Immagini: 23 novembre 1980, le foto del terremoto in Irpinia

Mostra fotografica sul terremoto che sconvolse l’Irpinia e la Basilicata il 23 novembre 1980 

Avellino: La Torre dell’orologio

Foto di Pino e Lino Sorrentini.

Erano le 19.35 del 23 novembre 1980 …. stava per chiudersi una bella domenica: tanto  sole, temperatura quasi primaverile e lupi vincenti contro l’Ascoli.

Quella sera ero a casa. Qualche decimo di febbre mi impediva la classica passeggiata della domenica sera lungo corso Vittorio Emanuele ad Avellino: guardavo un po’ di tv .

Sembrava una domenica come tante. Fu una domenica che da lì a poco cambiò completamente la vita di migliaia di persone.

Avellino: Sant’Antonio Abate

Le due scosse sismiche arrivarono improvvise, violentissime e rumorose, a pochi secondi una dall’altra.

Sconvolsero per un interminabile minuto e venti secondi una vasta area dell’Appennino meridionale, a cavallo tra l’Irpinia e la Basilicata.

Conza della Campania il giorno dopo: un paese fantasma

Scosse del decimo grado della scala Mercalli.

In 80 secondi, morirono oltre 2.000 persone. 10.000 i feriti, 300.000 i senza tetto.

Furono distrutte oltre 77mila costruzioni in 686 comuni ed altre 275.000 rimasero gravemente danneggiate.

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini giunge ad Avellino accompagnato dal presidente del consiglio Arnaldo Forlani.

Lioni, Laviano, Sant’Angelo dei Lombardi, Conza, Lioni, Teora, Pescopagano… interi paesi scomparvero in pochi istanti.

Paesi dai nomi quasi sconosciuti, fino a quel giorno; ora scolpiti nella memoria.

Per aiutarci migliaia di volontari arrivarono in Irpinia e e Basilicata da ogni parte d’Italia e del mondo.

Le sovvenzioni per la ricostruzione (60.000 miliardi di vecchie lire se si include anche la zona di Napoli) causarono in seguito altri terremoti, quelli politici per gli scandali per la ricostruzione.

Ma la verità “vera” è che fu proprio Napoli e non l’Irpinia a beneficiare di quasi tutti quei soldi.

“Non vi dimenticheremo” disse ai terremotati il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. In queste zone a distanza di oltre trent’ anni si parla ancora di Terremoto.

Intorno alle 22.00, io e mio padre imbracciammo le nostre Nikon ed incominciammo a scattare le foto di questo reportage, che vi invito a condividere sui social per non dimenticare.

Memoria ed Immagini: 23 novembre 1980, le foto del terremoto in Irpinia

Mostra fotografica sul terremoto che sconvolse l’Irpinia e la Basilicata il 23 novembre 1980 

L’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi

Foto di Pino e Lino Sorrentini.

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Terrae Motus: il terremoto 1980 raccontato alla Reggia di Caserta

Dal 1° giugno 2016 il terribile terremoto che devastò l’Irpinia nel 1980 raccontato attraverso un’intensa mostra alla Reggia di Caserta: 72 opere che racchiudono il drammatico evento e importanti artisti coinvolti. 

E’ opera del gallerista napoletano Lucio Amelio, il quale per lungo tempo si era adoperato nel coinvolgere illustri nomi dell’arte per descrivere e riportare, sotto forma di arte, la testimonianza della propria reazione personale al terribile evento naturale del 1980 che scatenò l’inferno in terra irpina.

Da allora la raccolta si è riempita di tante testimonianze, le quali compongono oggi una bella mostra visitabile nella maestosa cornice della Reggia di Caserta.

Fulcro della collezione le due opere di Andy Warhol e di Joseph Beuys, i primi artisti a rispondere alla chiamata del gallerista napoletano che proprio pochi mesi prima del terremoto li aveva fatti incontrare sotto il Vesuvio.

L’opera di Warhol riprende in serigrafia la prima pagina del “Mattino” di Napoli intitolata “Fate presto”, mentre l’installazione di Beuys “Terremoto in Palazzo” propone mobili e oggetti recuperati sui luoghi colpiti dal sisma.

Tra le altre opere è possibile trovare quelle di Miquel Barcelò, Keith Haring, Mimmo Palladino, Ernesto Tatafiore e Sergio Fermariello.

Terrae Motus”, tramite la cessione al MiBACT da parte dell’Aeronautica e della Scuola di Amministrazione di notevoli spazi al piano nobile del complesso vanvitelliano, viene esposta per buona parte nella grande sala che, dietro la Cappella Palatina, segue gli appartamenti storici aperti al pubblico.

Essa si configura dunque come loro proseguimento nei nuovi spazi della Reggia disponibili per l’arte e la cultura che in futuro saranno destinati, oltre che a Terrae Motus, a mostre temporanee, laboratori d’arte e al nuovo centro congressi della Reggia.

L’allestimento è provvisorio e permette di vedere tutte le opere senza attendere che sia completato il percorso che richiederà almeno due anni.

Ma non solo: la riconsegna immediata alla comunità della collezione fa sì che l’allestimento permanente e l’ordinamento finale delle opere venga elaborato nel vivo di un confronto critico aperto, trasparente e allargato, capace di coinvolgere anche il grande pubblico.

Quando aprirà il cantiere per realizzare la presentazione finale di Terrae Motus negli spazi restaurati, per un anno la collezione potrà essere esposta in alcune capitali in giro per il mondo, contribuendo all’arricchimento della cultura figurativa internazionale e alla fama della Campania e dell’Italia oltre confine.

All’esposizione permanente si può accedere utilizzando il biglietto della Reggia, senza alcuna maggiorazione, ed è aperta tutti i giorni, a eccezione del martedì, dalle 09.30 alle 17.30.