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Serial Killer Italiani: Donato Bilancia, il killer delle prostitute e dei treni.

Donato Bilancia con i diciassette omicidi compiuti in poco più di sei mesi tra il Piemonte e la Liguria, è sicuramente il criminale italiano più efferato e conosciuto tanto da essere inserito, senza ombra di smentita, tra i serial killer più sanguinari. Dedito ai crimini sin da giovanissimo, personalità complessa, fu definito “killer delle prostitute” o “killer dei treni” per gli assassini compiuti tra la fine del 1997 e l’inizio del 1998.

Nato a Potenza, ma trasferitosi in Liguria con la famiglia sin dalla tenera età, Bilancia ha avuto un rapporto burrascoso con tutti i componenti della sua famiglia, madre, padre e fratello.

I primi conti con la giustizia si sono aperti già da minorenne, quando a seguito di un furto fu arrestato.

Con il passare degli anni, le sue azioni criminali sono divenute sempre più pesanti, fino all’escalation omicida messa a asegno tra il Piemonte e la Liguria.

I primi omicidi di Donato Bilancia per vendetta e per rapina.

Raffinato, colto, in grado di parlare diverse lingue, Donato Bilancia era dedito al gioco d’azzardo e affascinato dalla bella vita e dalle costose auto di lusso.

In questi ambienti matura il primo delitto di Bilancia, quando nel 1997, ad ottobre, uccide a mani nude, per soffocamento, Giorgio Centenaro, biscazziere con il quale Donato Bilancia ebbe a che fare.

Fu lo stesso Bilancia, dopo l’arresto ad autoaccusarsi di quello che poi è stato stabilito come il suo primo omicidio.

Sempre nell’ottobre del 1997, Bilancia uccise altre 4 persone. Maurizio Parenti con la moglie Carla Scotto, raggiungendoli nella loro abitazione. Bilancia riteneva il Parenti complice di Centenaro. Nell’occasione portò via un considerevole bottino in contanti, presente in casa, tralasciando i rolex e gli assegni.

Pochi giorni dopo a scopo di rapina, uccise i gioiellieri Bruno Solari e Maria Pitto.

Il mese dopo, a Ventimiglia, Donato Bilancia uccise il cambia valute Luciano Marro, mettendo a segno un colpo da 40 milioni di lire.

Sempre a Ventimiglia, fu ucciso un altro cambia valute, si tratta di Enzo Gorni.

La città di frontiera per ovvie ragioni, vedeva la presenza di numerosi cambia valute, i quali per la loro attività avevano una cospicua disponibilità di denaro liquido. Bottino appetitoso per l’indole e per le esigenze del Bilancia.

Questi gli omicidi commessi nell’ambito del gioco d’azzardo clandestino ed a scopo di rapina per sostenere la sua vita lussuosa e dissipata.

Questi omicidi, si scoprì poi, furono messi in atto da Bilancia, dopo aver attentamente studiato spostamenti ed abitudini delle vittime, nel tentativo di introdursi nelle loro case e coglierli di sorpresa.

L’avversione per le forze dell’ordine

La tipologia di vittima di Bilancia cambia repentinamente. Dopo i delitti di vendetta o a scopo di rapina, si manifesta in maniera sanguinaria la sua avversione per le forze dell’ordine o per i tutori dell’ordine in genere. La sua furia omicida si manifesta all’indirizzo di Giangiorgio Canu, metronotte genovese, ucciso il 25 gennaio del 1998.

Altri due metronotte verranno uccisi da Donato Bilancia due mesi dopo, nel marzo del 1998. In questo caso il duplice omicidio si verifica a seguito di una aggressione perpetrata ai danni del transessuale chiamato Lorena.

I due metronotte, Massimiliano Gualillo e Candido Randò furono giustiziati da Bilancia, poichè lo scoprirono in flagranza di commettere l’agguato mortale nei confronti del transessuale con il quale si era appartato, anche questi colpito all’addome, ferita che risultò non mortale, come invece il killer immaginava.

Serial Killer Italiani: il killer delle prostitute.

Fu il mese di marzo del 1998 a rappresentare per bilancia l’arco temporale nel quale mise a segno le uccisioni maturate nel mondo della prostituzione ligure.

Il 9 marzo a Varazze fu uccisa la prostituta di nazionalità albanese Stela Truya.

Dopo solo 9 giorni il killer sparò un colpo mortale alla testa della prostituta ucraina Ljudmyla Zubskova. L’omicidio fu commesso a Pietra Ligure.

Il 24 marzo, nell’occasione dell’uccisione dei metronotte Gualillo e Randò, Donato Bilancia aveva puntato il trans Lorena, che opponendo strenua resistenza sfuggì alla morte.

Fu l’assassino della nigeriana, Tessy Edshoe, a mettere gli inquirenti sulle tracce di Bilancia L’uccisione, grazie alla perizia balistica del Ris di Parma fu legata a quella di Stela Truya.

