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Il Gufo, brace, vino e champagne nel centro storico di Avellino.

Mangiare e bere bene, in un contesto accogliente e ben popolato. Basta davvero poco a rendere piacevole una serata. Specie in una città come Avellino, apparentemente sonnacchiosa, ma alla continua ricerca di contatti, di quello stare insieme che fa la qualità della vita.

C’è un luogo, in particolare, che negli ultimi cinque anni, nel centro storico di Avellino,  si è ritagliato uno spazio di rilievo tra il cosiddetto popolo della notte, quello che ama uscire per generare relazioni, divertirsi senza trascurare i piaceri della tavola.

E’ il Gufo brace e vino di Sabatino Riccardi, un piccolo scrigno di sapori che intrigano, stuzzicano, incuriosiscono.

Passione e ricerca sono le leve su cui Sabatino ha costruito il suo successo, diventando un po’  il trascinatore in quella zona della città.

Sabatino Riccardi, il centro storico di Avellino continua ad essere una bella incompiuta. Tante potenzialità che però non vengono espresse a pieno. Come mai?

“Si, è una zona bella che, però, per motivi diversi, è abbandonata a se stessa e non decolla. Ecco perchè il Gufo, insieme ad altri operatori del settore che gravitano in zona, ha scelto di promuovere il centro storico attraverso eventi e manifestazioni che possano creare aggregazione e curiosità in questo spicchio di città”.

Il Gufo è oggi una bella realtà in via Nappi ad Avellino. Non è facile affermarsi e soprattutto confermarsi come sinonimo di buona cucina e buona accoglienza. Qual è stato il vostro segreto?

“Ci siamo affermati per la brace nazionale e internazionale ma anche per l’ampia cantina. Chi vuol mangiare carne, ormai sa che c’è un riferimento nel centro storico di Avellino dove può trovare una vasta scelta di tagli non proprio comuni”.

Presentare piatti di carne alla brace è una bella sfida.

“La cultura della carne alla brace si sta diffondendo molto. Sempre più persone escono con un’idea precisa. Che non è la fettina, ma una Fiorentina, una Picanha, un Rib Eye. Insomma, ci si siede a tavola con un’idea precisa. Ed il fatto che in tanti ritornino significa che l’offerta ha saputo soddisfare la domanda”.

Perché la vostra carne viene particolarmente apprezzata?

“Usiamo carne marezzata con una frollatura di 30 giorni nello stagionatore. Il che significa rilassamento delle fibre, perdita di durezza, a tutto vantaggio del sapore. Tutti passaggi che l’intenditore ormai comprende. E apprezza”.

Insomma, ad Avellino aumentano gli intenditori di carne alla brace. E con il vino, come la mettiamo?

“Anche rispetto ai vini, negli ultimi anno noto che è cresciuta molto la cultura del bere. La nostra cantina vanta 250 etichette di tutte le regioni italiane, con riferimenti anche alla Francia, alla California, all’Argentina e ai migliori vini internazionali. E posso dire che, pur vivendo in una terra di vini per eccellenza, ci sono serate in cui non serviamo nemmeno un bicchiere di Aglianico!”.

E’ il caso di dire che il 2018 per Il Gufo si chiude…con il botto. Un botto che ha il sapore delle bollicine francesi per eccellenza, quelle del Veuve Clicquot. Una bella soddisfazione ma anche una nuova sfida.

“Il nostro locale è stato selezionato dalla maison francese per poter fregiarsi del titolo di locale Clicquot, autorizzato ad utilizzare il nome del prestigioso Champagne. Siamo stati selezionati per la qualità dei nostri prodotti, per il servizio, per la location che era in linea con i parametri che l’azienda cercava.

Per me è stata una piacevole sorpresa, ma anche una bellissima sfida, quella che nasce dal poter abbinare alcuni piatti della nostra Irpinia alle più celebri bollicine francesi”. 

  • Gufo Brace e Vino – Carni dai Tagli Pregiati, Affettati Re Norcino, Formaggi Carmasciando, Vini di Altissima Qualità – Locale selezionato Veuve Clicquot, è il luogo ideale per un aperitivo, eccezionale per una cena e rilassante per un dopo cena.
  • Per informazioni e prenotazioni +39 377 946 1156. (Apre solo di sera)

Il Gufo è situato nel centro storico di Avellino, sulla scalinata di via Nappi n.24, a pochi passi dalla torre dell’orologio.

I Migliori Bar di Avellino dove bere un Buon Caffè.

Un’esigenza e un desiderio, un rito e un’abitudine. A cui non si rinuncia mai. Quello con il caffè è un appuntamento fisso, quotidiano. Che ha i suoi tempi, ben scanditi nell’arco delle 24 ore: al mattino presto, a metà giornata e nel primo pomeriggio. Ed ha anche i suoi luoghi. Come dire: a ciascuno il suo bar.

Che, poi, il rito del caffè ormai va ben oltre l’esigenza di sorseggiare una bevanda gustosa. E’ l’occasione per condividere con amici un momento (quasi) di intimità, di interrompere la routine quotidiana e staccare la testa dalle questioni lavorative. Ma è anche un’opportunità per incontrare gente, ragionare di progetti, discutere di politica e di calcio.

D’altronde, soprattutto in una città come Avellino, quante pagine di sport e, appunto, di politica sono state scritte proprio di fronte ad una tazza fumante di caffè?

I Bar storici

Ci sono bar che hanno fatto la storia della città e che pur non esistendo più mantengono inalterato il loro lustro, come l’antico Caffè Margherita o il Caffè Vittoria di Piazza Libertà, per non parlare del Caffè Roma, luogo di incontro di illustri avellinesi del passato, da Guido Dorso ad Alfredo De Marsico e Antonio Maccanico.

Altro nome rimasto nella memoria dei bar avellinesi è il Caffè Lanzara, quasi un circolo in cui si ritrovava l’intellighenzia cittadina.

Quanti aneddoti dietro una tazzina di caffè. Quante storie incrociate e confluite nella più autentica Storia della città di Avellino e non solo.

Oggi i ritmi di vita forse consentono intrattenimenti meno lunghi. Dal Caffè si è passati al Bar: già nel nome un concetto più svelto, meno meditativo. Eppure, ci sono luoghi che mantengono un loro fascino.

Scopriamo quali sono:

I Bar al Corso Vittorio Emanuele di Avellino.

Vuoi per la storicità del nome, vuoi per la centralità della posizione, vuoi soprattutto per la bontà della miscela servita.

Tra i punti fermi del primo caffè della mattina ad Avellino un nome su tutti: De Pascale al Corso Vittorio Emanuele.

