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Al via Cantine Aperte in Campania, leggi il programma 2021.

Ritornano gli appuntamenti con Cantine Aperte in Campania con un programma per il 2021 che prevede percorsi enoturistici nelle province di Avellino, Benevento, Napoli e Salerno,

Nell’ultimo sabato e nell’ultima domenica di maggio torna, dunque, Cantine Aperte, che è diventato, negli anni, un appuntamento cult per gli appassionati del settore ma anche per chi, alla classica gita fuori porta abbia voglia di abbinare i tesori delle cantine più suggestive.

L’appuntamento, griffato Movimento Turismo del Vino, è fissato per il 29 e 30 maggio 2021con replica il 19 e 20 giugno 2021, e coinvolgerà molti produttori della regione Campania.

Il format è ormai consolidato e vede le cantine che aderiscono al Movimento aprire le proprie porte ai visitatori che avranno modo di trascorrere un’intera giornata attraverso i vigneti e le zone di produzione, i silos per la conservazione e le linee di imbottigliamento.

Una formula che, negli anni, ha visto aumentare la curiosità di chi ha sposato quella che è una vera e propria filosofia, che parte dalla produzione per arrivare al consumo del vino.

Nelle aziende che aderiscono all’iniziativa ci sarà la possibilità non solo di conoscere i segreti e le curiosità delle più celebri docg ma anche di scoprire i metodi di lavorazione e di affinamento.

Per l’edizione 2021, ovviamente, ci sarà qualche regola in più da rispettare, per garantire che le giornate di promozione si svolgano nella massima sicurezza per tutti. Prenotazione è la parola d’obbligo, per evitare che nelle cantone aderenti si creino assembramenti.

Non mancheranno, come è ovvio, gli assaggi, le degustazioni e gli abbinamenti con i prodotti locali suggeriti dagli stessi vignaioli.

Anche in Campania, Cantine Aperte si svolgerà nel segno dell’accoglienza e della condivisione di interessanti momenti conviviali.

Attenzione: il presente elenco potrebbe variare per cambi di programma, nuove adesioni o errori in fase di trascrizione. Si prega sempre di contattare le aziende coinvolte o di controllare eventuali modifiche dell’ultimo minuto sul sito ufficiale della manifestazione.

Cantine Aperte Avellino

In provincia di Avellino hanno aderito all’iniziativa le cantine:

  • Antico Castello C.da Poppano, 11 bis San Mango Sul Calore (AV) Telefono 3408062830
  • Azienda Agricola Tenute Casoli, Via Roma 28, Candida (AV) Telefono 0825 22433
  • Cantine Sanpaolo Via Aufieri 25 Torrioni (AV) Telefono 0825 998977
  • Feudi Di San Gregorio Località Sorbo Serpico (AV) Telefono 0825986683
  • Mastroberardino Via Manfredi 75/81Atripalda (AV) Telefono 0825614111
  • Tenuta Cavalier Pepe Via Francesco De Sanctis Sant’angelo All’esca (AV) Telefono 082773766

Cantine Aperte Benevento

Nel Sannio, Cantine Aperte toccherà le seguenti aziende:

  • Fattoria La Rivolta Contrada Rivolta Torrecuso (BN) Telefono 0824872921
  • Societa’ Agricola Mustilli Via Caudina, 10 Sant’agata De’ Goti (BN) Telefono 0823718142

Cantine Aperte Napoli

In provincia di Napoli hanno Aderito

  • Bosco de’ Medici – Via Antonio Segni, 41 Pompei (NA) Telefono 0818564040
  • Cantina Del Vesuvio Winery Via Tirone della Guardia, 18 Trecase (NA) Telefono 0815369041
  • Sorrentino Vini Via Fruscio Boscotrecase (NA) Telefono 0818584963

Cantine Aperte Salerno

In provincia di Salerno hanno aderito:

  • Tenuta Mainardi, località Acquara Telefono 08281897465

Nota Bene.

L’elenco potrebbe prevedere nuove cantine che si aggiungono all’ultimo momento. Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale del Movimento Turismo del Vino.

Leggi anche: le strade del Vino in Campania

Tra agriturismi e cantine vinicole, scopri l’enoturismo in Campania.