Circostanza che suggerì agli inquirenti la presenza di un killer seriale.

Ciò nonostante, il killer, il 13 Aprile, trova ancora il tempo di metere fine alla vita della prostituta macedone Mema Valbona alias Kristina Valla.

L’avversione per le prostitute, secondo i profiler dell’epoca, era scaturita dall’umiliazione che il Bilancia, sin da piccolo, dovette subire dalla madre, che in alcune occasione costrinse il piccolo Donato a denudarsi anche in presenza di altre persone.

Tra quelli che sono passati con il triste nome degli omicidi delle prostitute anche quello di Domika Hoxhollari, forse il primo dei delitti di Bilancia maturati in questo contesto. La giovane albanese fu trovata morta ad Albenga, a febbraio del 1997, dunque circa un anno prima dell’escalation omicida del Bilancia.

I delitti sui treni

Non appena gli inquirenti iniziano a vederci chiaro, Bilancia cambia scena e circostanze. Le sue azioni criminali si spostano sui treni in transito in Liguria.

Il 12 Aprile del 1998 muore, sparata da Bilancia, Elisabetta Zoppetti. La sua “colpa” è quella di aver preso il treno sbagliato e di essersi seduta nella carrozza scelta anche da Bilancia. La giovane infermiera in vacanza in Liguria, viene raggiunta nella toilette del treno e freddata.

Sei giorni dopo il killer torna in azione sul treno Genova-Ventimiglia. Colpisce sempre nella toilette la giovane Maria Angela Rubino. In questo caso, l’omicida compie anche atti di vilipendio del cadavere di natura sessuale.

L’ultimo omicidio e l’arresto

L’ultimo delitto di Bilancia avviene ad Arma di Taggia, sempre in Liguria. Bilancia rapina ed uccide Giuseppe Mileto, benzinaio che si era rifiutato di fargli credito dopo il rifornimento.

Nonostante la furia criminale di Bilancia e l’incredibile escalation così come la frequenza dei delitti, l’arresto avviene per circostanze non legate alle uccisioni.

Sebbene gli inquirenti avessero raccolto numerose indicazioni riguardo all’identikit ed agli spostamenti del killer, riuscirono a individuarlo per le multe che il Bilancia collezionò a bordo della sua auto, con la quale, per evitare il pedaggio autostradale, era solito accodarsi alle auto in transito ai caselli.

Poi, le azioni degli inquirenti che dopo averlo pedinato riuscirono in un bar a prelevare alcune tracce del Dna da una sigaretta che fornirono riscontro sulle tracce biologiche lasciate dal killer sui cadaveri.

L’arresto avvenne il 6 maggio del 1998, pochi giorni dopo l’ultimo omicidio.

La condanna di Bilancia

Fu lo stesso Bilancia, in fase processuale a fornire dettagli sui suoi omicidi. Fu condannato ad oltre 13 ergastoli.

Bilancia ha scontato la sua pena in carcere fino alla morte per Covid occorsa il 17 dicembre del 2020.

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Serial Killer Italiani: le Bestie di Satana, la setta che sconvolse la Lombardia.

Le Bestie di Satana sono stati tra i serial killer più sanguinari d’Italia. Si tratta di un gruppo che era dedito al Satanismo e che imperversò in Lombardia a cavallo del secolo scorso.

Tre cruenti omicidi, l’induzione al suicidio del giovane Andrea Bontade, questi i casi accertati ed ascritti alle nefande gesta delle Bestie di Satana, che generò terrore e sconforto in Lombardia a cavallo tra la fine del secolo scorso e dei primi anni 2000.

Sette le persone ritenute responsabili di violenza di gruppo e delle 4 morti accertate, anche se in un primo momento, gli inquirenti li ritennero responsabili di altre morti sospette e scomparse, fino ad ipotizzare che la mattanza delle Bestie di Satana avesse riguardato ben 22 persone.

I criminali rispondono ai nomi di Nicola Sapone, Paolo Leoni, Pietro Guerreri, Andrea Volpe, Mario Maccione, Eros Monterosso e Marco Zampollo.

A distanza di tanti anni, alcuni dei protagonisti di queste vicende hanno pagato i propri debiti con la giustizia e tornati liberi.

Tutte le uccisioni delle Bestie di Satana sono maturate nell’ambito degli appartenenti alla setta, formatasi in provincia di Varese.

I primi morti delle Bestie di Satana

Il primo duplice omicidio del gruppo satanista avvenne nel 1998, il 17 gennaio. A morire per mano delle Bestie di Satana furono due giovanissimi fidanzati, frequentatori del gruppo, Chiara Marino uccisa a coltellate e Fabio Tollis, colpito prima da una lama e poi finito a colpi di martello da muratore. I loro corpi furono ritrovati solo a maggio del 2004, ma la scomparsa e dunque la data di morte venne successivamente accertata alla sera del 17 gennaio, quando Tollis telefonò a casa dicendo di non rientrare per la notte. Da quel momento si persero le tracce dei due fidanzati.

