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Notaio Pesiri: il nuovo “decreto ristori” sul sovraindebitamento amplia la platea dei soggetti della legge “salva-suicidi”.

Lo scorso 4 luglio 2018, su queste stesse pagine digitali, abbiamo affrontato la tematica del cosiddetto fallimento civile e della gestione della “crisi” del debitore non soggetto alle procedure fallimentari tradizionali (legge 27 gennaio 2012 n. 3, “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento“).

Sin dal principio, è stato chiaro che la ratio che aveva ispirato il legislatore del 2012 era quella di agevolare il debitore, per consentirgli «nuove opportunità nel mondo del lavoro, liberandolo da un peso che rischia di divenire insostenibile e di precludergli ogni prospettiva futura» (test., relazione illustrativa).

Notaio Pesiri, nella fase pandemica che stiamo vivendo, l’indebitamento è un fenomeno che è inevitabilmente dilagato. Quali sono gli strumenti previsti dal nostro ordinamento per sostenere soggetti in crisi?

«Intanto ricordiamo che per “sovraindebitamento” si intende una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente.

Ricorderete che la situazione di crisi, possedendo i connotati della transitorietà, anche delle cause che l’hanno determinato, presenta la essenziale caratteristica della “recuperabilità” dell’equilibrio finanziario del soggetto onesto e meritevole, sia esso piccolo imprenditore non fallibile, professionista, imprenditore agricolo, consumatore, dipendente pubblico, lavoratore subordinato, disoccupato, e così via.

Al fine di aiutare il debitore “civile” onesto ma in crisi, il legislatore del 2012 ha previsto tre strumenti, tutti attivabili su sua iniziativa: l’accordo di ristrutturazione, il piano del consumatore ed il piano di liquidazione dei beni, tutte rispondenti al principio generale della gestione “negoziale” della crisi, aventi quale loro unitaria causa giustificatrice il superamento della crisi del debitore onesto, diligente e meritevole».

In che modo il Decreto Ristori si prende cura di chi, suo malgrado, si è trovato a dover fare i conti con gravi difficoltà finanziarie?

«L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha comportato una crisi economica strutturale che ha determinato –e purtroppo continuerà a determinare– situazioni gravissime di squilibrio finanziario per coloro i quali, nonostante la buona fede dimostrabile attraverso comportamenti virtuosi sia ante che post crisi, non potranno onorare con puntualità gli impegni economici, pagare i debiti ed i tributi, rimborsare i finanziamenti, e così via.

Ecco che il Decreto Legge “Ristori” n. 137 del 28 ottobre 2020, convertito con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020 n. 176, in vigore dal 25 dicembre 2020, nel prevedere misure urgenti per la tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, anticipa una parte delle norme previste dal Codice della Crisi (che andrà in vigore il 1^ settembre 2021) e introduce importanti novità in tema di gestione della crisi da sovraindebitamento».

Di che tipo?

«L’impianto normativo è rimasto sostanzialmente inalterato, e con esso i due principi fondamentali che vi sono sottesi:

  1. il conflitto tra credito e debito si risolve a vantaggio del secondo soltanto laddove il titolare sia onesto e meritevole, e sia stato diligente, dimostrando ad esempio che, nell’assumere le obbligazioni che non riesce ad onorare, abbia agito con la ragionevole prospettiva di poterle adempiere, non abbia colposamente determinato il suo sovraindebitamento anche attraverso il ricorso al credito non proporzionato alle sue capacità patrimoniali, non abbia compiuto atti in frode ai creditori, abbia conservato la documentazione idonea a ricostruire la sua situazione finanziaria, e così via;
  2. devono essere osservati il principio della concorsualità, per cui tutti i creditori devono ricevere, anche poco ma tutti, e quello secondo il quale devono essere coinvolti tutti i beni del debitore (salvi quelli di natura strettamente personale)».

Le vere novità quali sono?

