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Home » Stasera in TV » Prime Video » Film

Un centralino, una donna in pericolo e 85 minuti di tensione, su Prime Video un thriller con incubo senza fine

22 Luglio 2026di Lino Sorrentini
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Jake Gyllenhaal
Jake Gyllenhaal

Quanto può diventare inquietante una voce quando non possiamo vedere chi sta parlando? Prime Video recupera uno dei thriller europei più sorprendenti degli ultimi anni, un film costruito quasi interamente dentro un centralino telefonico, senza inseguimenti spettacolari, sparatorie o investigatori impegnati a raccogliere indizi sulla scena del crimine. Eppure la tensione arriva presto, cresce lentamente e finisce per occupare ogni centimetro dello schermo.

“Il colpevole – The Guilty” è un thriller psicologico danese del 2018 diretto da Gustav Möller, qui al suo debutto nel lungometraggio, e prodotto da Nordisk Film Spring insieme a Nordisk Film Production. La sceneggiatura, scritta dal regista con Emil Nygaard Albertsen, utilizza pochi ambienti e una durata di appena 85 minuti per raccontare una notte in cui ogni convinzione può rivelarsi sbagliata. Il film è oggi disponibile in streaming nel catalogo dei film thriller su Prime Video.

Il protagonista è Asger Holm, agente di polizia temporaneamente trasferito al centralino delle emergenze. Risponde alle richieste con impazienza, tratta alcuni interlocutori con sufficienza e sembra aspettare soltanto la fine del turno. Il giorno seguente dovrà affrontare un’udienza che potrebbe decidere il suo futuro professionale, ma il film non chiarisce subito cosa sia accaduto. Möller lascia che il disagio affiori attraverso piccoli gesti: una risposta brusca, uno sguardo nervoso, il bisogno quasi fisico di controllare ciò che succede agli altri.

Poi arriva la telefonata di una donna. Parla sottovoce, pronuncia frasi apparentemente banali, sembra rivolgersi a una bambina. Asger capisce però che sta comunicando in codice e sospetta che sia stata rapita. Da quel momento il centralino diventa il luogo di un’indagine condotta alla cieca, attraverso rumori lontani, esitazioni e parole che assumono significati diversi a seconda di chi le ascolta.

La scelta più audace di “Il colpevole – The Guilty” consiste nel non mostrare quasi nulla di ciò che sta accadendo fuori dall’ufficio. Non vediamo la donna, l’automobile sulla quale potrebbe trovarsi, le strade percorse dalla polizia o le persone coinvolte. Il regista chiede allo spettatore di ricostruire ogni scena mentalmente.

È lo stesso principio su cui si basavano Locke di Steven Knight, con Tom Hardy solo al volante di un’automobile, e In linea con l’assassino di Joel Schumacher, dove Colin Farrell rimaneva bloccato in una cabina telefonica sotto il tiro di un cecchino.

Möller conosceva questi film, ma decise di affidare al sonoro un ruolo ancora più importante. L’idea nacque anche dall’ascolto di una vera chiamata al numero di emergenza americano, effettuata da una donna che cercava di chiedere aiuto senza farsi scoprire dalla persona che la teneva sotto controllo. Il regista comprese che la forza di quella registrazione dipendeva dalle immagini create nella mente di chi ascoltava.

La fotografia di Jasper Spanning, che avrebbe poi lavorato anche con Möller nel dramma carcerario Vogter – Sons, restringe progressivamente lo spazio attorno ad Asger. Le luci fredde del centralino lasciano gradualmente posto a zone più scure, mentre primi e primissimi piani trasformano il volto del protagonista in un paesaggio emotivo.

Gran parte dell’efficacia del racconto dipende da Jakob Cedergren, attore svedese-danese visto anche in Submarino di Thomas Vinterberg e nel noir Terribly Happy di Henrik Ruben Genz. Qui interpreta un uomo abituato a esercitare l’autorità, ma incapace di accettare i limiti imposti dalla situazione.

Asger non può raggiungere fisicamente la persona che sta cercando di aiutare. Può soltanto telefonare, fare domande, impartire ordini e costruire una versione dei fatti. Proprio questa impotenza rende la sua partecipazione sempre più aggressiva. Il poliziotto non ascolta soltanto ciò che gli viene riferito: completa i vuoti, interpreta, decide chi debba essere salvato e chi debba essere considerato colpevole.

Cedergren rende visibile questo processo senza ricorrere a grandi gesti. Una variazione della voce, il respiro più rapido, una pausa trattenuta bastano a cambiare il tono della scena. Le telefonate furono girate realmente con gli altri interpreti collegati da stanze vicine; il film venne inoltre ripreso in ordine cronologico e senza prove preliminari, per conservare una reazione più spontanea dell’attore. Le riprese durarono appena tredici giorni.

Nel 2021 Antoine Fuqua, regista di Training Day, The Equalizer e Southpaw, ha realizzato un remake americano con Jake Gyllenhaal, attore capace di interpretazioni ossessive e nervose come quelle di Nightcrawler, Zodiac e Prisoners. La sceneggiatura della nuova versione è stata affidata a Nic Pizzolatto, creatore di True Detective.

Il remake conserva quasi tutta la struttura narrativa dell’originale, trasferendo l’azione in un centralino del 911 di Los Angeles. Gyllenhaal offre una prova fisica e febbrile, ma il film di Fuqua tende a rendere più espliciti conflitti che nell’opera danese rimanevano suggeriti. L’originale appare più asciutto, meno interessato a guidare emotivamente lo spettatore e proprio per questo, a mio avviso, più destabilizzante.

Möller non cerca continuamente l’effetto. Costruisce invece una trappola percettiva nella quale rimangono coinvolti sia il protagonista sia il pubblico. Guardando il film, infatti, siamo portati a credere alle stesse ipotesi formulate da Asger. Immaginiamo volti, luoghi e responsabilità senza avere prove sufficienti. La suspense nasce allora da una domanda meno rassicurante del classico “che cosa è successo?”: quanto possiamo fidarci del modo in cui interpretiamo ciò che ascoltiamo?

Presentato al Sundance Film Festival, “Il colpevole – The Guilty” vinse il premio del pubblico nella sezione World Cinema Dramatic e fu scelto dalla Danimarca come candidato agli Oscar 2019, entrando successivamente nella shortlist per il miglior film straniero.

Su IMDb il film mantiene una valutazione di 7,5 su 10. Metacritic gli assegna 83 punti su 100 dalla critica e 8 su 10 dagli utenti, mentre Rotten Tomatoes registra il 98% di recensioni professionali positive e l’87% di gradimento del pubblico.

A distanza di diversi anni dalla sua uscita, il film conserva intatta la propria efficacia. Anzi, nell’epoca dei giudizi immediati e delle verità ricostruite attraverso frammenti di informazioni, appare persino più attuale. Prime Video offre così l’occasione per recuperare un thriller da riscoprire, capace di dimostrare che per generare suspense non servono grandi scenografie. A volte sono sufficienti una stanza, un telefono e un uomo troppo sicuro di avere compreso tutto.

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