Un incidente, una memoria perduta e un mistero da svelare, su Netflix una miniserie thriller che merita di essere (ri)scoperta.

C’è qualcosa di affascinante nel ripescare serie o miniserie che, al momento della loro uscita, sono passate un po’ sottotraccia. Non parlo di titoli di culto acclamati dalla critica, ma di quelle storie finite nel catalogo di Netflix con discrezione, che chi si è abbonato di recente forse nemmeno ha mai notato. “Alma” è proprio uno di quei titoli da riscoprire, un piccolo gioiello spagnolo del 2022 che oggi merita di essere riportato alla luce.

Uscita su Netflix il 19 agosto 2022, la miniserie – creata da Sergio G. Sánchez, già sceneggiatore di The Orphanage e The Impossible – è un thriller dai contorni soprannaturali che mescola mistero, dramma adolescenziale e una sottile vena horror. E nonostante all’epoca sia stata accolta con giudizi contrastanti, rivederla oggi significa scoprire un prodotto che ha ancora tanto da dire.

La trama si apre con una gita scolastica sulle montagne delle Asturie. Un autobus, la nebbia fitta, una curva maledetta: il pullman precipita e molti studenti muoiono. Tra i pochi sopravvissuti c’è Alma, interpretata dalla bravissima Mireia Oriol, che però si risveglia in ospedale senza alcun ricordo dell’accaduto. Da lì inizia un percorso inquietante: visioni notturne, volti che appaiono e scompaiono, frammenti di memoria che non si incastrano.

Ma non è solo un thriller sul trauma e l’amnesia. “Alma” diventa presto un’indagine sull’identità, su ciò che resta di noi dopo aver perso tutto, compresi i ricordi. Accanto a Mireia Oriol troviamo Pol Monen e Alex Villazán, due giovani promesse del cinema spagnolo, insieme a volti più esperti come Elena Irureta. Il mix funziona: la recitazione riesce a restituire l’inquietudine dei protagonisti, con momenti di fragilità che diventano palpabili.

Accanto ai protagonisti spicca anche Claudia Roset, che interpreta Deva, la migliore amica di Alma: un personaggio fragile ma determinato, la cui presenza diventa un punto di riferimento emotivo in una storia segnata da lutto e mistero.

Sánchez firma una serie visivamente potente. I paesaggi delle Asturie sono spettacolari, ma nel contesto diventano minacciosi: boschi che sembrano chiudersi addosso, scogliere battute dal vento, nebbia che nasconde più di quanto riveli. Gli effetti speciali, mai invasivi, creano suggestioni piuttosto che esplosioni di CGI.

La scrittura è volutamente ambigua: non sempre è chiaro dove finisca la realtà e inizi la fantasia, e questo è parte del fascino. Chi ama serie come Dark troverà echi familiari, ma “Alma” resta qualcosa di unico, più intimo e personale.

Nonostante l’originalità, la serie non è stata accolta in modo unanime, anche se i punteggi superano tutti il 50 per cento di gradimento:

  • IMDb: 6.2/10 – un punteggio discreto, con utenti che elogiano l’atmosfera e la tensione
  • Rotten Tomatoes: 3.7/5 – il pubblico premia l’idea e le interpretazioni,
  • Google Reviews: 65% di gradimento

In altre parole, “Alma” è una di quelle serie che non è pensata per piacere a tutti, ma per lasciare una traccia in chi la guarda con attenzione.

Se nel 2022 la serie è uscita ad Agosto quasi “in sordina”, oggi vale la pena darle una chance. Perché? Perché su Netflix è ancora lì, pronta a essere scoperta o rivista, e perché è una miniserie (9 episodi da 50 minuti) che si presta bene a una maratona di due o tre sere.

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