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Antonio Lallo, una vita per il karate e la formazione dei giovani.

Oltre 50 anni di onorata carriera. In una disciplina sportiva lontana anni luce dai riflettori delle pay-tv, del gossip e degli ingaggi da capogiro.

Quando si parla di karate, ad Avellino ed in tutta la Campania il nome di Antonio Lallo è sinonimo di passione e disponibilità.

I pilastri che lo hanno condotto a percorrere mezzo secolo tra tatami, kimoni e cinture colorate con un entusiasmo che ancora oggi è contagioso nella sua estrema purezza.

Ad avviarlo al karate, nel 1966, fu il compianto Beniamino Fotino, capostipite di una famiglia che le arti marziali, ed il karate in particolare, deve averle nel dna, visti i trascorsi di Angelo, Pino ed Enrichetta e l’attuale impegno di Emilio Fotino, che continua a portare avanti i valori e gli insegnamenti del papà, ai quali si abbeverò il giovane Marcantonio nei locali della palestra Zagari di via Roma.

“Beniamino Fotino è stato il promotore del karate ad Avellino – ricorda Antonio Lallo, che tra gli anni ’80 e ’90 legò il suo nome anche alla magica stagione del by night avellinese targato Kiwi Club un grande maestro che tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 coinvolse un numero incredibile di persone, anche grazie alle sue abilità nell’organizzare eventi sportivi di assoluto livello”.

Lallo e Fotino è stato per anni un binomio indissolubile nel campo del karate in città.

“Con la famiglia Fotino ho trascorso quasi 40 anni di collaborazione, dal 1970 al 2007. Gli inizi con il papà Beniamino, poi gli anni con i figli Pino e Angelo, che fu anche campione italiano di judo, senza dimenticare Enrichetta e da ultimo Emilio, il più piccolo dei fratelli, che continua a portare avanti con grande energia la tradizione di famiglia”.

In palestra, attraverso il karate, da maestro ha formato diverse generazioni di avellinesi. Che cosa è per Antonio Lallo il karate?

“In effetti è difficile tenere il conto delle persone alle quali ho insegnato il karate. Per me il karate è la vita. Il mio lavoro è stato un altro, sono stato dipendente e consulente dell’Enel ma è stato il mio hobby che mi ha portato a fare le cose più belle che faccio”.

Formatore ma non solo. Antonio Lallo è stato anche un arbitro di successo ed oggi il figlio Davide è l’unico arbitro internazionale Fijlkam della Campania. Insomma, il karate per lei davvero non ha segreti?

“Sono stato arbitro regionale e poi nazionale mentre a livello internazionale ho arbitrato per conto della Confédération sportive internationale du travail, della quale sono stato segretario mondiale per 4 anni.

Dal 2007 sono commissario regionale degli ufficiali di gara della Fijlkam, la Federazione delle arti marziali, oltre che delegato provinciale per i settori lotta, judo e karate.

Ma la più grande passione resta sempre la formazione, specie quella con i bambini”.

Perchè oggi un genitore dovrebbe essere invogliato ad iscrivere un figlio ad un corso di karate?

“Il karate serve a stimolare i ragazzi ad essere propositivi nelle attività motorie. Perciò dico: portate i vostri figlioli nelle palestre garantite, riconosciute, perchè fanno attività motoria completa e i ragazzi crescono in maniera sana”.

Quali sono i valori di base del karate?

“Insegna il rispetto, l’autostima, la conoscenza del proprio corpo e le possibilità per il loro futuro. Il karate non è aggressività, non è rompere le tavolette.

E’ un’arte e ad Avellino ed in Irpinia ci sono tanti bravi maestri. Lo sa che proprio con uno di questi abbiamo ideato un percorso che ci hanno copiato in tutta Italia?”.

In cosa consiste?

“E’ stata un’idea condivisa con il maestro Giampaolo Santomauro, uno dei più bravi formatori ed allenatori che abbia incontrato. In palestra dove vengono i bambini, una volta al mese invitiamo i genitori a partecipare ad una lezione. Ed in quella lezione sono i bambini che diventano gli allenatori, sono loro che trasmettono ai genitori ciò che hanno appreso in palestra, dai movimenti ai colpi fino all’atteggiamento da tenere. Un momento di grande intensità. E di forte unione soprattutto”.

Dove continua ad insegnare karate oggi Antonio Lallo?

“Attualmente svolgo attività in varie palestre della provincia. Con il maestro Giampaolo Santomauro sono alla palestra Sportilia di Monteforte Irpino e alla BluFit di Torrette di Mercogliano. Ed inoltre collaboro con la società Max&Very Dance di Forino. 

Il karate è il mio mondo, la mia passione, la mia vita. Non potrei farne a meno”.

  • Per contattare il maestro Antonio Lallo e richiedere informazioni sui corsi di karate +39 345 796 8856

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Quelli del Kiwi Club di Avellino: Marcantonio.

Correva l’anno 1979. Ad Avellino si sognava con i gol di De Ponti e Mario Piga.

Da qualche anno, sull’etere viaggiavano le onde di Radio Avellino, Radio Irpinia, Radio Alfa, prime esperienze di radio libere in cui tanti giovani avellinesi con la passione per la musica portarono il loro contributo, sia in termini tecnici che artistici.

Tra questi, ad essere folgorato sulla via delle onde radio, un giovane con la passione per la musica ed il karate: Marcantonio Lallo. Pomeriggi interi trascorsi tra tatami e vinili e, poi, quella gran voglia di coinvolgere e far divertire i suoi coetanei.

In una città di provincia, ancora non ferita dal terremoto, bastava davvero poco per essere spensierati.

