Un bambino che piega il metallo con un semplice tocco delle dita. Non è un numero di magia né un trucco da spettacolo: è un fenomeno che mette in crisi un’intera comunità. Su Raiplay stasera guarda questa storia delicata e misteriosa che mescola racconto di formazione, suggestioni fantastiche e riflessione sul rapporto tra scienza e immaginazione.
“Le proprietà dei metalli” è una produzione italiana del 2023 diretta da Antonio Bigini, al suo esordio nel lungometraggio. L’opera è stata presentata in anteprima alla Berlinale 2023, nella sezione Generation, e ha attirato l’attenzione per il suo stile poetico e per il modo in cui racconta l’infanzia e il mistero senza effetti spettacolari. La durata del film è di 93 minuti.
La pellicola, anche grazie alla distribuzione sui canali digitali, è stata accolta con grande curiosità, come testimonia la valutazione di 6,5/10 su IMDb. “Un debutto anomalo, una storia intrigante che appartiene a mondi lontani, remoti, invisibili” scrive Valerio Cappelli sul Corriere della Sera.
La storia è ambientata negli anni Settanta, in un piccolo paese dell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna. Qui vive Pietro, un bambino cresciuto in una famiglia segnata dalle difficoltà economiche e da un padre severo. Un giorno accade qualcosa di inspiegabile: Pietro scopre di possedere una capacità straordinaria, quella di piegare il metallo semplicemente toccandolo. La notizia si diffonde rapidamente nel paese e attira l’attenzione di studiosi e curiosi.
Tra questi arriva anche uno scienziato americano interessato a studiare il fenomeno. Gli esperimenti trasformano la vita del bambino e lo portano a confrontarsi con qualcosa che va oltre le leggi della fisica.
Nel frattempo il padre di Pietro, schiacciato dai debiti e dalle difficoltà quotidiane, vede in quel potere una possibile occasione per cambiare destino. Ma il dono del bambino diventa presto una questione più grande, capace di mettere in discussione le convinzioni di tutta la comunità.
Il film è costruito attorno a un cast essenziale, che contribuisce a creare un racconto intimo e concentrato sui personaggi. Martino Zaccara interpreta Pietro, il giovane protagonista capace di piegare i metalli con il solo tocco delle mani. David Pasquesi è il padre del bambino, un uomo duro e disilluso che vive con il peso dei debiti e delle responsabilità familiari. Antonio Buil Pueyo interpreta lo scienziato che arriva dall’estero per studiare il caso di Pietro e cercare una spiegazione razionale al fenomeno.
Nel cast figurano anche Edoardo Marcucci, Enzo Vetrano, Cristiana Raggi e Marco Cavalcoli, che rappresentano le diverse figure della comunità coinvolta nella vicenda.
La scelta di un cast composto da attori molto diversi tra loro contribuisce a dare autenticità alla storia e al microcosmo del paese. Uno degli aspetti più interessanti dell’opera di Bigini è il modo in cui affronta il tema del paranormale.
La storia prende spunto dal fenomeno dei cosiddetti “mini-Geller”, bambini che alla fine degli anni Settanta sostenevano di possedere capacità psicocinetiche simili a quelle del celebre illusionista Uri Geller. A studiare il fenomeno in Italia fu Ferdinando Bersani, all’epoca professore di fisica all’Alma Mater.
Il film disponibile su Raiplay non cerca una spiegazione definitiva al fenomeno. Piuttosto utilizza il mistero come strumento narrativo per esplorare le reazioni delle persone: la curiosità scientifica, la paura dell’ignoto e il desiderio di credere a qualcosa di straordinario.
La regia punta su un racconto essenziale e suggestivo: i paesaggi dell’Appennino, le case di campagna e i silenzi della provincia italiana diventano parte integrante della narrazione. La fotografia e l’ambientazione anni Settanta – tra televisori in bianco e nero, automobili d’epoca e abiti dell’epoca – contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra realismo e fiaba.
Con Le proprietà dei metalli su Raiplay si scopre un lavoro cinematografico italiano diverso dal solito. Non è un thriller né un fantasy spettacolare, ma una storia poetica sull’infanzia, sulla curiosità scientifica e sul mistero dell’esistenza.
È anche un racconto sulla crescita e sul rapporto tra genitori e figli, ambientato in un’Italia di provincia che sembra lontana ma che continua a parlare al presente.
Insomma, se prediligi il cinema italiano più intimo e riflessivo, questa è una visione affascinante, che dimostra come anche il più piccolo dei misteri possa cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.
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