Grazie ad una buona offerta di agriturismi, strutture alberghiere, ristoranti e cantine che aprono le proprie porte ai visitatori e agli amanti dell’arte enologica, l’Enoturismo in Campania è una splendida realtà dove la tradizionale buona cucina e l’eccellente tradizione vinicola sono dei perfetti padroni di casa.

Da Napoli a Caserta, da Salerno a Benevento passando per la provincia di Avellino, ognuna delle cinque province vanta infatti aree molto fertili, con una naturale vocazione all’agricoltura e alla produzione di eccellenze alimentari.

Provincia di Napoli

Partendo da Napoli, ci si imbatte nella strada dei vini dei Campi Flegrei, di quelli prodotti nell’Isola d’Ischia e quelli dei paesi vesuviani, in cui l’arte di vinificare ha radici profonde. Tra una degustazione e un’altra si possono visitare splendide località come Ercolano, Pompei, Pozzuoli, Torre del Greco o Castellamare di Stabia, e assaporare i piatti tipici del posto a base di pesce.

Provincia di Avellino

In provincia di Avellino invece troviamo l’eccellente produzione di tre delle quattro denominazioni Docg campane, Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi con tante cantine sparse nei comuni della provincia facenti parte dell’area produttiva.

Si può girare e conoscere i territori della verde Irpinia tra cui Mercogliano con Montevergine, Bagnoli Irpino, Mirabella Eclano e tanti borghi caratteristici dove poter apprezzare la buona cucina della tradizione tra formaggi, salumi e piatti a base di tartufi, funghi e della tradizione contadina.

Provincia di Benevento

C’è ancora la provincia di Benevento, terra molto fertile di produzione di Aglianico del Taburno (altra Docg campana), Solopaca, Falanghina e Sant’Agata dei Goti, tutti vini che possono fregiarsi della Doc.

Tra le escursioni in provincia di Benevento segnaliamo Pietrelcina, a soli 10 chilometri dal capoluogo, meta di turismo religioso, oppure Telese Terme, per chi decide di riservarsi un soggiorno rilassante.

Provincia di Caserta

Infine la provincia di Caserta, la cui strada dei vini si sviluppa tra Aversa, Sessa Aurunca e Santa Maria Capua Vetere (ricordiamo il Falerno del Massico Doc)

Provincia di Salerno

Salerno, con i vini della costiera amalfitana prodotti tra Vietri sul Mare, Minori, Amalfi, Positano (tra cui Costa d’Amalfi Doc e Ravello Doc) e quelli cilentani, i cui bianchi ben si sposano con la cucina marinara dell’area.

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Tra vini Doc e Docg, viaggio lungo le strade del vino della Regione Campania.

La Campania è una delle regioni in cui, per vocazione naturale, il sistema turistico integrato che si basa sulle strade del vino offre una molteplicità di spunti al visitatore che decida di abbinare, alle classiche mete del turismo di massa, una o più tappe nei luoghi di produzione vinicola.

Che, è forse superfluo sottolinearlo, qui, la produzione di vino, è particolarmente abbondante e di primissima qualità.

Le Città e le Strade del vino in Campania.

I Vini della Provincia di Benevento

Tra le zone della Campania più fertili da questo punto di vista c’è la provincia di Benevento, attraversata dalla Strada dei Vini e dei Prodotti tipici Terre dei Sanniti.

Nel Sannio il vino è quasi una fede. Ed è così da millenni, da quando le prime popolazioni che abitarono questi luoghi (numerose sono le testimonianze, storiche, artistiche ed architettoniche) scoprirono le virtù dei vitigni autoctoni.

L’Aglianico del Taburno (dal 2011 DOCG), il Sannio, il Sant’ Agata dei Goti, Solopaca, la Falanghina ed il Taburno sono tutti vini che possono fregiarsi della Doc.

Il Solopaca è un vino DOC prodotto nella zona più intensivamente vitata della Campania, che comprende dodici comuni, tutti nel Sannio, che hanno stabilito con la vite un rapporto antico. Qui le tecniche di coltivazione e di vinifica-zione hanno raggiunto livelli di eccellenza. Nell’area operano due importanti Cantine sociali, dotate di modernissimi impianti di vinificazione, a cui oltre 500 esperti viticoltori conferiscono uve, prodotte in terra vocata e sapientemente selezionate.

