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Home » Stasera in TV » Netflix » Film Netflix

Un romanzo semi-autobiografico di Carrie Fisher diventa su Netflix una commedia amara con Meryl Streep

23 Agosto 2026di Claudia Mercaldo
Meryl Streep e Shirley MacLaine
Meryl Streep e Shirley MacLaine

Gli amanti dei film anni Novanta capaci di alternare ironia, dramma familiare e momenti più amari, troveranno su Netflix una visione interessante in questo titolo diretto da Mike Nichols nel 1990 e interpretato da Meryl Streep e Shirley MacLaine.

“Cartoline dall’inferno” (“Postcards from the Edge”) racconta infatti una relazione madre-figlia tutt’altro che semplice, mettendo sullo sfondo Hollywood, le dipendenze e il difficile percorso verso una possibile autonomia. La pellicola dura circa 101 minuti ed è una produzione Columbia Pictures, tratta dall’omonimo romanzo semi-autobiografico pubblicato nel 1987 da Carrie Fisher, che firma anche la sceneggiatura.

Al centro della storia ci sono due donne dello spettacolo profondamente legate e altrettanto profondamente incapaci di gestire il loro rapporto. La trama segue Suzanne Vale, un’attrice che, dopo una grave crisi legata alla dipendenza da sostanze, cerca di rimettere insieme la propria vita e di tornare al lavoro.

Il problema è che il suo rientro nel mondo del cinema passa attraverso una condizione piuttosto particolare: per poter essere nuovamente assicurata dalla produzione, deve vivere con una persona considerata affidabile. Quella persona è sua madre Doris Mann, una vecchia gloria della Hollywood musicale degli anni Cinquanta e Sessanta.

Per Suzanne, tornare sotto lo stesso tetto della madre significa quindi riaprire ferite mai completamente rimarginate. Doris è egocentrica, invadente e alle prese con i propri problemi con l’alcol, ma dietro l’apparente sicurezza della diva si nasconde una donna che teme di perdere il proprio posto nel mondo. 

La sceneggiatura prende così una vicenda familiare e la trasforma in una commedia drammatica sul rapporto tra due donne che sembrano conoscersi fin troppo bene. Il film non racconta soltanto il recupero di Suzanne dalla dipendenza: soprattutto, mette in scena il bisogno di trovare una propria identità quando quella identità è stata per anni condizionata dalla presenza ingombrante di un genitore.

Il principale motivo per recuperare “Cartoline dall’inferno” su Netflix rimane il confronto tra Meryl Streep e Shirley MacLaine. Le due attrici costruiscono un rapporto fatto di affetto, risentimento, competizione e incomprensioni, senza trasformare nessuna delle due in un personaggio completamente positivo o negativo.

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Streep interpreta Suzanne con una vulnerabilità che convive con un notevole senso dell’umorismo. La protagonista è fragile ma non passiva, e soprattutto non viene presentata come una semplice vittima delle proprie dipendenze. MacLaine, invece, rende Doris volutamente sopra le righe: è una donna abituata a essere osservata, applaudita e desiderata, incapace di accettare facilmente il passare del tempo e il fatto che sua figlia possa avere una personalità indipendente.

Il resto del cast comprende Dennis Quaid, Gene Hackman e Richard Dreyfuss, oltre a numerosi interpreti che contribuiscono a costruire il particolare universo hollywoodiano del film. Non è casuale che la critica abbia guardato soprattutto alle due protagoniste.

Il Los Angeles Times, per esempio, sottolineò quanto Streep e MacLaine riuscissero a rendere credibile la complessità emotiva del rapporto tra madre e figlia, mentre Vincent Canby del New York Times apprezzò la collaborazione tra Carrie Fisher e Nichols e la capacità del regista di trovare un lato umano anche nelle situazioni più assurde. 

La regia è un altro elemento importante. Il regista, già autore di film come “Il laureato” e “Chi ha paura di Virginia Woolf?“, evita di trasformare la storia in un dramma pesante sulla dipendenza. La scelta è più sottile: Nichols alterna momenti dolorosi e battute taglienti, lasciando che l’umorismo emerga spesso proprio dalle contraddizioni dei personaggi. L’ambiente cinematografico diventa così quasi un personaggio aggiuntivo, con produttori, agenti, registi e attori che osservano continuamente Suzanne mentre cerca di ricostruire la propria carriera.

I numeri aiutano a inquadrare il film. IMDb gli assegna 6,7/10, mentre su Rotten Tomatoes raggiunge l’83% tra i critici, sulla base di 87 recensioni, e il 67% tra il pubblico. Il risultato è quindi una commedia drammatica imperfetta ma intelligente, con una componente autobiografica che acquista ulteriore interesse conoscendo la storia di Carrie Fisher. Il film, infatti, nasce proprio dalla sua esperienza con la dipendenza e dal rapporto con la madre Debbie Reynolds, una delle grandi attrici e cantanti di Hollywood. 

A più di trent’anni dalla sua uscita, resta soprattutto un film sulle conseguenze dell’essere cresciuti all’ombra di qualcuno e sulla difficoltà, anche da adulti, di smettere di cercare l’approvazione della propria madre. E quando a raccontarlo sono due attrici del calibro di Streep e MacLaine, vale ancora la pena concedergli una serata.

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