Innanzitutto, la norma del 2020 amplia la platea dei soggetti che possono fare ricorso alle procedure, includendo nella definizione di “consumatore” anche il socio illimitatamente responsabile di una società commerciale di persone (snc o sas) o di capitali (Sapa), purché il suo sovraindebitamento riguardi unicamente debiti personali, estranei cioè a quelli sociali. Attualmente, in sintesi, coloro ai quali è concesso accedere a tali procedure sono il consumatore, l’imprenditore agricolo, la c.d. start-up innovativa, l’imprenditore sotto soglia art. 1 L.F. (negli ultimi 3 esercizi, attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad € 300.000,00 e ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad € 200.000,00, nonché ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad € 500.000,00), l’imprenditore sopra soglia ex art. 1 L.F. ma con debiti inferiori ad € 30.000,00, l’imprenditore cessato e cancellato dal Registro delle Imprese da oltre un anno, il socio illimitatamente responsabile di società commerciale, il professionista, l’artista, il lavoratore autonomo, le società professionali ex lege 183/2011, le associazioni professionali, gli studi professionali associati, le società semplici, gli enti privati non commerciali (fondazioni, associazioni, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettantistiche, onlus e enti lirici, in generale enti del cd. terzo settore).

Tutti possono accedere alle agevolazioni?

«Non può accedere, al contrario, allo strumento agevolativo l’imprenditore soggetto ad altre procedure concorsuali, nonché colui che, nei 5 anni precedenti, ha già fatto ricorso ad una procedura per sovraindebitamento, chi ha subito provvedimenti di revoca, risoluzione o annullamento dell’accordo di ristrutturazione o del piano del consumatore, ed infine chi presenta una documentazione insufficiente a ricostruire la situazione economica».

Cosa si intende per “procedure familiari”?

E’ un’altra importante novità. Al fine di evitare moltiplicazioni di adempimenti, procedure e costi, la norma introduce il concetto di “debito familiare“, con la possibilità concessa ai membri della stessa famiglia di accedere ad un’unica procedura di composizione della crisi, se però conviventi ovvero quando il sovraindebitamento abbia un’origine comune (si pensi, ad esempio, ad una debitoria nascente da successione ereditaria). Si considerano familiari i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo, nonché le parti dell’unione civile e conviventi di fatto di cui alla legge 20 maggio 2016 n. 76;

Cosa accade se l’Amministrazione Finanziaria non aderisce all’accordo?

«Interviene il potere cd. sostitutivo del giudice. Il giudice, anche se l’Amministrazione Finanziaria non aderisce all’accordo, può comunque omologarlo quando l’adesione sia decisiva ai fini della maggioranza e la proposta risulti comunque più conveniente per il fisco rispetto all’alternativa liquidatoria».

Tra le ulteriori novità previste, c’è quella della esdebitazione: di cosa si tratta?

«Altra novità importante è quella della “esdebitazione“, che contempla l’opportunità per il debitore persona fisica incapiente di essere integralmente liberato dai vecchi debiti anche nel caso in cui non li adempia neanche in parte, quindi anche laddove non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità diretta o indiretta neppure in prospettiva futura, purché risulti meritevole e fatto salvo obbligo di pagamento del debito entro 4 anni qualora sopravvengano utilità rilevanti (non derivanti da finanziamenti) che consentano di soddisfare i creditori in misura non inferiore al 10%».

Quali sono le condizioni previste dalla norma del 2020 per il giudizio di meritevolezza e di “diligenza” del debitore?

«Il debitore-consumatore non deve aver determinato il sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode; il debitore-imprenditore, per accedere all’accordo di composizione, non deve aver commesso atti diretti a frodare le ragioni dei creditori.