I Vini della Provincia di Caserta

Meno noti al grande pubblico, ma non per questo meno gustosi, sono i vini tutelati dalla Strada dei Vini della “Terra di lavoro” che si sviluppa tra Caserta, Aversa, Sessa Aurunca e Santa Maria Capua Vetere.

Il Falerno del Massico Doc è considerato l’erede naturale del mitico Falernum, il vino più in voga ai tempi dell’antica Roma.

I Vini della Provincia di Avellino

La Strada dei Vini e dei Sapori d’Irpinia è, senza dubbio, dal punto di vista qualitativo del prodotto, la più preziosa delle vie campane.

La provincia di Avellino è, infatti, l’unica del centro sud a vantare ben tre docg, con il Taurasi, il Greco di Tufo ed il Fiano di Avellino considerati dagli esperti del settore tra i migliori vini italiani in assoluto.

La particolare morfologia del terreno ha favorito lo sviluppo di eccellenti vitigni che, abbinati ad una lavorazione altamente professionale, finiscono per incidere per oltre un quinto sull’intera produzione regionale.

I Vini della Provincia di Napoli

Lasciando le aree interne della regione e spostandosi verso la provincia di Napoli ci si imbatte nella Strada dei Vini dei Campi Flegrei, isola d’Ischia, Vesuvio dove l’arte di vinificare ha radici che risalgono a più di duemila anni fa.

E’ noto che proprio dalle campagne vesuviane i romani attingevano il nettare degli dei che finiva sulle tavole per i bagordi della nobiltà.

Piedirosso e Sciascinoso sono vitigni autoctoni dai quali si ottengono vini che risentono del terreno lavico conferendo un gusto molto particolare a prodotti come il Lacrima Christi.

Buona è la vinificazione anche nell’area dei Campi Flegrei e dell’Isola di Ischia, due tra le migliori zone doc della Campania.

I Vini della Provincia di Salerno

La Strada del Vino Costiera di Amalfi e Isola di Capri è una delle più caratteristiche di tutta Italia. La lavorazione della vite in paesi famosi in tutto il mondo come Amalfi, Minori, Vietri sul Mare e Positano avviene a ridosso della costa, a due passi dal mare e dalle piantagioni di limone, prodotto tipico di tutta la costiera.

Le etichette prodotte sono racchiuse nel Costa d’Amalfi Doc, Ravello Doc e Capri Doc, soprattutto eccellenti bianchi che ben si sposano con la cucina marinara tipica di queste zone.

I Vini del Cilento

Scendendo nella parte più meridionale della regione si incontra un’altra area di buona produzione, quella attraversata dalla Strada dei Vini del Cilento.

La doc Castel San Lorenzo dà vita a diverse tipologie di vini il cui sapore è fortemente influenzato dall’argillosità dei terreni delle colline che sovrastano la costa cilentana.

I vini della Penisola Sorrentina

Infine, tappa obbligatoria per gli aspiranti enologi, è la Strada del vino della Penisola Sorrentina, quasi un prolungamento di quella che attraversa l’area vesuviana, ma con sostanziali differenze dal punto di vista del prodotto.

I vini doc della Penisola Sorrentina si caratterizzano per il risultato “frizzante” del mix di uve Falanghina e Biancolella che danno vita al Gragnano e al Lettere, due etichette sinonimo di garanzia di gusto.

Aglianico, il vino dei contadini irpini che nobilita la cucina dai toni forti

L’aglianico, per quanto nobilitato e raffinato, rimane il vino dei contadini irpini.

La sua duttilità non deve trarre in inganno per gli abbinamenti gastronomici.

Se volete apprezzarne il suo gusto principale dovete farlo “morire” sui mugliatielli, meglio se arrostiti o su una maccaronara al sugo di maiale.

Ha un potere pulente importante che è in grado di equilibrare i grassi delle pietanze e i condimenti più pesanti.

I formaggi e l’Aglianico,

In quanto rosso corposo, ovviamente, si sposa bene anche con formaggi mediamente stagionati, caciocavalli podolici, carmasciano con tre e sei mesi di stagionatura.

Gli insaccati e l’Aglianico.

Gli insaccati artigianali tipici della terra d’Irpinia soppressate, capicolli e pancetta sono delle alternative valide. Se si sceglie un aglianico giovane, anche la pizza risulta essere un abbinamento particolarmente apprezzabile.