Un nome storico, un must non solo per la colazione mattutina ma anche per l’ottima pasticceria il cui profumo quotidianamente inebria la strada principale di Avellino.

Una tappa fissa, quasi un atto dovuto.

Tra i bar più apprezzati del centro città, spicca senza dubbio il Mexico di Via Matteotti, il cui caffè da anni ammalia i palati più fini.

Una scoperta più recente, ma non per questo meno apprezzata, è il Nolurè, sempre in Via Matteotti che a un ottimo caffè abbina un ambiente particolarmente accogliente.

Tornando lungo Corso Vittorio Emanuele, c’è l’imbarazzo della scelta tra le preparazioni di Dulcis in Furno, che cattura l’attenzione anche grazie alla piccola pasticceria sempre fresca e accattivante, quello che per tutti è ancora il Bar Diana (anche se da anni è sotto l’effigie di Esposito) ed il Vincent Cafè che, specie nelle giornate primaverili ed estive, grazie ai suoi tavolini all’aperto è un punto di ritrovo per tanti.

Nome storico dei caffè del centro di Avellino è senza dubbio il Bar Olga, in Viale Italia, covo caldo, tra l’altro, dei tifosi dell’Avellino.

I Bar del centro storico di Avellino.

Come il Caffè Vecchia Napoli di Via Luigi Amabile dove per molti si beve il miglior caffè di Avellino.

Oltre alla molteplicità di caffè proposti (la Vecchia Napoli nel bicchiere di vetro è un must) a incidere è certamente la qualità delle miscele proposte, provenienti da torrefazioni campane tra le più apprezzate sul mercato.

In Via Trinità, altra tappa obbligata per gli amanti del buon caffè è Dolciarte, che oltre ad ottime miscele seduce il palato con cornetti e dolci freschi di impareggiabile bontà.

I Bar del Tribunale ad Avellino.

Spostandosi in Piazza d’Armi, tappa fissa soprattutto per giudici ed avvocati è il Saint Tropez, altro bar storico avellinese frequentato in particolare nel primo pomeriggio.

Poco distante il Morelli’s è un altro gettonatissimo caffè, così come il Mivida a Via Dante.

I Bar dei Cappuccini ad Avellino.

Sarà per i ricordi che evocano i luoghi oltre che per la bontà delle miscele utilizzate, fatto sta che uno tra i bar preferiti dai 40enni e 50enni avellinesi resta il Cappuccini di Via Scandone, luogo in cui negli anni si sono incrociate centinaia di storie personali.

E che dire, poi, dello storico Bar Picone, il bar dello sport per eccellenza in città.

Tra i più giovani, complice una ottima pasticceria, l’appuntamento è al Geck’o, per tutti semplicemente la torteria.

Chi ama abbinare il Caffe (un ottimo illy) ed un buon prodotto artigianale da forno come Cornetti, crostate e muffin oppure una pizzetta sceglie il Forno Capasso , di fronte al Liceo Classico Pietro Colletta.

I Bar dell’hinterland di Avellino.

I bar, come detto, sono luoghi di incontro per eccellenza, al punto che in ogni quartiere c’è un punto di riferimento ben riconoscibile. Difficile fare un elenco esaustivo.

Ma, certamente, a San Tommaso il Bar del distributore di benzina Esso è tra questi, come il Play Boy a Contrada Baccanico, il Bar del Sole a Via Tagliamento.

In Via Pasquale Greco, nei pressi della curva sud dello stadio Partenio-Lombardi, il Firme Cafè è un ottimo luogo di incontro oltre che il posto ideale per gustare una fumante tazza di caffè dall’aroma intenso.

Nella zona di Contrada Baccanico, meritano una segnalazione il Bar Pizzeria Broadway, noto ritrovo di tifosi dell’Avellino calcio, e la Caffetteria Memory, nel palazzo che ospita gli uffici di Equitalia.

Così come, spostandosi sul lato opposto, agli inizi di Contrada Amoretta (alle spalle della curva nord dello stadio) il Madai è ormai da anni una tappa fissa per gli amanti del buon caffè.

Nonostante la posizione non proprio centrale, sono in tanti quelli che non rinunciano a gustare il caffè del Bar Moccia, nei pressi del casello autostradale di Avellino Est.

I Bar della Notte ad Avellino.

Chi al caffè non rinuncia durante le ore notturne, ad Avellino sa di poter avere dei punti di riferimento certi e soddisfacenti.

Se un tempo, per il caffè di mezzanotte, era in voga raggiungere il bar dell’area di servizio dell’autostrada A16, a cui in tanti accedevano dall’ingresso di servizio sul ponte in contrada Sant’Eustachio, oggi sono diversi i bar per gli amanti della notte.

A cominciare dal Morelli’s in Piazza d’Armi, in servizio permanente tutta la notte. C’è poi Voglia ‘e cafè, sul prolungamento di Viale Italia, ultima tappa prima di andare a letto, e il Dolce Vita, in Via Brigata Avellino.

Nei fine settimana in particolare, il Geck’o di Via Scandone accoglie pubblico giovane fino a tarda notte, così come il Cafè Margherita a Torrette di Mercogliano.

I Bar di Mercogliano.

Altri nomi che per tanti avellinesi risuonano come sinonimo di caffè di qualità si trovano proprio a Mercogliano.

A cominciare dal Bar Texas, punto di riferimento per la prima colazione del mattino e non solo.

All’uscita del casello autostradale di Avellino Ovest, in continuo fermento sono i baristi del Grand Hotel Irpinia, la cui miscela ha quel qualcosa in più che soddisfa anche i palati più esigenti.

Nel centro di Mercogliano, poi, Il Caffè det Santi è  un must nelle calde giornate estive con i suoi tavoli all’aperto.

I Bar di Atripalda.

Spostandosi ad Atripalda, i migliori caffè sono concentrati intorno alla Piazza Umberto I. Le Cliquot è considerato tra i più buoni non solo dagli atripaldesi, così come Dulcis in Furno, che oltre a ottimi caffè viene prediletto per la pasticceria e, soprattutto, i gelati.

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L’elenco proposto più che una graduatoria oggettiva è da considerarsi un vademecum soggettivo, un suggerimento senza alcun carattere di ufficialità. Le citazioni nascono sulla scorta di esperienze dirette (basate sul gusto che, ca va sans dire, ha carattere esclusivamente personale) e sul numero e la qualità di giudizi e valutazioni espressi dagli utenti della rete attraverso siti specializzati (es.: Tripadvisor) e social network (es. Facebook). Tenuto conto di ciò, chiunque può esprimere le sue valutazioni, magari suggerendo le proprie preferenze condividendo e commentando questo articolo sui social. Possibilmente in un clima di civiltà e di svago, che poi è quello che caratterizza tutte le pagine di Agendaonline.it.