Ultima importante novità è, poi, quella della previsione di sanzioni a carico degli operatori del credito che abbiano concesso finanziamenti senza un’attenta verifica del merito creditizio in relazione al reddito disponibile, con deduzione dell’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita. Secondo le nuove norme, il creditore che abbia colpevolmente determinato o aggravato la situazione di sovraindebitamento non potrà presentare osservazioni al piano né reclamo verso l’omologazione né far valere cause di inammissibilità a meno che non derivino da comportamenti dolosi del debitore.

E’ importante sottolineare, infine, che le nuove norme si applicano anche alle procedure di sovraindebitamento pendenti alla data della loro entrata in vigore (25 dicembre 2020)».

Cos’è l’Organismo di composizione delle crisi da sovraindebitamento?

«Presso gli Ordini professionali locali (Avvocati, Commercialisti, Notai), presso gli Enti Territoriali (Comuni, Province, Regioni, Città metropolitane) e presso le Camere di Commercio territoriali, compresa la neonata Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura Irpinia-Sannio, è attivo l’Organismo di composizione delle crisi da sovraindebitamento (OCC), ente terzo, imparziale, indipendente, che aiuta il soggetto in crisi a gestire la fase critica. L’OCC riceve le istanze di avvio del procedimento e, valutato il rispetto dei presupposti di legge, nomina un professionista (“Gestore della crisi“) che, a seguito di esame della documentazione prodotta, assiste il debitore nella ristrutturazione dei debiti mediante la scelta di uno dei tre strumenti (accordo di composizione della crisi, piano del consumatore o piano di liquidazione del patrimonio), al fine di sottoporlo alla omologazione del Giudice».

Quali sono i rischi connessi a tali procedure?

«Il pericolo insito nell’accesso a queste procedure è rappresentato dall’intento meramente dilatorio. Com’è noto, l’inizio della procedura, a garanzia della sua regolare attuazione, determina il sorgere di effetti “protettivi” del patrimonio del debitore, giacché dal momento dell’apertura del concorso tra tutti i creditori anteriori, i beni del debitore non possono più subire procedure esecutive individuali o cautelari sia da parte dei creditori anteriori, sia da parte dei creditori posteriori. Il sensibile aumento del numero di casi –destinato purtroppo a crescere esponenzialmente– di ricorso a tali procedure, certamente ricollegabile all’aggravarsi delle situazioni di “reale” crisi, può essere imputato anche a scopi dilatori, peraltro sulla scia degli interventi –assolutamente giustificati, beninteso– della normativa emergenziale che ha sospeso cartelle di pagamento, accertamenti esecutivi e ingiunzioni».

Sotto il profilo pratico, cosa è utile sapere prima di accostarsi a questo strumento?

«La durata del procedimento tra la domanda di gestione e conclusione della pratica (deposito del piano di rientro o dell’accordo in Tribunale perché sia omologato dal giudice) risulta in media di circa 300 giorni.

Importante è anche la determinazione dei costi della procedura a carico del debitore, che può rappresentare un deterrente a ricorrervi. Dal sito della Camera di Commercio di Milano si ricava che gli oneri per una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento variano a seconda delle attività svolte. Oltre ad un acconto minimo iniziale di natura fissa, i compensi sono tendenzialmente determinati in percentuale sui valori, a scaglioni progressivi in ragione della quantità e complessità delle questioni affrontate, del numero dei creditori, dell’entità del passivo e dell’attivo realizzato, comunque nei limiti massimi dettati dal decreto del Ministero della Giustizia 25 gennaio 2012 n. 30.

Per maggiori dettagli, sia in ordine alla procedura, sia in ordine ai costi, si consiglia di consultare la relativa tabella sul sito della Camera di Commercio di Milano, a disposizione degli utenti (cfr. https://www.camera-arbitrale.it/it/occ-sovraindebitamento/guida-al-sovraindebitamento.php?id=558)».

Notaio Pesiri, in conclusione, le nuove procedure quali garanzie assicurano alle parti coinvolte?