Un piccolo locale, qualche buon disco ed il resto veniva da sé.

Dal Black Angel al Kiwi Club, la storia di Marcantonio.

Uno dei punti di ritrovo di quello che oggi si chiamerebbe by night era in Via Serafino Soldi.

In realtà, poco più di un by afternoon: il Black Angel.

Il Kiwi Club di Avellino

“Un club privato più che una discoteca – racconta Marcantonio Lallo, protagonista in quegli anni con un gruppo di amici composto da Mario Di Lauro, Enzo Arricale, Giannantonio Oliva, Lucio De Stefano, Gianni Mura del tempo libero in città – un punto di ritrovo per il divertimento più sano e pulito che potesse esserci all’epoca. Si cominciava a ballare alle 18.30 e alle 21.30 tutti a casa. La trasgressione massima era bere un Martini, ma erano aranciata e coca-cola a scorrere a fiumi. Insomma, a raccontarlo oggi sembra davvero preistoria. Eppure, ci si divertiva e pure tanto”.

Il Black Angel chiuse le porte nel 1983. Fu una delle tante chiusure che si registrarono in Italia a seguito della tragedia del Cinema Statuto di Torino dove, a causa di un incendio, persero la vita 64 persone.

Un episodio, quello della tragedia di Torino, che fu uno spartiacque per tutti i locali di intrattenimento, molti dei quali che si rivelarono praticamente privi di qualsiasi misura di sicurezza.

Dal club Sciarada di Mercogliano al Cactus di Monteforte

Marcantonio Lallo, animato da una grande passione per la musica, portò così la sua esperienza di DJ allo Sciarada di Mercogliano.

“E qui già possiamo parlare di un locale che si avvicinava al concetto di discoteca nell’accezione moderna, anche se di fatto era un club frequentato quasi sempre dalle stesse persone, cerchie di amici – racconta – che si ritrovavano per ascoltare buona musica e per qualche lento, allora tanto di moda”.

La prima vera discoteca avellinese moderna fu il Cactus a Monteforte Irpino, assai in voga nei primi anni ’80.

Ecco il Kiwi Club di Avellino

Il Kiwi Club di Avellino negli anni 90

Ma è con la nascita dal Kiwi Club che, secondo Marcantonio, cambiò il modo di intendere il divertimento e la sala da ballo.

E cambiò anche il suo ruolo: da DJ a responsabile della sicurezza e selezionatore all’ingresso.

Ad aiutarlo nel nuovo ruolo, le phisique du role e la sua esperienza maturata con le arti marziali, di cui ancora oggi è cultore, insegnante e arbitro.

“Quella del Kiwi è stata l’avventura più bella. Centinaia di ragazzi e ragazze affollavano il locale ogni sera con il solo scopo di divertirsi. Un locale “pulito” dove ognuno faceva la sua parte per far star bene e tranquille le persone. In fondo – ricorda – , al Kiwi si andava anche perchè tutti sapevano di poter trascorrere una serata in completa sicurezza”.

Marcantonio Lallo in breve tempo divenne una figura carismatica. Amico di tutti, rispettato da tutti.

Anche (e soprattutto) da qualcuno un po’ più “caldo”.

“Qualche animo un po’ più esagitato c’era, qualcuno magari l’ho anche strattonato, ma posso assicurare che con l’arte della diplomazia, con la sola parola si risolvevano tutti i problemi. Oggi non credo funzioni più così e onestamente avrei difficoltà a ritrovarmi a svolgere lo stesso ruolo. E, poi, c’era una selezione forte, curata da Lino Sorrentini, che faceva si che il locale fosse frequentato solo da persone perbene”.

Tanti gli aneddoti che Marcantonio ricorda con estremo piacere, lui che ha conosciuto almeno tre generazioni di avellinesi avvezzi al ballo e al divertimento (non è un caso che in occasione del raduno C’era una volta il Kiwi club organizzato qualche anno fa, fu il più gettonato della serata).

Marcantonio Lallo con Lino Sorrentini

“Ancora oggi mi capita di essere fermato da padri e madri di famiglia che mi ringraziano per l’atteggiamento che avevamo al Kiwi per farli sentire a proprio agio. I nomi magari non li ricordo più, ma posso assicurare che ho ben stampate in mente le facce dei tanti ragazzi che incrociavo la sera, molti di loro oggi stimati e affermati professionisti.

Tra gli episodi più simpatici, ricordo la fatica che dovevo fare per calmare gli ardori dei giovani avellinesi quando arrivavano le animatrici da Napoli, i loro tentativi di raggiungerle nei camerini. Il tutto però sempre nella massima correttezza. Che dire, poi, di quei ragazzi che si presentavano alla porta in abiti casual quando era previsto un abbigliamento elegante e che ero costretto a respingere: quanti di loro correvano a casa a cambiarsi per poi ritornare!

E, poi, c’erano le feste della domenica pomeriggio, un evento per tutta la Campania, non solo Avellino. Gli anni del Kiwi sono stati uno dei momenti più belli per la città di Avellino. Terminata quell’esperienza nessuno è stato più in grado di ripeterla. Che peccato”.

Qualche anno fa il revival “C’era una volta il Kiwi club” organizzato da Lino Sorrentini, storico PR del locale di Via Colombo 16, riscontrò un grande successo tra gli habitué di un tempo.

Tra un amarcord ed un come eravamo. Un evento che si concluse con un arrivederci.

Che potrebbe presto ritornare.

Magari tra Natale e Capodanno quando “Quelli del Kiwi Club” ritorneranno ad Avellino da città e paesi lontani.

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