Aperitivo ad Avellino? Tra Vino & Drink: i migliori locali dove andare !

Una moda dilagante, che si è affermata nel segno del gusto e della buona compagnia.

Certo, il nonno stenterà a comprendere che ad Avellino, alle 20.30, si esce per andare a fare l’aperitivo, lui che era abituato a chiamare così quell’analcolico da sorseggiare prima di cena.

Ma tant’è, l’evoluzione dei tempi si misura anche con il mutare delle abitudini.

Che in fatto di aperitivo hanno subito una vera e propria rivoluzione.

L’aperitivo, infatti, è oggi quasi un surrogato della cena, con i locali che accompagnano a vini, spumanti e cocktail sfizi gastronomici in grado di soddisfare i palati più fini.

Locale che vai, formula che trovi.

Ma la sostanza, quella no, è fissa: un aperitivo di successo deve garantire la presenza di bella gente, una varietà gastronomica (che tra l’altro invoglia a bere) ed un intrattenimento musicale a la page.

Ad Avellino l’aperitivo ha le sue tappe ed i suoi giorni fissi.

Ecco, dunque, una mappa attraverso quelli che sono considerati i locali più cool in cui è possibile trascorrere, con la scusa dell’aperitivo, una serata intrigante.

Il mercoledì sera ad Avellino

Food, music & wine sono gli assi su cui si basa l’offerta del Dejavù, in via Duomo, una delle più brillanti esperienze della notte nel centro storico di Avellino.

L’aperitivo del giovedì sera ad Avellino.

Il giovedì sera, la tappa fissa è al “Gufo Brace & Vino” in via Nappi che, soprattutto nei mesi estivi, sfrutta lo spazio esterno in cui diventa piacevole ritrovarsi per bere un buon bicchiere di vino e degustare gli assaggi proposti dallo chef.

A rendere frizzante l’atmosfera curata dal patron Sabatino Riccardi sono poi le selezioni musicali che vedono in consolle alternarsi alcuni dei più affermati dj avellinesi e napoletani.

L’aperitivo del venerdì sera ad Avellino.

Un appuntamento fisso, il venerdì sera, è al Bar Cappuccini di via Scandone, dove gli aperiparty di Maria Grazia Urciuoli e Carmine Cucciniello sono ormai una consuetudine.

Intorno al grande bancone del bar si ritrova la movida avellinese per lasciarsi sedurre dalle preparazioni culinarie, dalle proposte della cantina e per ballare sulle note dei più apprezzati dj. (attualmente chiuso per ristrutturazione)

Rimanendo in zona, per chi non voglia rinunciare a un buon aperitivo ma predilige ambienti più intimi, il Forno Capasso è la soluzione che mette d’accordo l’esigenza della gola con quella della testa.

L’aperitivo domenicale è di casa, almeno una volta al mese, anche al Mon’e di via Mancini, dove è davvero un piacere lasciarsi trascinare dai ritmi della musica dal vivo sorseggiando un buon bicchiere di vino versato da Laura Ronconi accompagnato dai piatti di Massimiliano Montano.

Aperitivo e musica dal vivo ad Avellino.

Serate a tema, concentrate soprattutto il giovedì, il venerdì e la domenica, sono quelle che presenta l’Ultrabeat Cafè in via Cannaviello, altra tappa obbligata per chi abbia voglia di abbinare buon gusto e buona musica.

Chi, in breve tempo, sta scalando posizioni nella classifica dei luoghi del divertimento della notte avellinese è il Que Sabroso Tinto y Yamon, in via Brigata Avellino.

Una curata carta dei vini che fa il paio con le proposte gastronomiche è il miglior biglietto da visita per il locale di Mario Dell’Anno in cui non manca la musica dal vivo per completare l’offerta di svago in città.

Accoglienza, fantasia e raffinatezza sono invece le parole d’ordine che accompagnano gli aperitivi del Nolurè, in via Matteotti.

E per chi abbia voglia del più classico degli aperitivi, quello che un tempo, per intenderci, era un must al Frap’s ?

Beh, la scelta non può che ricadere su uno dei bar che si affacciano sul Corso Vittorio Emanuele, da Dulcis in Furno a De Pascale fino al Vincent e al Bar Olga.

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I peggiori bar Avellinesi: quando l’Aperitivo è un Incubo.

Diciamocelo chiaramente, al Sud, ed in Irpinia, l’aperitivo è una forzatura, l’happy hour, poi, è una mistificazione.

Noi non sorseggiamo, noi beviamo forte. Noi non “spizzicchiamo”, se stiamo davanti al cibo, dobbiamo mangiare.

Il primo errore, il più odioso, sta proprio in questo: l’imitazione e l’adeguamento.

Aperitivo al Nord

Al Nord si fa l’aperitivo per sostituire la cena, anche perché dopo 9 ore di lavoro vero, magari un bicchiere e uno spuntino è un’esigenza fisiologica più che ludica.

Aperitivo ad Avellino

Da noi già l’orario in cui ci si presenta ad un aperitivo sa di cena. Qualcuno ad Avellino ci ha provato ad imbandire banconi e tavoli con stuzzichini già a partire dalle 18.

Se poi gli avventori arrivano alle 22 è evidente che più della metà delle portate sarà immangiabile.

Il secondo errore, concettuale, dunque è dei clienti, ma non è un’attenuante.

Aperi…Cena

Diamo per scontato che ormai il termine è passato, per le motivazioni di cui sopra. Per cui l’aperitivo è stato soppiantato dalla più soddisfacente Apericena e non è dunque esclusiva proposta di bar e chioschi.

Ristoranti, pizzerie e talvolta anche negozi di piccola gastronomia si cimentano. Pochi quelli che ci riescono.

AperiSale o AperiPepe ?

Il primo grande difetto dell’apericena dei locali è che non si sa mai dove finisce l’aperitivo e dove inizia la cena. E soprattutto a che ora.

Il secondo problema riguarda l’uso non sempre parsimonioso del sale e del pepe o del peperoncino.

Gli stuzzichini devono accompagnare il “buon bere” non ardere la gola dei clienti nella speranza che bevano di più.

Aperitivo o apericena che sia, purtroppo, sono diventati entrambi eventi.

L’aperitivo dovrebbe essere una consuetudine, una proposta costante. Da noi è un evento con cadenza settimanale se va bene.

Quello con tanto di inviti, locandine, evento social è un party.

L’aperitivo è informale. farlo diventare una serata di gala sa di provincialismo estremo.

