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Cosa vedere nel Centro Storico di Napoli.

Quasi 2.500 anni di storia e un patrimonio artistico di raro valore. Napoli conserva ancora oggi la testimonianza tangibile del suo passato glorioso e della mescolanza culturale che hanno consentito il proliferare di stili diversi.

Il tessuto urbano di Napoli custodisce gli elementi delle diverse epoche conferendo al sito un valore storico che ha esercitato una profonda influenza su gran parte del continente europeo.

Facile comprendere il perché della straordinaria complessità del suo tessuto urbano e della diversità dei quartieri e dei monumenti.

Delle sue origini greche rimangono poche tracce, ovvero alcune sezioni delle mura originarie, mentre del periodo romano testimonianza sono i cimiteri, le catacombe e il grande Teatro.

All’interno della Cattedrale troviamo il primo edificio religioso del periodo cristiano, la Cappella di Santa Restituita, mentre le chiese di San Gennaro e quella di San Giorgio possiedono elementi architettonici risalenti al IV e al V secolo d.C. Di epoca normanna il Castel dell’Ovo, tra i monumenti più rappresentativi della città partenopea, che si staglia nel mare creando un magnifico colpo d’occhio con il Vesuvio a cornice.

Di stile gotico longobardo sono invece la Chiesa di San Lorenzo Maggiore, Santa Chiara, Santa Maria Donnaregina e il Palazzo del Principe di Taranto.

A seguire, il filone architettonico legato alla dominazione aragonese, che include monumenti quali la Chiesa di Santa Caterina, il complesso di Monteoliveto e Sant’Anna dei Lombardi, il Palazzo Reale, il collegio gesuita di Capodimonte e il convento di Sant’Agostino.

Molto suggestivo e pittoresco rimane il quartiere vecchio, fatto di strette strade che occupano oggi l’originario centro greco-romano.

Qui si trova anche Castel Capuano, antica residenza reale, e Porta Capuana (1484).

Oltre al nucleo antico, meritano una passeggiata la costa cittadina, dove la bellezza della natura e del golfo incontrano la mano dell’uomo tra vicoli angusti e sfarzose costruzioni signorili, e la parte rinascimentale del centro città, dove troviamo anche il Teatro San Carlo, la Galleria Umberto I, il Maschio Angioino e la grandiosa e affascinante Piazza del Plebiscito.

Il Museo di Pietrarsa a Napoli: oltre 180 anni di storia delle ferrovie italiane.

Napoli e la sua provincia offrono infiniti spunti di carattere gastronomico, artistico, storico e culturale. Dopo aver mangiato una buona pizza in vero stile napoletano, perché non pensare di visitare un museo, interessante occasione di apprendimento per tutta la famiglia?

Il Museo dei Treni Italiani

Nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, al confine con i comuni di Portici e San Giorgio a Cremano, sorge il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa.

Oltre un secolo e mezzo di storia delle ferrovie italiane racchiusa nelle incantevoli officine di Pietrarsa, il primo nucleo industriale d’Italia.

Il luogo era in origine quello in cui sorgevano le antiche officine borboniche nate per volere di Ferdinando II di Borbone (la grande statua in ghisa situata nel piazzale del complesso raffigura infatti il re nell’atto di indicare quel luogo quale sede delle prime officine ferroviarie della Penisola).

La Storia del Primo Treno Italiano.

Era il 3 ottobre 1839 quando il primo treno in circolazione sul territorio italiano percorreva la tratta Napoli-Portici, trainato dalla locomotiva Vesuvio, un viaggio inaugurale al quale partecipava anche Ferdinando II di Borbone con tutta la corte.

In seguito alla sua chiusura (l’ultima vaporiera era partita nel 1975), nel 1989 arriva la decisione di istituire il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, anno in cui si festeggiava il 150esimo anniversario delle ferrovie.

Il Museo di Pietrarsa

Il museo si sviluppa su un’area di 36.000 metri quadrati e si articola in settori e padiglioni nei quali si conservano oggetti dall’inestimabile valore storico.

Locomotive a vapore, locomotori elettrici, differenti tipologie di carrozze, modelli in scala di treni, carrozze e plastici di stazioni ferroviarie e, non ultima, la riproduzione fedele della Bayard, il treno inaugurale del 1939: la raccolta è molto ricca.

Un insolito viaggio nel tempo per scoprire la storia di locomotive e treni che hanno accorciato le distanze, permesso più rapidi spostamenti e unito l’intera Penisola fino ad arrivare ai giorni nostri.