Rimarcando il suo spirito contadino va senza dire che è il vino d’elezione delle gite fuori porta e per tanto si esalta con pizze chiene e pizze con l’erba.

 

Pacchero con straccetto di scottona e ridotta di aglianico

Altra pietanza da preparare utilizzando l’aglianico per sfumare sono i paccheri con guanciale, alloro e ginepro.

In tal caso, il vino nobilita il soffritto che viene poi unito alla pasta che andrà condita con pecorino e finocchietto selvatico fresco, e ne diventa un accompagnamento alla pietanza.

L’Aglianico ed i secondi piatti

Per chi è alla ricerca di gusti più raffinati, diventa non solo accompagnamento, ma anche ingrediente principe di straccetti di manzo o bovino all’aglianico.

Impanati e fritti ed irrorati con una buona dose di aglianico, insaporiti con bacche di ginepro e salvia.

Anche le carni rosse alla brace possono essere “rinfrescate” da un buon bicchiere d’aglianico, soprattutto se grasse, come l’asado, per chi vuole farne un piatto d’elitèe ma che altro non è che la coperta di costata, economica e grassosa e per questo in giusto connubio con l’aglianico.

Per carni più pregiate sarebbe preferibile optare per un vino più morbido e corposo.

L’Aglianico ed il baccalà

baccalà alla pertecaregna

Per rimanere in tema di gastronomia locale, da non sottovalutare l’abbinamento con il baccalà, almeno per tutte le ricette dove non si usa il limone e dunque col baccalà con i peperoni, fritto ed alla pertecaregna.

Sostandosi dalla cucina locale, l’aglianico risulta un complemento ideale per il fegato alla veneziana, con le cipolle, e con polenta se accompagnata da sughi imponenti.  Sempre grazie ai suoi toni ruvidi, si accompagna anche a piatti con acciughe ed alici, della cucina siciliana e costiera in genere.

Ovviamente va evitato su formaggi freschi, sughi con panna e besciamella e con tutto ciò che contiene limone.

Per il post pasto, anche se stagionale, accompagna bene frutta secca come noci e mandorle ed è imprescindibile con le caldarroste.

AIS Avellino – Abate: in Irpinia un sommelier in ogni ristorante.

Al vino hanno dedicato parole oratori, scrittori, musicisti. La storia della letteratura, sia antica che moderna, è piena di riferimenti a quel nettare degli dei capace di esaltare l’essenza del genere umano.

“Com’è vero che nel vino c’è la verità/ti dirò tutto, senza segreti” osservava William Shakespeare.

Ed allora, senza segreti, abbiamo fatto due chiacchiere con Annito Abate, presidente della sezione di Avellino dell’Associazione Italiana Sommelier, cercando di capirne di più sia sulla figura dei sommelier che sulla qualità dei prodotti made in Irpinia, dalla voce di un diretto protagonista

Architetto Abate, in che misura la figura del sommelier può essere un veicolo di promozione delle eccellenze vitivinicole del territorio?

“Credo sia importante fare una premessa. I sommelier hanno innanzitutto un decalogo di cortesia e di comportamento che ne regola il loro approccio con il pubblico.

Ultimamente, con la cultura del vino che si sta sempre più diffondendo, il sommelier deve dimostrare di possedere non solo conoscenze enoiche ma anche ottime doti comunicative.

Insomma, oltre ad una preparazione pratica occorre avere una preparazione teorica del complesso sistema legato al mondo del vino, che non può prescindere dal territorio di produzione”.

Il sommelier dovrebbe essere una figura professionale sempre presente nei ristoranti, nelle enoteche, nei wine bar. Eppure, salvo qualche rara eccezione, non risulta che in provincia di Avellino queste figure siano sempre presenti. Come mai?

“I sommelier sono molto presenti, soprattutto nei ristoranti stellati. 

Se il patron di un locale ha inserito una carta dei vini importante è normale che la salvaguardi con la presenza di una figura qualificata che sappia gestire la cantina e sappia trattare con i clienti.

Anche in Irpinia mi sembra che molti ristoranti di medio alto livello, nonché i wine bar e le enoteche, si affidino a persone esperte. Molti ragazzi che hanno partecipato ai nostri corsi lavorano ormai stabilmente in ristoranti a Londra, a Roma, a Milano”.

