Su Netflix il secondo capitolo di una trilogia di successo: un thriller cupo tra indagini, segreti di famiglia e misteri sepolti nel passato.

Cosa succede quando un’indagine riapre vecchie ferite? Netflix ci trascina in una storia dove nulla è davvero sepolto per sempre. Dopo il successo de “Il guardiano invisibile”, il secondo capitolo della Trilogia del Baztán torna a inquietare e sedurre.

In streaming c’è un thriller denso di tensione psicologica, che affonda nel cuore della Navarra tra pioggia, silenzi e segreti mai confessati. Al centro, ancora una volta, l’ispettrice Amaia Salazar, chiamata a fare i conti con un’indagine che la costringerà a riaprire ferite profonde e a confrontarsi con le ombre più oscure del proprio passato.

Un viaggio nel mistero che promette di tenere lo spettatore con il fiato sospeso. Stiamo parlando del secondo capitolo intitolato “Inciso nelle ossa” (“Legado en los huesos”, 2019), che conferma la forza narrativa dell’universo creato da Dolores Redondo e adattato per il grande schermo con un impianto visivo cupo e avvolgente, dove il thriller si fonde con il mistero, il folklore e le ferite mai rimarginate del passato.

La trama del film riprende come anticipato le indagini dell’ispettrice Amaia Salazar, interpretata con intensità da Marta Etura, pochi mesi dopo gli eventi che hanno sconvolto la valle del Baztán. La nuova indagine si apre con un suicidio che sembra più simbolico che disperato: una detenuta, poco prima di togliersi la vita, lascia ad Amaia un messaggio inquietante. Un nome.

Una promessa di verità ancora celate. Da quel momento, il racconto prende la forma di un doppio scavo: da un lato nelle indagini su una nuova serie di crimini, dall’altro nei traumi più profondi della protagonista, che continua a fare i conti con un passato familiare oscuro e destabilizzante.

Il ritmo narrativo di “Inciso nelle ossa” su Netflix è più introspettivo rispetto al primo film: meno azione, più tensione psicologica. Il regista Fernando Gonzales Molina, pur mantenendo coerenza stilistica con il capitolo precedente, costruisce un’atmosfera rarefatta, dove la pioggia battente, i boschi fitti e le case abbandonate della Navarra diventano protagonisti ambientali tanto quanto i personaggi stessi.

In questo secondo episodio disponibile su Netflix, come anche il terzo “Offerta alla tormenta“, la componente mistica e folklorica si intensifica, ma resta sempre al servizio della narrazione, mai come elemento decorativo. Il punto di forza di questa pellicola resta la figura di Amaia, donna combattuta tra il ruolo professionale e il peso delle proprie origini.

Il ritorno nella casa d’infanzia, la relazione conflittuale con la madre, le fratture mai sanate: ogni elemento familiare viene utilizzato non solo come sfondo, ma come motore narrativo che si intreccia alle indagini e le rende più profonde. La messa in scena è elegante, mai eccessiva. La fotografia mantiene infatti una palette fredda e spenta che restituisce il senso di oppressione e sospensione.

La regia non cerca l’effetto facile ma punta su un crescendo di tensione che sfocia in un finale inquietante, che non chiude, ma rilancia verso il terzo e ultimo capitolo della saga “Offerta alla tormenta”.

In conclusione, questo thriller psicologico su Netflix conferma la qualità della Trilogia del Baztán, riuscendo a mantenere intatto l’equilibrio tra poliziesco e introspezione, tra realismo investigativo e suggestioni ancestrali. Un’opera che seduce per la sua complessità e per l’abilità con cui ci conduce, passo dopo passo, nel cuore di una valle che nasconde più segreti di quanti la nebbia lasci intravedere.

Il film ha il 71% di apprezzamento dal popolo di Google, il 51% su Rotten Tomatoes e un punteggio di 6,4 su 10 su IMDb. Ecco il trailer ufficiale su Youtube. Buona visione!

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