Fidanzati che furono ritrovati solo nel 2004, quando furono arrestati Andrea Volpe ed Elisabetta Ballarin.

Il terzo omicidio della setta

Nel mese di gennaio di quell’anno, infatti, fu ritrovata cadavere, nei boschi di Golasecca, centro vicino a Somma Lombardo, la 27enne Mariangela Pezzotta, prima sparata e poi finita a colpi di badile.

Le forze dell’ordine arrestarono Andrea Volpe, ex fidanzato della Pezzotta e l’allora fidanzata Ballarin. Dall’arresto ripresero le indagini sulla morte di Chiara Marino e Fabio Tollis, andando a scavare nei rapporti di tutti gli affiliati alla setta.

A giugno del 2004, la svolta nelle indagini che porto all’arresto anche di Nicola Sapone, amico di Volpe, presente sul luogo del delitto di Mariangela Pezzotta, accorso su richiesta dell’amico.

Nei giorni successivi vengono portati in carcere anche Pietro Guerrieri, Mario Maccione, Eros Monterosso, Paolo Leoni e Marco Zampollo.

Il suicidio indotto di Andrea Bontade

Al gruppo, nel corso delle indagini, fu addebitato anche il suicidio, istigato dalle Bestie di Satana, di Andrea Bontade, che terminò la folle corsa con la sua auto, contro un muro, nel settembre 1998, a seguito di una serata in discoteca durante la quale in compagnia degli adepti aveva fatto uso di droghe pesanti. Stando alle dichiarazioni raccolte dagli inquirenti, Bontade fu istigato al suicidio con la minaccia di morte che sarebbe giunta per mano del gruppo se non avesse provveduto da solo a togliersi la vita. Proposito che il giovane mise in atto a bordo della sua auto.

Altre morti sospette, sebbene mai provate a carico delle Bestie di Satana, vengono riferite all’azione del gruppo.

Si tratta di giovani e giovanissimi della zona, morti suicidi o il cui corpo è stato ritrovato con evidenti segni di violenza.

La vicenda delle Bestie di Satana destò scalpore in Lombardia ed in tutta Italia, per lo scenario in cui gli omicidi erano maturati, nell’ambito del gruppo che era dedito a riti satanici ed all’uso di droga, nonché in contatto con altri gruppi dediti a riti macabri in altre aree di Italia.

Due ergastoli per le Bestie di Satana

Tutti gli arrestati furono condannati alla pena detentiva: Nicola Sapone e Paolo Leoni furono condannati all’ergastolo, mentre per gli altri responsabili le pene comminate andavano dai 29 anni per Zampollo ai 16 di Maccione.

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La storia dei Ludwig, i 2 serial killers in azione in Italia e non solo negli anni 70-80.

I serial killer che si firmavano con lo pseudonimo Ludwig, hanno seminato morte in tre paesi e per sette anni.

Marco Furlan, laureando in Fisica, figlio di un noto primario dell’ospedale di Verona e Wolgang Abel, bavarese di nascita, studente modello, laureato a pieni voti in matematica, trasferitosi con la famiglia in provincia di Verona.

I due giovanissimi serial killers, che firmavano con lo pseudonimo “I Ludwig” si conobbero adolescenti alle scuole superiori. L’affinità psicotica, nonché ideologica di totale disprezzo ed odio nei confronti di emarginati, quali barboni, prostitute, tossicodipendenti, omosessuali, li portò a compiere in poco meno di 7 anni, tra l’agosto del 1977 ed il mese di marzo 1984, almeno 10 omicidi, per i quali sono stati riconosciuti responsabili dalla legge.

Almeno 10, perchè questo è il numero delle morti accertate a carico de “I Ludwig” per le quali sono stati condannati entrambi a 27 anni di reclusione.

Il primo omicdio fu commesso quando Furlan non era ancora maggiorenne mentre Abel aveva da poco compiuto 18 anni. A morire per mano de I Ludwig, fu Guerrino Spinelli, senza tetto, chiuso e bruciato nella sua auto. Teatro del primo crimine, la città di Verona. La circostanza, tra l’altro riscontrata più volte nei loro omicidi, di dare alle fiamme l’auto del nomade fu legata anche al fatto che il padre di Furlan fosse primario del reparto grandi ustionati dell’ospedale di Verona. Questo omicido non fu, però, in fase processuale addebitato ai Ludwig

Un anno dopo, il secondo omicidio, inizialmente ascritto ai due, l’assassino di un omosessuale, Luciano Stefanato, ucciso a Padova, con particolare efferatezza. Più di 20 le coltellate inferte al malcapitato. Anche in questo caso non sono stati riconosciuti autori dell’assassinio.