L’assalto al buffet…

Bevo per rendere gli altri interessanti.
(George Jean Nathan)

La terza odiosissima circostanza è data dall’assalto alla diligenza, perché, per mantenere i costi dell’aperitivo (lo si può trovare anche a soli 3-4 euro), non sempre gli accompagnamenti proposti sono sufficienti a sfamare tutta la clientela ed appena i cibi fanno capolino si materializza al buffet una folla degna della Processione di Santa Rosalia a Palermo.

Ed allora, con un bicchiere in mano ed un’altra occupata a tenere il piatto da riempire, con i gomiti larghi a mo’ di blocco di basket, ci si chiede se vale la pena passare per l’aperitivo prima di sedersi a tavola per la cena.

L’aperitivo servito al tavolo.

Altro  errore tutto a carico degli esercenti, è l’aperitivo con il servizio al tavolo. Non basta mettere “a la cart” i classici gingerini.

Chi viene a prendere l’ordinazione per un happy hour deve avere la capacità di proporre drink e abbinamenti.

I prezzi devono essere chiari, e soprattutto l’accompagnamento delle pietanze, dagli snack alle pietanze vere e proprie deve essere sufficiente.

Alzate il prezzo, non fate alzare i clienti, non torneranno più.

Se volete risparmiare nell’offerta culinaria è meglio che rinunciate a proporvi come locale dove fare un aperitivo.

Se ordino un bicchiere di vino, soprattutto se un rosso robusto, aglianico per esempio, o un bianco deciso, Greco di Tufo, dovete farmi “fare la base”, altrimenti rischio di essere molesto a causa del tasso alcolemico.

Se vi limitate a due tarallini e qualche tartina, se sono un cliente assennato devo pagare ed andare via, se le pietanze sono equiparate a quello che sto bevendo potete sperare che il mio ordinativo venga replicato anche più di una volta.

Martini e olive è un classico, ma al di là del carattere vintage non ha più nulla. L’aperitivo deve rinnovarsi, nei liquidi e nei solidi.

Del resto si sa, il guadagno è sulla roba da bere, e per far bere i clienti occorre farli mangiare.

Le mode non si subiscono, si fanno.

Il buffet o il servizio gastronomico deve seguire la stagionalità.

Porchetta e peperoni piccanti andranno bene da dicembre a febbraio, ma a luglio risultano quanto meno fuori stagione.

Barman e barwoman sono mestieri, vanno adeguatamente pagati e non ci si improvvisa.

In breve

  • Fare la faccia strana per un negroni o magari sentirsi chiedere consigli su cosa utilizzare per farlo e in che proporzione fa passare la voglia dell’aperitivo.Al massimo in quel bar potete apprezzare un crodino.
  • Redbull e vodka non è un aperitivo. Non è nemmeno una bevanda. Non si sa bene cosa sia. Chi la ordina per aperitivo non merita di essere servito. Se al banco arrivano troppe richieste di questa melassa indistinta dolce significa che state sbagliando qualcosa.
  • Le pizzette e le tartine, così come la patatine ed i tarallini non possono essere serviti dopo un’ora che sono stati all’aperto.
  • Se non potete permettervi di cambiare i vassoietti e buttare quello che c’è dentro, proponete il caffè, non l’aperitivo.
  • Il prezzo fisso, anche ritoccato verso l’alto va bene. Fa selezione, ma chiedetevi se siete all’altezza della selezione che immaginate di fare col prezzo.
  • Se il vostro locale non sta sul Canal Grande, sulla terrazza di Posillipo, su piazza Navona non potete permettervi “coperti” e “servizio” da mille e una notte.
  • Adeguate il prezzo alla location, altrimenti i clienti continueranno a scegliere il locale di fronte, sebbene somigli al peggior bar di Caracas.
  • L’aperitivo, quello vero, si fa dalle 18.00 alle 20.00 (limite massimo). Prima è spuntino, dopo è cena. E’ un rito non una corsa.

Prendetevela comoda !

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Tra Vinerie e bistrot, ecco dove andare stasera ad Avellino

Il periodo invernale, in modo particolare, rappresenta il momento dell’anno nel quale i locali cittadini si riempiono.

Sicuramente perché escludendo i luoghi all’aperto, diminuendo le uscita fuori porta, desiderando evadere dalle mura casalinghe che a lungo possono divenire claustrofobiche, ciò che resta è proprio ritrovarsi in un luogo chiuso ben fornito di tutto ciò che può rendere una serata o una qualsiasi altra occasione della giornata gradevole.

Per questo le sale cinematografiche si tornano a riempire, come pure bar e caffè, ristoranti, ma anche e soprattutto una categoria di locali che sta continuando ad andare per la maggiore.

In giro per Avellino tra vinerie e bistrot

Si tratta di quelli che uniscono una ristorazione più tipica di un vero e proprio Ristorante, ma ben più impegnativo, e un’ampia offerta di situazioni leggere e conviviali che più convengono all’esperienza di un Caffè.

Insomma, non facilmente catalogabili ma senza dubbio desiderate come soluzioni che uniscono cibo, bevuta e ambiente rilassato e conviviale adatto a ogni circostanza.

Sono le vinerie e i bistrot, le prime che nascono come luoghi del buon bere ma che diventano anche e soprattutto luoghi di incontro e chiacchiere tra un tagliere di salumi, un ricco aperitivo, una degustazione a tema; le seconde che, pur nascendo con l’accezione francese di “piccola osteria” ma assumendo con il tempo quella di “piccolo caffè”, oggi rappresentano di più un luogo che fondamentalmente unisce le due cose.

Avellino offre un gran numero di luoghi che rientrano in queste due “etichette”. Iniziamo con il centro storico.

Dejavu

Il Dejavu di Mirko Gizzi è una vineria con ristorazione, locale molto intimo e caldo nei suoi ambienti, da qualche anno ormai un punto di riferimento per la movida serale avellinese, ideale per trascorrere piacevoli serate in compagnia degustando un ottimo calice di vino ad accompagnare un aperitivo o una prelibata cena.

Una sala per le cene con oltre 30 posti a sedere, il Wine Bar per assaporare la ricca selezione di vini presenti e per i saporiti aperitivi della casa, e infine il privè, ideale per cene romantiche e per chi desideri ritagliarsi un angolo di assoluta tranquillità, compongono gli spazi del Dejavu.

  • Dejavu è in via Duomo, 13 ad Avellino.

DWine

Poco distante troviamo il DWine, con vineria e piccola ristorazione di qualità, locale perfetto per trascorrere una serata in piena rilassatezza gustando prodotti e vini di eccellenza.

Il locale di Renato Pergola che fa della ricercatezza degli alimenti offerti e delle etichette proposte il suo punto di forza, trovando riscontri positivi e vantando ottime recensioni da una clientela di ogni età.