AIS Master of Wine Peter McCombie

L’Irpinia vanta la presenza di un numero importante di cantine disseminate sul territorio, a volte con una produzione limitata di bottiglie. Secondo lei, questo dato è da considerare un punto di forza o un punto di debolezza?

“Credo che l’aspetto quantitativo non possa essere valutato slegandolo da quello qualitativo. Faccio un esempio prendendo a spunto l’architettura, che è la mia professione.

In Olanda c’è una qualità diffusa e chi approccia alle opere lo fa tenendo conto del costruito.

Così è anche per il vino: se l’asticella qualitativa è alta, chi si approccia a questo mondo lo deve fare con cognizione di causa.

Detto ciò, mi sembra di poter dire che in Irpinia la qualità diffusa è alta”.

l Presidente di Assocuochi, Luigi Vitiello, lamenta la presenza sul mercato di prodotti, anche talvolta etichettati come Docg, che al gusto e non solo presentano una bassa qualità. E si tratta quasi sempre di prodotti che hanno un prezzo che mal si concilia con un vino a denominazione di origine controllata e garantita (leggi: In Irpinia vini di qualità ma Stop a quelli da 3 € ) . Come mai accade ciò?

“Premesso che è possibile che sul mercato ci siano anche imprenditori scorretti, non mi risulta che tale fenomeno sia particolarmente diffuso in Irpinia.

D’altronde, per produrre vini Docg occorre attenersi a dei disciplinari molto rigidi che non prevedono deroghe.

Questo è il motivo per cui molti, magari, preferiscono dedicarsi a prodotti diversi, come ad esempio il Campania Igt che evidentemente non segue lo stesso disciplinare rigido di una Docg.

E, così, è possibile fare ugualmente buoni prodotti ma con costi più contenuti”.

Il New York Times incorona l’Aglianico Irpinia.

I vini irpini sempre più protagonisti oltreoceano. Dopo il Fiano di Avellino, promosso dal Chicago Tribune, è la volta dell’Aglianico ad attirare l’attenzione addirittura del critico del New York Times, Eric Asimov, che ha dedicato al rosso d’Irpinia il suo appuntamento mensile con la Wine School, la rubrica attraverso la quale va alla scoperta dei più prestigiosi vini del mondo, invitando i suoi lettori ad incontri, cene o semplicemente a degustare i vini suggeriti.

Una recensione, quella pubblicata qualche giorno fa, preceduta, come consuetudine, da un invito rivolto da Asimov ai suoi lettori ad assaggiare, per poi condividere esperienze, sensazioni e pareri, tre etichette della provincia di Avellino: il Quattro Confini di Benito Ferrara del 2013, il Cinque Querce di Salvatore Molettieri del 2010 e il Gioviano de Il Cancelliere del 2010.

Per i degustatori a stelle e strisce, quello con l’Aglianico Irpinia è stato un incontro quasi folgorante, a giudicare dai commenti, un vino che viene definito “con un forte senso del territorio”.

Asimov sottolinea come molti lettori abbiano incontrato difficoltà nel reperire, nei supermercati e nelle enoteche, le bottiglie da lui segnalate, anche perchè l’Aglianico, pur essendo un grande vitigno italiano, negli Stati Uniti ancora non ha raggiunto la popolarità di altri rossi, come il Nebiolo o il Sangiovese.

Eppure, sottolinea il New York Times, l’Aglianico soddisfa tutti i criteri per essere definito un grande vino.

Pareri differenti, quelli espressi dai lettori che hanno avuto modo di degustare i tre vini irpini, ma concordanti su un punto: tutti riescono ad esprimere a pieno l’essenza dei luoghi di produzione.

A colpire, in particolare, la platea americana sono stati la struttura e la profondità dei vini che, per qualcuno, presentano forse una gradazione un po’ eccessiva, ma che hanno trovato tutti concordi nel giudicarli perfetti in abbinamenti con arrosti e stufati.

E c’è pure chi, come il signor Anthony Esposito da New York (ma il cognome tradisce le sue origini) ha suggerito di assaggiarlo dopo aver lasciato per un paio di giorni delle pesche in infusione…