La rivendicazione degli omicidi de “I Ludwig”

Nel 1979, a cadere sotto le coltellate infertegli , fu Claudio Costa, giovane tossicodipendente di Venezia ed ancora Alice Maria Baretta, prostituta 50enne, finita a colpi di ascia e di martello. Solo sul finire del 1980, a tre anni dal primo omicidio, i Ludwig, apposero la firma alle morti causate a partire dal 1977, sigillando lo stemma dell’aquila nazista con lo pseudonimo ed inviandolo al Gazzettino di Venezia, come rivendicazione, poi non riscontrata in fase processuale.

L’escalation dell’azione criminale dei 2 serial killers

Inizialmente a loro carico, anche l’accusa di aver appiccato l’incendio alla Torretta di Porta San Giorgio di Verona, nel 1981, luogo frequentato da tossicodipendenti e senza tetto. Il rogo causò la morte del 17enne Luca Martinotti, ma furono assolti dall’accusa, nonostante alla redazione di Repubblica fu recapitato un volantino siglato con il loro pseudonimo e l’aquila con svastica e frasi inneggianti al nazismo ed alla pulizia sociale e morale.

A Furlan e ad Abel sono stati ricondotti dalla giustizia gli omicidi di padre Giuseppe Lovato e padre Gabriele Pigato, a Vicenza, colpiti con un martello, mentre a febbraio 1983, a Trento, si ritiene abbiano tolto la vita al sacerdote Armando Bison, piantandogli un punteruolo nel cervello.

i due serial killers vengono inoltre ritenuti responsabili, nello stesso anno, a maggio del 1983, della uccisione di sei persone, morte a Milano, dove avrebbero fatto irruzione in un cinema a luci rosse, armi in pugno e sparando all’impazzata. Nell’azione, oltre ai sei morti, rimasero ferite 32 persone.

Le azioni criminali dei Ludwig fuori il confine italiano

Furono ritenuti autori anche di azioni fuori dai confini italiani, come le 13 morti causate ad Amsterdam in un sexy club sempre nel 1983, ma l’accusa non trovò riscontro mentre è stata accertata la responsabilità, l’anno dopo a Monaco di Baviera, città natale di Abel, dove a causa di un incendio di cui si pensa siano i Ludwig gli autori, in una discoteca, morì una cameriera di origini italiane e rimasero ferite altre sei persone.

 La cattura di Furlan e Abel

Ultimo atto della loro carriera da serial killers, la tentata strage, da mettere in atto con taniche di benzina da dare alle fiamme, nella discoteca di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, durante una festa di carnevale. Furlan e Abel, dopo essersi introdotti con il liquido infiammabile, lo riversarono sulla moquette, rivelatasi poi rivelatasi refrattaria alle fiamme. La folla li bloccò e solo l’intervento delle forze dell’rodine li salvò dal linciaggio.

Wolfgang Abel è stato intervistato nel 2017 da Bruno Vespa in una puntata di Porta a Porta, dichiarando la sua totale estraneità ai fatti addebitati ai serial killers e la sua totale innocenza.

Wolfgang Abel a Porta a Porta: Sono estraneo

Il Processo ai Ludwig

A Furlan ed Abel fu riconosciuta la seminfermità mentale e condannati a 27 anni di carcere. Nel 1988, i due serial killers fuorno scarcerati per decorrenza dei termini.

Furlan fuggì dal soggiorno obbligato ma fu ricatturato a Creta 4 anni dopo. E’ stato scarcerato nel 2008, con un anno di anticipo rispetto al termine della pena, dopo aver conseguito, nel frattempo, durante la detenzione, la seconda laurea in ingegneria informatica.

Abel è invece libero dal 2016, dopo un residuo di pena osservato agli arresti domiciliari a partire dal 2009.

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Il Mostro di Firenze, un mistero ancora aperto nel mondo del Crime italiano.

Quattordici omicidi accertati, altre sedici vittime che si sospetta siano state uccise dalla mano dei serial killer italiani che hanno tenuto in scacco per quasi un ventennio, dal 1968 al 1985, inquirenti, magistratura e con il fiato sospeso intere generazioni.

Solo negli anni 90, l’Italia conobbe volti e nomi delle persone che a vario titolo furono indicate nel corso delle indagini come il Mostro di Firenze o il killer delle coppiette.

Per quasi 20 anni, gli omicidi di coppiette appartate in atteggiamenti intimi, conditi da riti macabri di mutilazione a carico delle vittime di sesso femminile nelle campagne fiorentine, hanno seminato terrore e panico nei dintorni di Firenze.

Gli omicidi dal 1968 al 1985

Le prime uccisioni risalgono al 21 Agosto del 1968, quando furono rinvenuti cadaveri Antonio Lo Bianco e Barbara Locci.

Nel 1974 a morire furono Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, nel 1981 Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio.

Poi l’azione dei killer si fece sempre più frequente.

Sempre nel 1981 furono uccisi Stefano Baldi e Susanna Cambi, nel 1982 Paolo Mainardi e Antonella Migliorini.