  • DWine è in Vicolo Sapienza (Piazza Libertà), 11 ad Avellino.

Sughero

Sempre nella stessa area del centro storico troviamo Sughero, un bistrot che propone piatti molto ricercati e finemente preparati abbinandoli a un’ampia offerta di vini di elevato livello.

La location si presenta elegante e accogliente al tempo stesso.

Anche in questo caso un locale che racchiude una molteplicità di esigenze, dal buon cibo, al buon vino, al semplice piacere di stare insieme brindando con un aperitivo.

  • Sughero è in via Chiesa Conservatorio, 22 ad Avellino.

Il Gufo

In centro storico troviamo ancora Il Gufo, che da qualche anno si è attestato tra i locali più amati da coloro che desiderano sapori autentici e ambiente accogliente.

Una cucina quella di Sabatino Riccardi intesa come ricerca, con una grande attenzione all’approvvigionamento della materia prima, in particolare delle carni che ne sono protagoniste assolute insieme alle etichette ricercate. Irresistibili sapori e giusta atmosfera si fondono.

  • Il Gufo è in via Nappi, 24 ad Avellino.

Hirpinian Cluster

Girovagando per le vie della città troviamo poi Hirpinian Cluster, il bistrot di Piero Lo Vuolo può vantare un ambiente estremamente familiare, oltre a una scelta di piatti tipici irpini da gustare con uno dei tanti vini proposti di qualità.

Piace molto sia per aperitivo sia per cena, in quanto apprezzato soprattutto per la piacevolezza nel sedersi e poter chiacchierare in tutta libertà mentre se ne gustano i sapori. Perfetto per chi ama i sapori più veraci e tipici dell’Irpinia.

  • L’Hirpinian Cluster è in via Luigi Amabile, 2 ad Avellino.

Godot Art Bistrot

Conserva la tipica accezione di piccolo caffè alla francese il Godot Art Bistrot, tipico nel suo stile singolare tra vintage e contemporaneo metropolitano, tra singolari incontri d’arte e preziosi eventi culturali e un’offerta enogastronomica curata direttamente dalla proprietà con cura.

Sicuramente un punto di riferimento in città per la singolarità della sua essenza, che unisce alla perfezione la cultura e lo stare insieme, tra enogastronomia e vera convivialità.

  • Il Godot Art Bistrot è in via Mazas, 13/15 ad Avellino.

Que Sabroso

Il Que Sabroso, sempre in centro città, è un altro locale molto amato da un vasto pubblico di estimatori della buona cucina in un ambiente confortevole e informale.

La steak house di Mario Dell’Anno propone carni selezionate, ma anche pizze e taglieri per aperitivi e serate sfiziose, e un vasto assortimento di etichette prelibate completano l’offerta.

Un locale che continua a essere riferimento in città per una clientela di ogni età che voglia svagare la testa con una serata piena di spensieratezza.

  • Il Che Sabroso è in via Brigata, 41 ad Avellino.

MON’e banco e cucina

A quattro passi dal Corso Vittorio Emanuele è davvero un piacere lasciarsi trascinare dai piatti di Massimiliano Montano sorseggiando un buon bicchiere di vino versato da Laura Ronconi. 

A metà strada tra una vineria ed un bistrot, questo locale si caratterizza per l’accoglienza, l’atmosfera informale ed i piatti irpini e campani.

Mon’e Banco e Cucina è in Via Mancini 15/17 ad Avellino

Cappuccini

Spostandoci, infine, in zona Cappuccini, nei pressi del liceo classico “Colletta”, c’è il Bar Cappuccini con la sua nuova saletta bistrot che piace e convince.

Ormai super affermato tra i locali cittadini, affollato in estate come in inverno, il noto Bar funge da ritrovo prediletto di giovani e meno giovani, per una bevanda calda come per un aperitivo, fino alla piccola gastronomia artigianale da consumare in un ambiente contemporaneo e molto glamour.

  • Il Bar Cappuccini è in via Scandone ad Avellino.

Hai un ristorante, un bistrot o una vineria ?

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I migliori Pub di Avellino dagli anni ’80 ai giorni nostri.

Il pub, diminutivo nella terra d’origine di public house, è un modello importato dal Regno Unito esploso a cominciare dagli anni ’80.

In Irpinia si è radicato e rafforzato, incontrando, soprattutto grazie ad alcune esperienze di successo, il favore degli avventori.

Se all’inizio erano soprattutto i giovani a prendere d’assalto quelle che, solo per un breve periodo a dire il vero, da noi presero il nome di paninoteche, oggi al pub è possibile incontrare diversi target, con un’età compresa tra i 20 ed i 50 anni.

Negli anni ’80, antesignano dei moderni pub nella città di Avellino fu l’Hot Shit, a via Zigarelli, molto frequentato non solo dai liceali ma anche dai militari di leva della Caserma Berardi.

Tra le prime esperienze ad Avellino di pub in stile anglosassone ci fu l’Irish Museum in via De Conciliis ad Avellino. Una autentica novità per la città frutto dell’intuizione di Gerardo Guarino.

Alla frazione Bellizzi, negli anni ’90, spopolava lo Sherlock Holmes di Maria Pia  Salvati e Giovanni Ventre il primo a proporre un servizio chat che consentiva di mettersi in contatto con amici sparsi in Italia e all’estero, mentre a Mercogliano a fare da apripista fu l’Happy Chef (tuttora in attività), che si propose però in una chiave meno inglese e più americana.

Tra i pub storici di Avellino e del suo hinterland, impossibile non citare il Quo Vadis di Atripalda, che in pochi mesi divenne il sinonimo per eccellenza, in provincia di Avellino, di un modo nuovo di fare gastronomia e che ancora oggi attira un discreto pubblico che ne continua a decretare il successo.

Nel centro storico, di moda per un lungo periodo nei primi anni 90 il Coors dei fratelli Pergola e il Soul Club ancora attivo e che da poco ha cambiato gestione e nome in GiuAlè Soul Pub.

Ottima cucina, specialità alla brace e tanta buona musica dal vivo sono il marchio di fabbrica del Double Bro di via Pianodardine ad Avellino, un punto di riferimento in città per chi intenda trascorrere serate in buona compagnia, degustando ottimi piatti accompagnati da una selezione di birre internazionali e ballare sulle note della live music di interessanti gruppi emergenti.

Successo che, invece, rimanendo sempre ad Atripalda, accompagna ormai da anni, su scala regionale (ma non mancano gli avventori che provengono ormai anche da fuori regione), il pub L’Ottavo Nano, specializzatosi nella selezione delle birre artigianali e per questo divenuto la meta prediletta dagli amanti del genere, grazie alla sua fornitissima cantina.