«Mi preme sottolineare che il sistema –nell’ambito del quale si pone la riforma della disciplina della crisi e dell’insolvenza in ambito sia civile che commerciale (cfr. D.Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14, Codice della crisi d’Impresa e dell’insolvenza, di attuazione della legge 19 ottobre 2017 n. 155, e D.Lgs. 26 ottobre 2020 n. 147), che entrerà in vigore 1 settembre 2021– tende alla emersione preventiva ed alla gestione anticipata della crisi sia del soggetto fallibile sia del soggetto “civile”, anche attraverso procedure e strumenti di allerta “confidenziale”, con il risultato che l’intervento correttivo assume i caratteri della tempestività in un momento in cui margini di recuperabilità dello squilibrio economico-finanziario del soggetto sovraindebitato sono ancora assolutamente e ragionevolmente ampi, nella prospettiva del risanamento e continuità dell’impresa, dell’aiuto effettivo al consumatore e del più elevato grado di soddisfacimento dei creditori.

Su questa scia si pone l’iniziativa della Camera di Commercio di Avellino (Irpinia-Sannio), che ha avviato la costituzione dell’Organismo di composizione della crisi d’impresa (OCRI), con la funzione di gestire i procedimenti di allerta e di assistere l’imprenditore, su sua istanza, nel procedimento di composizione assistita della crisi (artt. 16 e ss. del D.Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14)».

Il notaio Fabrizio Pesiri spiega come funziona la legge “Salva Suicidi”.

Uno strumento normativo per regolamentare il cosiddetto fallimento civile e predisporre azioni di gestione della “crisi” del debitore non soggetto alle procedure fallimentari tradizionali, disegnando un sistema composito finalizzato al superamento del perdurante squilibrio finanziario tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, il cosiddetto sovraindebitamento.

E’ la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, meglio nota come norma “salva suicidi”, una misura adottata dal Parlamento italiano sulla scorta dell’esperienza di molti Paesi occidentali.

Cos’è, come funziona, quali effetti produce: abbiamo provato a capirne di più con l’ausilio del notaio avellinese Fabrizio Pesiri, che ha avuto modo di approfondire la materia in occasione della relazione tenuta nell’ambito del recentissmo convegno organizzato dalla Sezione di Avellino dell’AIGA, presso la Camera di Commercio di Avellino.

“La situazione di crisi, diversamente da quella della cosiddetta insolvenza – esordisce il notaio Pesiri -, possiede in sé i connotati della transitorietà, anche delle cause che hanno determinato lo squilibrio finanziario del soggetto, e si declina nella caratteristica della recuperabilità di quell’equilibrio”.

Notaio Pesiri, quali sono le possibilità previste dalla normativa?

“Il legislatore ha individuato tre strumenti, tutti attivabili su iniziativa del solo debitore:

a) l’accordo di ristrutturazione, che è la procedura generale di composizione negoziata della crisi da sovraindebitamento;

b) il piano del consumatore, offerto alla sola persona fisica “consumatore”, a quel particolare debitore cioè che ha contratto obbligazioni esclusivamente per far fronte a bisogni suoi o dei suoi familiari, quindi per scopi estranei alla attività professionale o imprenditoriale eventualmente svolta;

c) il piano di liquidazione dei beni, procedura residuale che può condurre, a certe condizioni, alla cd. “esdebitazione”.

Qual è il principio generale che sottende le procedure?

“Le tre procedure si fondano tutte sul principio generale, oramai accettato anche nell’ambito fallimentare, della negoziabilità della crisi, attraverso strumenti contrattuali tra debitore e creditori dai contenuti più o meno tipici, aventi quale loro unitaria causa giustificatrice la composizione ed il superamento della crisi del primo, se onesto e meritevole, sia esso piccolo imprenditore non fallibile, professionista, imprenditore agricolo, consumatore, dipendente pubblico, lavoratore subordinato, disoccupato, e così via”.

Quali sono le ricadute dell’applicazione del principio generale sopra citato?