Nel 1983 fu la volta di una coppia straniera, sopresa dai killer nelle campagne fiorentine, Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, nel 1984 Claudio Stefanacci e Pia Rontini, ed infine nel 1985 ancora una coppia straniera composta da Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot.

I Compagni di merende

Mario Vanni, Giancarlo Liotti, Fernando Pucci e Pietro Pacciani, i quattro uomini che a vario titolo sono stati considerati gli autori dei 7 duplici omicidi, ma sui quali grava il sospetto di altri 8 duplici omicidi, sempre nei riguardi di coppie individuate nelle campagne intorno Firenze, mentre consumavano rapporti sessuali o effusioni.

A sconvolgere l’opinione pubblica italiana, ma non solo, anche la macabra asportazione di parti anatomiche femminili, che apre anche scenari inquietanti circa riti esoterici compiuti dai killer dopo le uccisioni.

Sempre lo stesso il modus operandi degli assassini, nei 17 anni che hanno terrorizzato amanti e coppiette dell’hinterland fiorentino.

In occasione del primo omicidio, che riguardò una coppia di amanti, si pensò che potesse essere legato a motivi passionali e commesso dal marito della vittima, che aveva appunto una relazione clandestina con l’uomo rinvenuto cadavere insieme a lei.

Il caso Pietro Pacciani

Solo dopo l’ultimo duplice omicidio della serie, datato 1985, i riflettori si accesero su Pietro Pacciani, già reo nel 1951 dell’uccisione del rivale in amore, Severno Bonini, di 41 anni, rispetto all’allora 26enne Pacciani, scoperto in atteggiamenti intimi con l’allora fidanzata appena 15 enne di Pacciani, Miranda Bugli.

Nel 1994, si apre il processo a Pacciani, che porterà prima alla condanna all’ergastolo, poi ribaltata in appello, con l’assoluzione e la scarcerazione. Pacciani morirà nel 1998, senza il terzo grado di giudizio.

Nel corso del processo a Pacciani, spuntano i nomi di Mario Vanni e Giancarlo Lotti, il primo sarà condannato all’ergastolo ed il secondo a 26 anni di reclusione.

Una terza persona, Fernando Pucci, viene coinvolta nelle fasi processuali come correo dei due ritenuti gli assassini principali, si tratta di Fernando Pucci, amico dei tre “compagni di merenda”, locuzione attribuita a Mario Vanni nel corso delle udienze, come ebbe a definirsi insieme a Lotti e Pacciani.

Nella lunga fase processuale, gli inquirenti hanno più volte evidenziato che dietro gli omicidi delle 7 coppiette, potesse esserci l’influenza della magia nera e dell’esoterismo e che le mutilazioni dei seni delle donne uccise fosse stata commissionata da altre persone o da sette, dedite alla macabra pratica del feticismo sessuale.

Le altre piste

Altre piste, inoltre, sono state temporaneamente seguite o anche solo ipotizzate per gli omicidi del Mostro di Firenze.

Piste che non sono mai state ritenute attendibili dagli inquirenti e dalla magistratura, come quella del serial killer in divisa, o dell’assassino seriale della cosiddetta Pista Sarda o finanche quella del coinvolgimento di una loggia massonica, richiamata nella morte di Francesco Narducci, medico di Perugia di famiglia facoltosa, morto in circostanze misteriose, che sebbene senza alcuna responsabilità negli omicidi si presume abbia avuto legami con gli assassini.

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In alcuni casi, i serial killer italiani hanno “scelto” vittime considerate ad alto fattore di rischio, prostitute, emarginati, ma in molti casi, l’istinto omicida prendeva spunto da traumi infantili o violenze subite, in altri casi ancora si manifestava a causa di gravi patologie psichiche mai curate.

La Storia di Giorgio Orsolano, la iena di San Giorgio. 

Il primo uccisore seriale italiano viene individuato in Antonio Boggia, al quale, in concorso con Giorgio Orsolano, furono addebitati quattro omicidi, messi in atto a colpi di ascia e mannaia, che gli valsero il soprannome di Mostro di Milano o Mostro di Stretta Bagnerà.  

La leggenda narra che il fantasma del Boggia vaghi ancora senza pace nella zona di via Bagnera a Milano e si manifesti talvolta con ventate di freddo gelido che avvolgono i passanti. Mise in atto i suoi crimini all’inizio del 1800.

Fu condannato a morte per decapitazione e la sua testa fu messa a disposizione del criminologo italiano, sovente contestato per i suoi metodi, Cesare Lombroso, che dall’analisi dei tratti somatici del Boggia confermo le sue teorie, così come per Vincenzo Verzeni, lo strangolatore di donne, finito nei casi di studio del Lombroso, anch’egli operante nella bergamasca al quale furono addebitati due omicidi di donne per strangolamento e sei aggressioni a metà del 1800

Giovanna Bonanno, la vecchia dell’aceto.

