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Home » Stasera in TV » Raiplay » Film RaiPlay

Tratto da un romanzo, su RaiPlay il film italiano che racconta Lampedusa e la ferita dell’accoglienza

31 Luglio 2026di Riccardo Cannavale
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A Lampedusa il mare non porta soltanto turisti, barche e luce. Porta anche corpi stanchi, storie spezzate, bambini senza più nessuno accanto. Nour, disponibile su RaiPlay, nasce da questa frontiera quotidiana e sceglie di raccontarla attraverso gli occhi di chi, per anni, ha visto arrivare sull’isola ciò che il resto d’Europa spesso preferiva osservare da lontano.

Il protagonista è Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa interpretato da Sergio Castellitto che ha raccontato in un libro la sua esperienza al fianco dei migranti. Da decenni Bartolo visita, cura, accoglie uomini, donne e bambini sbarcati dopo traversate durissime. Questo film drammatico lo mostra come un uomo consumato da un lavoro che è diventato missione, abitudine, ferita personale. Ogni arrivo in porto non è mai soltanto un’emergenza sanitaria: è una storia che chiede ascolto.

La vicenda narrata si sviluppa attorno a Nour, una bambina siriana di dieci anni arrivata a Lampedusa da sola interpretata da Linda Mresy, dopo aver attraversato il Mediterraneo senza la madre. È piccola, spaventata, chiusa in un silenzio che dice più di molte spiegazioni. Bartolo la prende a cuore e prova a ricostruire ciò che le è accaduto, cercando di darle protezione prima ancora che risposte. In quel rapporto fragile, fatto di visite, attese e tentativi di fiducia, il film trova la sua parte più umana.

Il racconto si muove tra il presente dell’isola e il peso delle tante storie che Bartolo porta con sé. Le visite mediche, gli sbarchi, le procedure, le notti interrotte dalle chiamate, i volti di chi arriva esausto dopo giorni di paura: la pellicola non cerca l’effetto spettacolare, ma insiste sulla ripetizione dolorosa dell’emergenza. Perché a Lampedusa ogni arrivo è nuovo per chi sbarca, ma per chi accoglie diventa anche parte di una memoria che si accumula.

La regia è di Maurizio Zaccaro, autore attento al racconto civile, e il film è liberamente tratto da Lacrime di sale, il libro scritto da Pietro Bartolo con Lidia Tilotta. La scelta di partire dal libro di Bartolo dà al film una radice precisa: non una storia inventata per parlare genericamente di migranti, ma un racconto ispirato all’esperienza diretta di un medico che ha attraversato da vicino una delle ferite più grandi del nostro tempo.

Sergio Castellitto porta nel personaggio una stanchezza credibile. Il suo Bartolo tiene dentro il dolore senza mai alzare la voce e proprio per questo appare più vero. È un uomo che conosce la burocrazia, la rabbia, l’impotenza, ma continua a restare lì, davanti ai corpi e agli occhi di chi arriva. La sua interpretazione evita il tono celebrativo e restituisce l’idea di una responsabilità quotidiana, fatta di gesti più che di proclami.

Il film può apparire a tratti didascalico, soprattutto quando sente il bisogno di spiegare il contesto. Ma la storia di Nour e il volto di Bartolo bastano spesso a riportarlo su un terreno più concreto. La bambina non è soltanto il simbolo dell’infanzia migrante: è una presenza fragile, ostinata, che obbliga gli adulti a non trasformare la tragedia in numero, statistica, titolo di giornale.

Nel catalogo dei film italian su RaiPlay, Nour è un lavoro da non lasciarsi sfuggire: racconta Lampedusa come luogo fisico e morale, confine d’Europa e insieme spazio di cura. E ricorda una cosa semplice, che il cinema civile dovrebbe tenere sempre viva: prima delle opinioni, prima delle polemiche, ci sono le persone.

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