La forza del cinema sta nel raccontare i tempi, cristallizzando epoche e costumi attraverso l’occhio della telecamera e la visione di registi e sceneggiatori. Epoche e costumi che, però, attraverso corsi e ricorsi storici e soprattutto pellicole come quella che puoi vedere stasera su Raiplay, non invecchiano e anzi risultano quanto mai attuali.
Nonostante siano passati più di cinquant’anni, il messaggio di questo film thriller italiano rimane potentissimo: chi controlla il potere? È davvero possibile che la giustizia sia cieca davanti a chi la governa?
Guardare oggi Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto significa confrontarsi con una verità scomoda: il sistema giudiziario e politico non è mai al riparo dal rischio di corruzione e soprusi. È un’opera che travolge, un pugno allo stomaco, capace di parlare con forza ancora oggi.
Il film, diretto da Elio Petri e scritto con Ugo Pirro, è considerato uno dei capolavori del cinema italiano, una delle cento pellicole cult da salvare. Uscito in Italia il 12 febbraio 1970, prodotto da Dino De Laurentiis, vinse il Premio Oscar come miglior film straniero nel 1971 e il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 1970, affermandosi come una delle opere più incisive del cinema politico italiano anche ai David di Donatello, Nastri d’Argento e Globo d’Oro.
La colonna sonora di Ennio Morricone accompagna lo spettatore con suoni dissonanti e ossessivi, quasi a ricordare il peso di un potere che incombe.
Protagonista assoluto dell’opera è Gian Maria Volonté (Il caso Mattei, Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, ) l’ineffabile “Dottore”, simbolo del potere malato. Accanto a lui una giovane e bellissima Florinda Bolkan (Anonimo veneziano, Cari genitori, Metti una sera a cena) interpreta Augusta Terzi, l’amante vittima e al tempo stesso specchio delle debolezze del protagonista. Gianni Santuccio dà volto al capo della polizia, emblema di un’istituzione complice mentre Salvo Randone, veste i panni dell’anarchico che finisce sotto accusa, a conferma di come il potere cerchi sempre un responsabile tra i più deboli.
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto si apre con un delitto: il capo della sezione Omicidi della polizia uccide la sua amante Augusta. L’uomo non si limita a colpire, ma dissemina volutamente tracce e prove che lo incriminano: impronte digitali, oggetti lasciati in bella vista, perfino testimoni potenziali. Promosso intanto a capo della sezione politica, guida indagini e interrogatori che ricordano la repressione degli anni di piombo. Nessuno osa sospettare di lui: il suo potere è tale che ogni prova viene ignorata o manipolata. Alla fine, l’anarchico amico della donna viene accusato, mentre il “dottore” rimane intoccabile.
È un racconto inquietante che mostra il meccanismo della colpa che diventa impunità quando a commetterla è chi ha autorità.
All’uscita in sala, la stampa italiana definì il film “un atto d’accusa lucido e durissimo, interpretato con impressionante intensità da Volonté”. Grazzini, sul Corriere della Sera scrisse: “E’ la prima volta che il cinema italiano si butta a capofitto sull’ambiente della polizia e che la censura se ne rallegra”.
La pellicola ebbe un notevole successo al botteghino italiano, con incassi superiori ai 2 miliardi di lire dell’epoca, cifra imponente per il cinema politico. Oggi mantiene un forte appeal grazie alle piattaforme di streaming come Raiplay: su Google, il gradimento degli utenti si attesta attorno al 90% mentre su IMDb, il voto medio è 8,0/10, testimonianza della sua risonanza internazionale. Percentuali confermate anche dalla critica su Rotten Tomatoes.
L’opera diretta da Petri, capace di coniugare linguaggio politico e cinema di genere con tensione e ritmo da thriller, è ancora oggi di straordinaria attualità: un classico senza tempo che mostra come il potere, se non controllato, si trasformi in impunità.