In realtà, prima del Boggia, fu Giovanna Bonanno, mendicante ed accattona siciliana che nella metà del 1700, fu considerata autrice di una decina di uccisioni per avvelenamento, ed a guadagnarsi la notorietà come la vecchia dell’aceto. Proprio con l’aceto, arricchito di arsenico metteva in atto i suoi piani, anche se in realtà agiva per conto terzi, confezionando il veleno su commessione per le clienti che volevano disfarsi dei mariti. Ancor prima, già a metà del 1600, anche Giulia Tofana, anch’ella siciliana, mise in atto pratiche omicide per conto di donne che volevano disfarsi dei mariti.

La storia di Cesare Serviatti, lo squartatore di donne.

Cesare Serviatti, invece, agì, durante il ventennio fascista, con particolare cura nell’uccisione di tre donne, occultandone il cadavere in alcune valigie, poi ritrovate presso le stazioni ferroviarie.

Molto astuto il sistema di adescamento, adottato da quello che fu definito il “Landru de noantri” l’annuncio sul giornale: “Pensionato, 450 lire mensili, conoscerebbe signorina con mezzi, preferibilmente cameriera, scopo matrimonio”.

Fu condannato a morte per fucilazione.

Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio”

Due secoli dopo gli fece “buona compagnia nella lista delle serial killer italiane Leonarda Cianciulli, denominata la saponificatrice di Correggio, paesino dove mise in atto i suoi disegni criminali. Alla Cianciulli sono stati addebitati almeno tre omicidi sicuri, compiuti tra il 1939 ed il 1941.

Le vittime accertate, tutte donne, venivano sciolte nella soda caustica, così come si faceva per la produzione del sapone, ma non vi è alcuna evidenza che le donne uccise fossero state effettivamente trasformate in sapone.

Donato Bilancia, il killer delle prostitute.

La storia recente dei sanguinari d’Italia annovera tra i più attivi, Donato Bilancia, il killer dei treni o il serial killer delle prostitute. Fu autore di 17 omicidi, compiuti in appena 6 mesi, commessi mentre si appartava con le sue vittime scelte tra lea prostitute o sui treni in viaggio sulle tratte liguri.

Il suo modus operandi era consueto, per lo più facendo uso dello strangolamento attuato talvolta anche a mani nude, ma non ha disdegnato nemmeno l’uso di armi.

È morto di recente, a fine dicembre 2020, a seguito del Covid.

Mario Vanni e Giancarlo Lotti, i compagni di merenda.

Il caso che ha invece tenuto banco intere generazioni in Italia, determinando anche una vera e propria psicosi tra le coppiette che erano solite appartarsi nelle campagne fiorentine, è stato quello inizialmente denominato del Mostro di Firenze, che in seguito ha avuto i riferimenti in Mario Vanni e Giancarlo Lotti, denominati Compagni di merenda.

Pietro Pacciani, il “mostro di Firenze”?

Controversa, invece, il caso di Pietro Pacciani, inizialmente condannato all’ergastolo, sentenza poi ribaltata. Le vicende del Mostro di Firenze, al quale si attribuiscono 14 uccisioni accertate ed almeno altrettante sospette, nel corso degli anni si è arricchito di altri personaggi, oltre ai tre principali e di contorni noir che sfociano nell’esoterismo e nella magia nera ed altri macabri riti.

Anche le fasi processuali hanno tenuto incollati alla Tv milioni di italiani e la vicenda ha avuto ampia eco anche nelle trasposizioni televisive e cinematografiche.

Marco Bergamo, il killer di Bolzano

Sempre nel Nord Italia, nella zona di Bolzano, furono accoltellate a morte 5 donne, una studentessa, una giovane insegnate e 3 prostitute per mano di Marco Bergamo.

Il killer di Bolzano, come fu denominato, fu attivo tra il 1985 ed il 1992. Marco Bergamo era solito colpire le vittime ripetutamente anche con decine di fendenti, impossessandosi, talvolta, dei loro indumenti intimi.

Le Bestie di Satana

Non sono mancati, in Italia, nemmeno i serial killer organizzati in gruppo, come le notorie Bestie di Satana, che in provincia di Varese, tra il 1998 ed il 2004 sono stati autori di 3 omicidi accertati, e secondo gli inquirenti anche di induzioni al suicidio di appartenenti alla setta satanica.

Sono 7 le persone ritenute responsabili a vario titolo degli omicidi: Andrea Volpe, Nicola Sapone, Paolo Leoni, Mario Maccione, Pietro Guerrieri, Marco Zampollo, Eros Monterosso. Coinvolta nelle vicende giudiziarie anche Elisabetta Ballarin. Le vittime furono uccise per strangolamento, a colpi di arma da fuoco e a colpi di martello. Guerreri, Maccione, Volpe e Ballarin sono ora liberi dopo aver scontato la pena o gran parte di essa.

Sonya Caleffi, l’infermiera della morte.