“Innanzitutto, l’intervento del Giudice, con un’incredibile inversione culturale ispirata al salvataggio della persona in difficoltà, si riduce ad un controllo di legittimità (cd. procedura di omologazione) degli accordi di ristrutturazione tra debitore ed una parte dei creditori o del piano di composizione proposto dal debitore consumatore”.

E poi?

“Solo una parte dei creditori (60% negli accordi di ristrutturazione) o addirittura nessun creditore (nel piano del consumatore o nel piano di liquidazione dei beni) ha voce in capitolo: l’esito di segno positivo della procedura di omologazione da parte del Giudice conferisce al piano proposto dal debitore (seppur con l’assistenza obbligatoria di un professionista indipendente particolarmente qualificato, il cd. Organismo di Composizione della Crisi), di estendere la sua efficacia dirompente e vincolante a tutti i creditori precedenti l’inizio della procedura (anche i privilegiati), nessuno escluso, ed a tutti i beni del debitore, anche futuri (principio cd. della concorsualità)”.

Il principio inderogabile da osservare è che tutti i creditori devono ricevere, anche poco ma tutti ed in egual misura nella medesima categoria (in ossequio all’altro dogma indiscusso, quello della par condicio creditorum), e che la procedura di ristrutturazione del debito deve coinvolgere tutti i beni del debitore (salvi quelli di natura strettamente personale, es. quelli impignorabili)”.

Un sistema complesso, quello disciplinato dalla legge 3/2012, che punta da un lato a sostenere il debitore sfortunato ma onesto, dall’altro il creditore che attende di essere saldato dopo aver adempiuto alla sua prestazione. Insomma una norma che cerca di limitare le crisi e che ha alla sua base una forte componente etica.

“La componente etica nel sistema disegnato dal legislatore del 2012 è fortissima, e non potrebbe essere diversamente: se al debitore è concesso concludere accordi con il 60% dei suoi creditori, vincolando contro la loro volontà l’altro 40%, o se al consumatore è permesso proporre un piano che prescinde incredibilmente dall’accordo anche con uno soltanto dei suoi creditori (qualcuno lo chiama per questo motivo “concordato coattivo”), andando direttamente in omologa dal Giudice, sull’altro piatto della bilancia non può non esservi un valore superiore da tutelare a dispetto delle ragioni creditorie, e cioè quello della meritevolezza del debitore”.

Cosa significa?

“In buona sostanza, egli nell’assumere le obbligazioni deve aver agito con la ragionevole prospettiva di poterle adempiere, non deve aver colposamente determinato il suo sovraindebitamento anche attraverso il ricorso al credito non proporzionato alle sue capacità patrimoniali, non deve aver compiuto atti in frode ai creditori, deve aver conservato la documentazione idonea a ricostruire la sua situazione finanziaria, nel corso della procedura non deve aver aggravato colposamente o dolosamente la sua situazione debitoria, non deve aver fatto già ricorso ad una delle procedure di gestione del sovraindebitamento nei precedenti 5 anni, e così via.”

Notaio Pesiri, come si sviluppa, in tale contesto, la procedura di liquidazione?

“La procedura di liquidazione di tutti i beni del debitore è quella a cui il debitore ricorre quando non riesce a far fronte alle aspettative di tutti i creditori (cioè non riesce a riconoscere qualcosa a tutti), ovvero per conversione “sanzionatoria” di una delle due altre procedure ad opera del Giudice. La liquidazione risponde ad una logica funzionale profondamente diversa rispetto alle due appena analizzate, perché tende a smembrare e vendere il patrimonio del debitore per pagare i debiti, non a ristrutturarlo”.

E’ questa l’unica procedura attivabile per liberare il debitore?