Poco distante, a Manocalzati, ecco un altro di quei locali entrati di diritto nella nomenclatura dei pub irpini: il Queen’s Castle, caratterizzato da quel tocco vintage che rende particolarmente accoglienti gli ambienti.

Fino a qualche anno fa, per molti dire pub in provincia di Avellino significava far riferimento al Bier Hall di Contrada, tra i primi locali ad affermarsi per le diverse opportunità di svago proposte.

Come anche. soprattutto tra i più giovani, da qualche anno, dire pub significa dire The Tales Pub, il locale di Solofra che, complice anche la vicinanza con il campus universitario di Fisciano, è diventato un piacevole punto di incontro dove gustare degli ottimi piatti.

Più raccolto nelle dimensioni e con la classica atmosfera dei pub tipicamente inglesi è il Jack Old Pub di via Appia ad Atripalda che presenta una buona cucina e una buona selezione di birre, così come, a poca distanza, il Camelot.

Tra le novità in tema di pub ad Avellino, in forte ascesa sono le quotazioni del Macpherson Scottish Pub di via Matteotti, caratteristico nel suo stile british e con un menù particolarmente ricco e gustoso, e del Tuke a Viale Italia.

Sempre in città, buone referenze anche su TripAdvisor hanno l’Old Style di via Zoccolari e il Kinsale pub di via Brigata Avellino.

A Monteforte Irpino, in località Alvanella, in ascesa le quotazioni del Moody, locale in stile industrial che oltre a sfornare ottime pietanze e panini con carni di eccellente qualità, propone una innovativa linea vegana.

In provincia sono diversi i locali che attirano pubblico giovane e non solo.

Impossibile non citare il Brauhaus di Volturara, pub in stile bavarese, il Bavaria e il The Black Rose di Ariano Irpino, il Johnnie Walker a Montella e il Good Food di Grottaminarda con la sua ambientazione a stelle e strisce.

Meritano una citazione anche i pub  The Shire (Sant’Angelo dei Lombardi) , Filiberto’s  (Mirabella Eclano), Double Jack  (Calitri) ed il Muud (Sirignano).

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L’elenco proposto più che una graduatoria oggettiva è da considerarsi un vademecum soggettivo, un suggerimento senza alcun carattere di ufficialità. Le citazioni nascono sulla scorta di esperienze dirette (basate sul gusto che, ca va sans dire, ha carattere esclusivamente personale) e sul numero e la qualità di giudizi e valutazioni espressi dagli utenti della rete attraverso siti specializzati (es.: Tripadvisor) e social network (es. Facebook).
Tenuto conto di ciò, chiunque può esprimere le sue valutazioni, magari suggerendo le proprie preferenze nel modulo dei commenti sottostante.
Possibilmente in un clima di civiltà e di svago, che poi è quello che caratterizza tutte le pagine di Agendaonline.it.

I venerdì del Gufo: Dario Guida DJ con i vini Sertura

Sei sicuro che ad Avellino non ci sia nulla da fare ?

Contro il solito “non c’è niente da fare” e il frequente “se esco tardi la sera dove vado?”, Il gufo ad Avellino, nota braceria del centro storico di Avellino, fattasi apprezzare in questi anni per la qualità dei suoi prodotti e per la sua ricca offerta gastronomica che esalta i sapori del territorio, sfodera la sua proposta del Venerdì sera dell’Immacolata.

Venerdì sera al Gufo con i Vini Capolupo.

Metti una serata di inizio dicembre, come ad esempio venerdì 8 dicembre, le prelibate e ricercate creazioni gastronomiche di uno dei locali più apprezzati nel cuore storico di Avellino, gli eccellenti vini DOCG dell’azienda vinicola Sertura, la classe musicale del celebre disk jockey napoletano Dario Guida ( DJ resident della discoteca La mela di Napoli il sabato e della cena spettacolo del giovedì del ristorante Rosolino di Napoli ed il format e la comunicazione creato ed applicato da un veterano del by-night avellinese come Lino Sorrentini….

Il risultato? Una Cena spettacolo ed un AperiGufo tutto da assaporare, da degustare e ricordare.

<<Il nostro desiderio – ci spiega il titolare Sabatino Riccardiè quello di offrire alla cittadinanza un luogo comodo, intimo e accogliente in pieno centro cittadino, che accolga coloro che decidono di voler cenare in prima serata ed anche chi vuole uscire un po’ più tardi solo per rilassarsi sorseggiando un calice di vino e per chiacchierare con gli amici. Il tutto con uno stile semplice e casual, che faccia sentire ogni nostro ospite come se fosse a casa propria>>.

Cena Spettacolo con Dario Guida DJ

Nella serata di Venerdì 8 dicembre nella magica atmosfera del centro storico sulla scalinata di via Nappi, le prelibatezze dell’ enogastronomia irpina si incontrano con il ricco repertorio musicale del DJ Dario Guida per un happening dedicato alla più bella musica revival e non solo da vivere in modo elegante e spensierato  in compagnia dei propri amici.

Chi opterà per la cena con la formula Dinner ed il tavolo riservato, sarà deliziato da 3 portate extra mentre l’Aperigufo prevede un menù a buffet da leccarsi i baffi prodotto in casa dallo chef.

Una formula ideale per chi desidera trascorrere una tranquilla serata fuori casa anche durante la settimana in un luogo centrale e comodo da raggiungere.

Le serate del venerdì sera sono sponsorizzate e si avvalgono dell’assistenza tecnica di AEFFE Servizi.

Dove si trova il Gufo ad Avellino ?

Il “Gufo” si trova in pieno centro storico ad Avellino sulla scalinata di via Nappi. 

Prenota il tuo tavolo chiamando il numero 347.6246171 e inserisciti nella lista dell’evento su facebook.

Al Forno Capasso,bevi 10 caffè ed avrai in omaggio 125 grammi di caffe Illy per Moka!

Un concept store del gusto, un luogo in cui, grazie all’accogliente atmosfera (ma anche agli inebrianti profumi) si finisce per intrattenersi molto più a lungo del tempo necessario all’acquisto di un semplice prodotto da forno.

E’ proprio questo il punto di forza del Forno Capasso, in via Scandone ad Avellino: la poliedricità e la capacità di rispondere in maniera sempre esaustiva alle richieste di una clientela che cambia con il volgere delle ore e che trova sempre una risposta adeguata alle richieste del momento.

Da un forno ci si aspetta che sforni pane, panini e pizze.

Colazione al Mattino

Il Forno Capasso va oltre, ponendosi ormai come un riferimento anche per chi non rinuncia ad una colazione gustosa alle prime ore del mattino o ad un ricco aperitivo prima di pranzo o, nel tardo pomeriggio, dopo una intensa giornata di lavoro.