Sonya Caleffi, l’infermiera killer, tra il 2003 ed il 2004 fu autrice di 5 uccisioni di pazienti ricoverati presso diverse strutture sanitarie lombarde. Gli inquirenti sospettano che le morti causate con iniezione di aria procurando così fatali embolie gassose ai malcapitati siano molte di più, tra le 15 e le 18, rispetto alle 5 accertate. La Caleffi è libera dal 2018, dopo aver scontato 14 dei 20 anni di carcere che le sono stati comminati. La storia della Caleffi è stata più volte raccontata in tv ed ella stessa ha raccontato gli anni bui della sua carriera di serial killer.

Michael Lupo, lo strangolatore.

Un Serial killer italiano di esportazione, è stato Michael Lupo, soldato italiano che nel Regno Unito si macchiò di 4 omicidi, per strangolamento, tutti commessi nel 1986, più altri 2 tentati omicidi. Lupo è morto nel 1995.

Ferdinand Gamper, il mostro di Merano.

In poco più di 20 giorno, tra febbraio e marzo del 1996, Ferdinand Gamper, fu autore di ben sei omicidi. Altoatesino, divenne noto con il nome di Mostro di Merano. Le sue vittime furono colpite con arma da fuoco alla testa, compreso il maresciallo colpito mortalmente durante uno scontro a fuoco con Gamper, ormai braccato, che si tolse la vita sparandosi.

Roberto Succo, il mostro di Mestre.

Anche Roberto Succo, il mostro di Mestre, morto nel 1988, è stato tra i più prolifici assassini seriali italiani. La sua azione omicida inizio nel 1981 con l’uccisione dei genitori, alla sola età di 19 anni, a seguito di 32 fendenti all’indirizzo della madre e colpi di accetta il padre. Dichiarato infermo di mente, fuggì in Francia, dove commise altri 5 omicidi, fino al 1988. Arrestato nuovamente, si suicidò con un sacchetto di plastica riempito di gas.

Luigi Chiatti, il mostro di Foligno.

Molto scalpore destò nell’opinione pubblica italiana anche la storia criminale di Luigi Chiatti, il mostro di Foligno, reo di aver ucciso tra il 1992 ed il 1993, Simone Allegretti di appena 4 anni e Lorenzo Paolucci di 13 anni.

Chiatti si trova attualmente in residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza, in pratica, quelle che una volta erano chiamati ospedali psichiatrici. La storia di Chiatti ebbe notevoli ripercussioni sociali all’epoca, tanto che prima di scoprire l’autore dei delitti, un’altra persona si autoaccusò degli omicidi, ma poi si scoprì opera di un mitomane ed un’altra si suicidò, lasciando un biglietto, con il quale si autoaccusava degli omicidi.

Gianfranco Stevanin, il mostro di Terrazzo.

Analogo seguito nell’opinione pubblica ebbe il caso di Gianfranco Stevanin. Gli italiani si divisero riguardo alla sua presunta incapacità di intendere e volere, nel compimento di sei uccisioni.

Il mostro di Terrazzo, come fu denominato Stevanin, agì in Veneto, tra il 1993 ed il 1994.

Ha più volte dichiarato di aver agito senza capire cosa stesse facendo e spesso senza nemmeno ricordare gli efferati delitti commessi per strangolamento e soffocamento.

Michele Profeta, il professore.

Serial killer, in delirio di onnipotenza, tanto da fargli ingaggiare una sfida con la polizia, fu Michele Profeta.

Due le vittime del Mostro di Padova, denominato anche il “professore” per il suo aspetto distinto. Uccise un conducente di taxi e poi un agente immobiliare, nella zona di Padova, in entrambi i casi lasciò tracce per gli inquirenti sulla scena del crimine.

Andrea Matteucci, il mostro di Aosta.

Tra il 1980 ed il 1995, anche Aosta, ebbe il suo mostro, al secolo Andrea Matteucci. A suo carico quattro omicidi, ma l’opinione pubblica fu sconvolta per la sua pratica di necrofilia a danno delle vittime. Uscito dal carcere nel 2017, attualmente si trova in una struttura psichiatrica.

Milena Quaglini, la vedova Nera del Pavese.

Milena Quaglini si rese autrice di 3 omicidi, tutti e tre perpetrati nei confronti di tre uomini violenti nei suoi confronti e che le fece guadagnare il soprannome di Vedova Nera del Pavese, area in cui commise le azioni, tra il 1995 ed il 1999.

Morì suicida nel carcere di Vigevano dove era in attesa di processo.

Maurizio Minghella, il killer delle prostitute.

Ha collezionato, invece, oltre 200 anni di carcere, Maurizio Minghella, sospettato di aver ucciso oltre 15 persone, prevalentemente donne, scelte tra prostitute, e di aver attuato numerose violenze.

I fatti criminosi sono stati commessi da Minghella tra il 1997 ed il 2001, tra Torino e Genova.