Non a caso il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa rappresenta uno dei maggiori nuclei di archeologia industriale d’Italia e tra i più importanti musei ferroviari d’Europa.

Orari d’ingresso:

  • Lunedì, Martedì, Mercoledì: su prenotazione per gruppi
  • Giovedì: dalle 14:00 alle 20:00
  • Venerdì: dalle 09:00 alle 16:30
  • Sabato, Domenica e festivi: dalle 09:30 alle 19:30

Biglietti Solo Entrata

  • € 7 INTERO € 5 RIDOTTO

Biglietti con Visita Guidata

  • € 9 INTERO € 7 RIDOTTO

I biglietti sono acquistabili su tutti i canali di vendita Trenitalia e sul sito www.trenitalia.com

Per informazioni, telefono: +39 081472003

Come arrivare

Il modo migliore per arrivare al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è in treno. Potrete scegliere tra un treno regionale o un treno storico: in tal modo, già dall’inizio del vostro viaggio, vi troverete immersi nel meraviglioso contesto della ferrovia e l’ambiente vi ringrazierà! 

Potete raggiungere il Museo con:

  • treni metropolitani e regionali della linea Napoli‐Salerno, fermata Pietrarsa‐San Giorgio a Cremano
  • treno storico Pietrarsa Express, che parte dal centro di Napoli e arriva proprio a Pietrarsa

Musei in Campania: boom di visitatori per Pompei e Reggia di Caserta.

Il 2016 si è aperto con un risultato straordinario per la cultura in Campania: i suoi musei e siti turistici sono tra i più visitati d’Italia. Campania in seconda posizione dopo il Lazio.

Nell’ambito della classifica stilata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, basata sul numero di turisti che hanno visitato i musei italiani nell’arco del 2015, una menzione speciale la ottiene la Campania.

La regione, già apprezzata in tutto il mondo per il suo inestimabile bagaglio culturale, folkloristico ed enogastronomico, si è infatti aggiudicata la seconda posizione anticipata solo dal Lazio. Ponendosi davanti a regioni italiane anch’esse molto note al turismo internazionale.

I risultati della classifica vedono il Lazio al primo posto con 19.750.157 ingressi e 62.838.837 euro di introiti, a seguire la Campania con 7.052.624 visitatori e 35.415.022 euro di introiti; distanziata al terzo posto la Toscana con 6.738.862 visitatori e 29.890.419 euro di introiti. Oltre il podio ci sono il Piemonte (1.903.255 visitatori e 10.829.653 euro di introiti), la Lombardia (1.552.121 visitatori e 5.656.677 euro di introiti) e in quinta posizione il Friuli Venezia Giulia (1.194.545 visitatori e 1.151.233 euro di introiti).

Per la regione Campania questo è un dato che fa evincere un’evidente crescita in termini di attrazioni e turismo: si tratta infatti di un +7% di visitatori e di un +13% in termini di introiti.

Quali sono i siti turistici più visitati d’Italia?

Nella top ten ben due posizioni sono occupate da luoghi di alto valore culturale campani.

Dopo il Colosseo, che detiene il primato con i suoi 6.551.046 visitatori (con un +6% rispetto al 2014, pari a +369.344 ingressi), si piazzano infatti gli Scavi di Pompei con ben 2.934.010 visitatori (+12% pari a +312.207 ingressi). A seguire sul podio gli Uffizi (1.971.596, +2%  pari a +35.678 ingressi) e poi Gallerie dell’Accademia di Firenze, Castel S. Angelo, Circuito Museale Boboli e Argenti, Museo Egizio di Torino, Venaria Reale e Galleria Borghese.

A chiudere le prime dieci posizioni c’è la Reggia di Caserta con 497.158 visitatori nel 2015, +16% pari a +69.019 ingressi.

Ma entro i primi trenta luoghi turistici più visitati d’Italia per la Campania ci sono anche il Museo Archeologico Nazionale di Napoli al quattordicesimo posto, gli Scavi di Ercolano al sedicesimo, gli Scavi di Paestum al ventesimo, la Grotta Azzurra di Anacapri al venticinquesimo.

Il Parco di Capodimonte, infine, è il secondo sito tra quelli gratuiti.

Un successo, quello campano, che si inserisce in ciò che è stato definito dal ministro Dario Franceschini “l’anno d’oro dei musei italiani”, con un record assoluto di quarantatré milioni di visitatori nei musei italiani nel 2015, generando incassi per circa 155milioni di euro.