“Si, essa rappresenta l’unica procedura che, a certe condizioni di buona condotta del debitore (che, per esempio, abbia cooperato allo svolgimento della procedura, abbia svolto un’attività produttiva di reddito, o abbia cercato occupazione, abbia soddisfatto almeno in parte i creditori anteriori all’inizio della procedura, ecc.) può condurre alla cd. “esdebitazione”, alla liberazione definitiva cioè dai precedenti debiti non integralmente soddisfatti, che è un effetto che nessuna altra delle procedure analizzate può mai raggiungere, e tanto meno può farlo la tradizionale procedura esecutiva individuale, che colpisce il singolo bene e che coinvolge unicamente il creditore procedente e quelli intervenuti nella procedura.

E’ per questo motivo che il processo di esecuzione forzata, che si fonda sull’espropriazione individuale, regolato dal codice di procedura civile, verrà gradualmente ma inesorabilmente collocato in pensione”.

Quali sono i principi che permeano la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento?

Innanzitutto, non è prevista una percentuale minima di soddisfazione dei creditori anteriori cd. chirografari (che sono quelli, come è noto, senza causa di preferenza, privilegio o prelazione).

Il creditore che non ha aderito all’accordo non può impedire che la procedura di omologa giudiziale vada avanti, può soltanto intervenire nella stessa per opporsi, ed in ogni caso resta vincolato all’efficacia falcidiante dell’accordo ove il Giudice valuti il suo dissenso come infondato e/o irragionevole: ed è tale l’opposizione nel caso in cui dalla procedura di liquidazione complessiva dei beni del debitore, quel creditore non ricaverebbe presumibilmente più di quanto può ricavare dalla attuazione del piano di ristrutturazione.

Inoltre, è possibile falcidiare i creditori privilegiati (cioè quelli muniti di pegno, ipoteca o privilegio), a certe condizioni previste dalla norma.

Nel caso in cui i beni o i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire l’esecuzione del piano o dell’accordo, è possibile il conferimento, anche in garanzia, di beni o redditi di terzi soggetti.

Infine, bisogna tener presente che l’inizio della procedura, a garanzia della sua regolare attuazione, determina il sorgere di taluni effetti protettivi del patrimonio del debitore: dal momento dell’apertura del concorso tra tutti i creditori anteriori, i beni del debitore non possono più subire procedure esecutive individuali o cautelari sia da parte dei creditori anteriori, sia da parte dei creditori posteriori”.

Perché queste procedure non hanno riscosso un grande successo?

“I motivi sono essenzialmente tre: da un lato, è difficile trovare un debitore sfortunato, ma corretto e che non abbia determinato per lo meno colposamente la sua situazione di sovraindebitamento, per cui il Giudice tende ad essere molto rigido e severo nella valutazione dei presupposti di accesso alla procedura”.

E poi?

“Dall’altro lato, bisogna considerare che, salvo il piano del consumatore (che come detto prescinde del tutto da un accordo con i creditori), è estremamente difficile mettere insieme il 60% di creditori chirografari volenterosi e disponibili alla falcidie, soprattutto in quei casi in cui il patrimonio del debitore è composto dalla sola residenza familiare e magari anche ipotecata, con il rischio concreto quindi che il creditore privilegiato assorba l’intero valore dell’attivo.

Infine, i costi della procedura, per quanto contenuti, rappresentano un ulteriore motivo di aggravio della debitoria, peraltro in prededuzione”.

Una notazione storica finale è doverosa: la legge 155/2017, che contiene la delega al Governo in ordine alla riforma della complessiva disciplina della crisi e dell’insolvenza in ambito sia civile che commerciale, di cui si attendono i decreti governativi di attuazione, detta principi generali ai quali dovrà essere ispirata la modifica della intera materia concorsuale, in un’ideale unificazione delle procedure di emersione e gestione preventiva e prudenziale della crisi sia del soggetto fallibile sia del soggetto “civile”, anche attraverso procedure di allerta “confidenziale” laddove vi siano ragionevoli margini di recuperabilità dell’equilibrio economico-finanziario del soggetto sovraindebitato.