Take Away a pranzo

E che dire, poi, delle proposte quotidiane rivolte a chi, non avendo molto tempo a disposizione in pausa pranzo, va alla ricerca di piatti veloci senza rinunciare al buon sapore e alla qualità.

Insomma, al Forno Capasso, ogni momento della giornata ha il suo angolo di gusto.

Pausa Caffè ? Illy !

Tra questi, a conquistare una crescente “quota di gola” è lo spazio dedicato al caffè che ad Avellino, come un po’ in tutta la Campania, è un vero e proprio rito, che ha i suoi ritmi, le sue abitudini, i suoi tempi.

La differenza, naturalmente, oltre all’accoglienza, al servizio, alla possibilità di sfogliare un quotidiano, la fa la qualità della materia prima.

Che al Forno Capasso è griffata Illy, una delle storiche torrefazioni italiane, nelle tazzine sin dal 1933.

La promozione Capasso “Illy 10 e lode”

Proprio in collaborazione con la casa triestina, Forno Capasso premia i suoi più fedeli clienti, con una iniziativa che già in passato ha riscosso ampi consensi.

Bastano dieci caffè gustati presso il punto vendita di Via Scandone ad Avellino, infatti, per ricevere in omaggio una confezione di Illy Caffè per Moka da 125 grammi, per rivivere l’aroma del buon caffè anche a casa.

Le scelte eccellenti meritano sempre un premio !

  • Forno Capasso: via Scandone 19 ad Avellino, di fronte al Liceo classico Pietro Colletta. Telefono 0825 191 2531.

I peggiori Ristoranti Avellinesi, 12 motivi per dire: Cucina da Incubo.

Una cena galante, un pranzo di lavoro, una “reunion” enogastronomica tra amici, un’allegra serata in famiglia, può trasformarsi in un incubo che si ripercuote sulla digestione e sui rapporti.

Talvolta è colpa della location scelta, o magari incontrata lungo il tragitto.

I dodici madornali errori concettuali e concreti più frequenti nei locali di Avellino e non solo, che rischiano di rovinare tutto sono arcinoti.

Nessuno può dirsi così fortunato da non essere mai incappato in una classica serata da dimenticare o in una più televisiva quanto poco auspicabile“cucina da incubo” che fa sbottare anche al più tollerante degli avventori “Mai più qui dentro”.

Il rischio per i ristoranti è grandissimo, perché, in questi casi, il “passaparola” ha un effetto negativo dirompente esponenziale, rispetto ad una qualsivoglia campagna pubblicitaria.

Ecco la dozzina di errori, situazioni e circostanze più odiose nelle quali ci si imbatte nei locali della provincia di Avellino.

Buona la prima: 

Si sa, chi ben comincia è a metà dell’opera. Se non siete pronti all’inaugurazione posticipatela.

Quando alla “prima” serata, magari pubblicizzata con tanto di evento e affissione 6X3, camerieri, responsabili di sala, lavapiatti, aiuto cuoco e chef stellati vanno in tilt, tanto che per avere una bottiglia di acqua minerale al tavolo bisogna mettersi in auto ed arrivare alle sorgenti di Monticchio, per non morire di sete, avete già buttato al vento più del 50% dell’ investimento.

Anche se dal giorno dopo sarete in grado di soddisfare i palati più sopraffini, la frittata è fatta, occorrono almeno sei mesi per cancellare la memoria dell’incidente di partenza.

Ogni lavoro va pagato: 

I camerieri sono il front-office di un ristorante. Se sbuffano, non ascoltano e si approcciano male finiranno quasi sicuramente per litigare col cliente.

Talvolta, è vero, gli avventori sono insopportabili, ma quello del cameriere è un mestiere sporco che qualcuno deve pur fare, e fare bene, Per farlo bene occorre pagarli bene.

Spesso un servizio impeccabile, copre anche “strafalcioni” fatti in cucina.

Il cameriere ideale dovrebbe essere “il primo cliente” del locale dove lavora. Spesso finisce per essere il primo artefice del fallimento.

Cosa farò da grande: 

Un pub, ma anche un ristorante, una birreria ma anche un’enoteca, una caffetteria ma anche braceria, pizzeria e specialità di pesce e cucina messicana e indiana.

Uno dei più odiosi errori è presentarsi alla clientela senza essere né carne né pesce.

Il forno e la brace hanno temperature diverse per ogni tipo di alimento. Una bistecca che sa di pesce, o è pesce spada/salmone (citazione Sibiliana) o è qualcosa di immangiabile.

Chi non si specializza finirà per fare male tutto e disorientare il cliente. Di ibridi ne abbiamo la pancia piena.

Tornare a casa travestiti da crocchè: 

Tenere puliti ed efficienti i sistemi di aerazione e tiraggio in cucina è costoso, ma gettare al vento una messa in piega da 20 euro perché si ritorna a casa con i capelli al profumo di olio Castrol è una garanzia di non ritorno.

Anche la tintoria ringrazierà, ma non rivedrete mai più il cliente. Siamo avventori, non involucri in cerca di essenza di crocchè.

Questo cosa sarebbe?

La rivisitazione spinta è l’alibi di chi non sa cosa fare. O siete Cracco, Canavacciulo, Ramsey, oppure lasciate perdere la fantasia estrema.

Ci sono piatti, pietanze, alimenti che meno ci mettete mano meglio è. Qualche esempio? Il baccalà. Le ricette tradizionali sono più di venti. Se in mille anni di storia nulla o quasi è cambiato, chi siete voi per potergli cambiare i connotati!

La tradizione che nasconde la monotonia: 

è l’altra faccia della medaglia dell’eccessiva rivisitazione. Un menù uguale da anni non è sintomo di consolidamento ma di limitata capacità ai fornelli.

Anche la tradizione si rinnova. Se a luglio come a gennaio proponete la minestra maritata o viceversa una succulenta caprese fredda, c’è qualcosa che non va.

Tutto buono ma il conto è “salato”: 

Se avete la capacità di soddisfare il cliente, perché fargli venire il reflusso gastroesofageo al momento del conto ?

Prezzi chiari sul menù, anche per le portate di giornata. Se al tavolo proponete un “fuori carta” dovete metterlo in conto alla media dei prezzi scritti.

Avere un menù turistico come specchietto per le allodole, per poi piazzare il gran gourmet al buio, è davvero odioso.

Siete ristoratori non mercanti in fiera, e noi siamo clienti non polli.

Dr. Jekyll e Mr. Hyde:

A pranzo primo, secondo frutta e acqua a 7 euro, la sera, pizza e birra per due, totale 30 euro, Qualcosa non torna.

