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Non solo Tim, Vodafone, Wind e Iliad: le compagnie low cost promettono servizi a prezzi bassi. Ma le offerte della telefonia mobile si equivalgono davvero?
Attualità

Telefonia mobile ed operatori virtuali, le offerte che fanno gola a tutti.

Non solo Tim, Vodafone, Wind e Iliad: le compagnie low cost promettono servizi a prezzi bassi. Ma le offerte della telefonia mobile si equivalgono davvero?

Un mercato in continua espansione ed evoluzione, in cui la concorrenza è sinonimo di opportunità e di risparmio ma anche di diversi standard qualitativi.

E’ il mercato della telefonia mobile, che in Italia vive ormai da alcuni anni un fermento notevole, grazie alla presenza di numerosi operatori pronti ad acquisire nuovi clienti a colpi di offerte al risparmio.

Gli Operatori Telefonici Nazionali.

Se in principio furono Tim, Vodafone (con la antenata Omnitel) e Wind, a cui poi si è aggiunta 3 Italia, a spartirsi il business della telefonia mobile, dal 2007 in poi il numero di aziende che si sono affacciate in questo spazio, con marchi non sempre noti al grande pubblico, è cresciuto a dismisura.

Si tratta soprattutto dei cosiddetti operatori virtuali della telefonia mobile, quelli che non posseggono proprie infrastrutture e proprie reti ma si appoggiano a quelle degli operatori nazionali.

Che in Italia rispondono ai brand di Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia e, dal 2018, anche Iliad, l’operatore francese sbarcato in Italia e che è da considerare a tutti gli effetti un gestore reale, avendo iniziato a diffondere il suo segnale sì attraverso la rete di Wind 3 ma avendo poi implementato la stessa con infrastrutture di proprietà.

Gli Operatori Virtuali MVNO della telefonia.

Quali sono, dunque, e come funzionano i cosiddetti operatori virtuali o MVNO?

La lista dei Mobile Virtual Network Operator è molto lunga.

Il primo a esercitare sul mercato italiano della telefonia fu CoopVoice, nell’ormai lontano 2007, la compagnia legata al marchio delle cooperative della grande distribuzione che si appoggia, ancora oggi, alla rete Tim.

A distanza di pochi giorni fu un altro marchio della GDO, Carrefour, a lanciare la sua sim brandizzata “1 Mobile”.

Successivamente, sempre nel 2007, ecco che Poste Italiane lancia il suo Poste Mobile, inizialmente appoggiata alla rete Vodafone poi, dal 2014, a quella Wind.

Dopo le prime esperienze, sono state tante altre quelle che hanno cominciato a strizzare l’occhio ai clienti a colpi di offerte e tariffe vantaggiose, come Fastweb Mobile, Lycamobile, Kena Mobile, Rabona Mobile, Optima Mobile, Welcome Italia, Ho., Withu Mobile.

Marchi che, partiti in sordina, cominciano ora a farsi spazio a colpi di offerte a volte davvero sensazionali, con costi che sono a volte davvero vantaggiosissimi.

Telefonia mobile, il caso Iliad.

A dare la stura a questo mercato della telefonia low cost è stato l’ingresso nel mercato italiano di Iliad, l’operatore francese che ha saputo conquistare con una capillare strategia di marketing di prossimità una importante fetta di mercato, al punto da costringere gli operatori nazionali ad adeguarsi con offerte al ribasso, calibrate in modo da mantenere il giusto equilibrio.

Operatori virtuali: convengono?

Ma davvero conviene passare con un operatore virtuale?

Intanto occorre chiarire subito una cosa. Operatori come Ho. mobile o Kena Mobile, possono consentirsi tariffe apparentemente molto vantaggiose e concorrenziali perchè alle spalle non hanno i costi derivanti dalla gestione delle reti e delle licenze d’uso delle frequenze.

Si limitano a “noleggiare” tali infrastrutture, con un notevole risparmio che viene poi “spalmato” sulle offerte.

Detto ciò, occorre anche sapere, però, che pur appoggiandosi alle reti degli operatori nazionali, le compagnie virtuali non sempre possono garantire gli stessi standard.

Dalla copertura territoriale, che non è sempre equivalente a quella madre, agli stessi servizi, come ad esempio la velocità di connessione o di segnale che non sono paragonabili a quelle dell’operatore di appoggio.

Anche le tecnologie non si equivalgono e non sono automaticamente le stesse, per cui può capitare ad esempio, di trovarsi in 4G con l’operatore reale ma in 3G con quello virtuale.

Ed alla fine, il discrimine è sempre quello dell’uso che si intende fare della tecnologia e delle sue applicazioni.

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