I Ludwig: Wolfgang Abel e Marco Furlan

Firmavano i loro delitti con lo pseudonimo di Ludwig, i serial killer Wolfgang Abel e Marco Furlan. A loro carico, 10 vittime accertate e altre 18 presunte.

I due mettevano in atto le uccisioni con violenza inaudita, con coltellate, colpi di accetta e martello ed in alcuni casi bruciando le vittime fino a carbonizzarle.

La loro azione si è svolta tra il 1977 ed il 1984, tra i paesi del nord est italiano e la Germania.

Gli assassini senza nome

Senza colpevoli, invece, i 30 omicidi commessi in un lungo periodo tra il 1944 ed il 1983, in provincia di Genova.  

Il Mostro di Bargagli, così i giornalisti definirono l’autore, ma si pensa che sia stata più di una persona a commettere i delitti.

Senza volto anche il Mostro di Udine, a carico del quale, rimasto per sempre ignoto si contano 4 omicidi per accoltellamento ai danni di altrettante prostitute tra il 1971 ed il 1989

Leonarda Cianciulli: la storia della serial killer italiana nata a Montella.

La macabra storia della serial killer italiana Leonarda Cianciulli da Montella ha ispirato film, pièce teatrali, canzoni e pagine di letteratura, come “La Cianciulli e l’Ermellina” contenuta nella raccolta “Fuori e dentro il Borgo” di Luciano Ligabue.

Classe 1894, è passata alla storia, non a caso, come la “saponificatrice di Correggio”, proprio per quella sua macabra attitudine a far sparire le tracce dei suoi omicidi.

Per quella naturalezza disarmante nell’infierire sui corpi delle sue vittime, che utilizzava ancora caldi per preparare saponi e fragranti biscotti.

Il Matrimonio

Leonarda Cianciulli non aveva avuto un’infanzia facile. Era venuta al mondo a seguito di una violenza subita dalla madre. A 23 anni sposò un impiegato del catasto, Raffaele Pansardi, contro il volere della famiglia.

La maledizione

In quello che le viene attribuito come il suo memoriale, “Confessioni di un’anima amareggiata”, Leonarda Cianciulli racconta di un forte conflitto con la madre, che ne segnerà il suo futuro: “ti sposi, ma perderai tutti i tuoi figli”, così l’avrebbe maledetta la genitrice.

I Figli di Leonarda Cianciulli

Ed, in effetti, quella maledizione sembrò per davvero colpire l’esistenza di Leonarda, che perse addirittura i suoi primi tredici figli! Da Montella, la coppia si trasferì prima a Lauria, nel potentino, e successivamente a Lacedonia, ancora in provincia di Avellino.

Nel 1930, i coniugi Pansardi decidono di lasciare il meridione e si trasferiscono a Correggio, nell’Emilia. Qui Leonarda, che negli anni precedenti aveva dato prova delle sue abilità con truffe, furti e raggiri al punto da beccarsi una condanna scontata nel carcere di Lagonegro, si fece conoscere come persona un po’ sopra le righe, lasciva, ma fondamentalmente affidabile.

In Emilia, la maledizione materna sembra averla abbandonata. Nel frattempo nasce una prima figlia, e poi altri tre. A far ripiombare nell’incubo Leonarda, è lo scoppio della seconda guerra mondiale. Uno dei suoi figli, che si era iscritto all’università a Milano, rischia di essere richiamato alle armi.

La madre comincia a temere per la sua vita.

Qui, accade qualcosa che si impadronisce della mente della Cianciulli.

Memore dei racconti di stregoneria che aveva conosciuto a Montella e a Lauria, Leonarda si convince che c’è un sol modo per salvare il figlio: compiere sacrifici umani.

Le vittime

Le vittime di Leonarda Cianciulli

Tra il 1939 ed il 1941 viene denunciata la scomparsa di tre donne, Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Caccioppo.

Le indagini, un po’ alla volta, portano a stringere il cerchio intorno a Leonarda Cianciulli, che con le tre aveva intrattenuto rapporti di amicizia.

L’arresto

Alla fine, incalzata dal commissario Serao, cui erano state affidate le indagini, Leonarda confessa.

E le sue parole appaiono subito sconcertanti. Per la naturalezza nel raccontare, con dovizia di particolari, di corpi fatti a pezzi e bolliti nel pentolone con soda caustica e allume di rocca per farne saponi, di sangue cotto al forno con latte e cioccolato e trasformati in biscotti fatti mangiare ai figli, nell’estremo tentativo di salvarli da un destino che, nella sua mente ormai corrosa dalla follia, sarebbe stato altrimenti segnato.

La condanna

La serial killer italiana, Leonarda Cianciulli, fu condannata a 30 anni di carcere e a 3 anni di ricovero in manicomio criminale.

In realtà, rimase per 24 anni nel manicomio di Pozzuoli, dove morì nel 1970.

Gli strumenti utilizzati per uccidere e per smembrare i corpi delle sue vittime sono conservati nel Museo Criminologico di Roma.