O di giorno cucina il fratello scemo dello chef e proponete il peggio del peggio oppure i clienti della sera pagheranno anche quello mangiato dagli avventori della mattina.

Se l’equilibrio contabile non è il vostro forte, forse sarebbe il caso di pensare a qualche altra attività.

Dal Polo Nord all’Equatore: 

Si mangia, si gusta e si digerisce bene intorno tra i 18 ed i 22 gradi.

A 10 gradi si rischia una congestione o comunque una sensazione poco gradevole di freddo, a 25 si inizia a sudare nel piatto.

Non risparmiate sul riscaldamento, gli ambienti devono essere accoglienti, la scusa della caldaia rotta è vecchia come il cucco magari potete farla franca la prima volta.

Idem per i condizionatori. Se si sta male nel vostro locale il giudizio sul cibo verrà inevitabilmente condizionato.

Il giusto sta in mezzo: 

Le portate di dimensioni da “Anche gli angeli mangiano fagioli” possono solo impressionare.

Torneranno indietro per più della metà, il che non è un merito, salvo essere avvezzi al riciclo per il prossimo cliente. Lo stesso succede con queste stravaganze di tendenza finger food e concept food.

Se ho fame voglio riempire lo stomaco, non guardare una pietanza disegnata nel piatto, che solitamente ha un nome tanto lungo quanto è la sua esiguità.

In città c’era una volta un ristorante che proponeva un dolce chiamandolo fiore di vaniglia con pistillo di pistacchio gambo di cioccolata e altri lussureggianti appellativi.

Non ho mai capito il dolce dove stava. Ad Avellino, al ristorante mangiamo antipasto, primo, secondo, contorno, dolce e ammazza caffè. Voi lo sapete. Anche noi. Perché prenderci in giro?

Il titolare saltimbanco:

Una battuta è gradita, chiedere di tanto in tanto se va tutto bene ci può stare. Se vi sedete al mio tavolo raccontando le imprese dei vostri trisavoli dalle crociate allo sbarco in Normandia, forse dovrebbe passarvi per la testa che state dando fastidio.

Quando dall’antipasto passiamo direttamente al caffè, quello è l’elemento che deve farvi capire che avete oltrepassato il limite!

Se vado a cena o a pranzo fuori, forse è anche perché non voglio farmi tediare dalle domande di mia moglie mentre mastico.

Guarda che sono un tuo compaesano: 

Il vino, per chi è di Avellino è provincia non è il monolito osservato con stupore dai primati di 2001 – Odissea nello Spazio. Ne conosciamo vita, morte e miracoli, soprattutto dopo il terzo bicchiere.

Se mi vendi una bottiglia di aglianico base normalmente venduta negli scaffali dei supermercati a 5/7 euro, oltre i 15 euro mi stai defraudando. Lo stesso vale per Greco, Fiano, Taurasi, Ne conosco la bontà, ma non lo hai inventato tu.

Sii intelligente, vendi il vino giusto al giusto prezzo e soprattutto, se hai deciso di averne un tipo veramente costoso che merita quel prezzo, non tenerne una sola bottiglia giusto per esposizione, dicendomi ogni volta “ti avviso, ne ho solo una” Nessuno ha più sete di noi, ma ci sono tanti altri che hanno più bottiglie di te !

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Claudio Sciaraffa e l’arte del bartender.

A scuola di ben bere nel mito di Tom Cruise.

Dal mese di novembre dello scorso anno ad Avellino è attiva una sezione della Bartenders Bar Academy, una scuola di formazione per aspiranti barman ma anche per chi, questo mestiere, lo esercita già ed abbia voglia di aggiornarsi.

Il bartender è una figura professionale che nei bar si limita alla preparazione dei cocktail, un po’ come faceva Brian Flanagan (alias Tom Cruise) nel celebre film Cocktail del 1988 che, complice il sex appeal della star americana, fece esplodere la figura del bartender acrobatico.

A spingere affinché anche ad Avellino nascesse una scuola per apprendere i segreti della preparazione dei cocktail è stato Claudio Sciaraffa, giovane con la passione di bottiglie e shaker. 

“Bartenders Bar Academy” Avellino

“Lavoravo come barman  da 13 anni e mi reputavo già bravo – confessa Claudio – . Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di migliorare la mia formazione, avendo visto on line che altrove facevano tante cose nuove, a me sconosciute. Mi sono iscritto ad un corso di formazione con la presunzione di essere già capace: ed invece ho scoperto quanto sia importante la studiare ed aggiornarsi, in ogni settore. Ho capito che non bisogna mai dare nulla per scontato, soprattutto quando si opera dietro un bancone”.

Claudio Sciaraffa oggi è un bartender professionista, un free lance del cocktail.

Ha convinto il suo ex tutor Stefano Di Pace a puntare anche sulla piazza di Avellino per formare nuove generazioni di barman.

Grazie alla disponibilità incontrata da parte dei proprietari del Caffè Letterario di Via Brigata Avellino, la scuola è diventata in breve tempo una realtà.

“Bartenders Bar Academy” Avellino

Già cinque i corsi base organizzati, che hanno la durata di 40 ore in dieci giorni. Al termine del corso, che consta di una fase teorica ed un’altra pratica, occorre superare un esame cui segue il rilascio di regolare attestato riconosciuto dalla Flair Bartender Association.

“Se non si ha la giusta esperienza si finisce a far decidere al cliente, che addirittura a volte fornisce le indicazioni su come va fatto un cocktail – osserva Claudio Sciaraffa –. Non c’è niente di più sbagliato: chi ha la giusta formazione è in grado di guidare il cliente, di farlo bere bene, di servirgli un prodotto ben strutturato ed equilibrato. E non c’è niente di più appagante per un barman del sentirsi fare i complimenti per un cocktail elaborato. Vuol dire che si è fatto bene il proprio mestiere. Chi serve un cocktail, ma anche un whisky, deve essere in grado di indirizzare il cliente, di spiegargli cosa sta bevendo.

Se non c’è preparazione e sensibilizzazione si verificano fenomeni per me imbarazzanti, come quello dell’aperitivo alle undici di sera o della Ceres in due bicchieri!”

In pochi mesi la curiosità intorno alla scuola è cresciuta a dismisura.

Non solo da parte di giovani che vogliono cimentarsi con lo shaker ma anche da parte di barman già affermati desiderosi di sgranchirsi un po’… le mani.

“I primi a fare formazione dovrebbero essere i titolari di locali, aziende, bar – conclude Claudio Sciaraffa – e poi dovrebbero imporre la formazione ai propri dipendenti. Purtroppo al momento questa è un’utopia.”