Per chi cerca storie dure, vere, senza compromessi, su Prime Video un film drammatico crudo e implacabile che scava nel cuore di un uomo disperato.
Una discesa allucinata nel trauma, nell’alienazione e nella rabbia repressa. Affliction, diretto da Paul Schrader e interpretato da un monumentale Nick Nolte, è il film da (ri)scoprire su Prime Video per chi cerca un’opera intensa, cupa e dolorosamente umana, che affronta i fantasmi della famiglia, della violenza ereditaria e della follia che si annida dietro il volto ordinario di una piccola comunità del New Hampshire.
Prodotto da Lions Gate Films e Largo Entertainment, Affliction è tratto dal romanzo “Tormenta” di Russell Banks ed è molto più di un semplice dramma: è un’analisi spietata della mascolinità tossica e dei danni transgenerazionali che l’abuso può lasciare. Schrader, già sceneggiatore di capolavori come “Taxi Driver” e “Toro Scatenato”, costruisce un’opera personale e profondamente inquieta, dove il male non è mai spettacolare ma si insinua nel quotidiano, in silenzi, rancori e fallimenti troppo umani.
L’azione si svolge in una cittadina innevata e immobile, Lawford, immersa in un inverno perenne che diventa subito metafora del gelo emotivo che congela i suoi abitanti. Protagonista è Wade Whitehouse, sceriffo part-time e uomo in frantumi.
Schiacciato da un passato traumatico, da un padre violento, da un lavoro precario e da una paternità fallita, Wade cerca disperatamente una via d’uscita dalla sua vita fallimentare. E crede di trovarla in un caso apparentemente marginale: la morte sospetta di un uomo durante una battuta di caccia.
Il film, che purtroopo per gli ab è narrato in voice-over dal fratello di Wade, Rolfe (interpretato da Willem Dafoe), figura più distaccata ma altrettanto segnata.
Anche se ci sono un’indagine e un mistero da risolvere, Affliction non è un giallo in senso stretto. La verità sul caso, per quanto ambigua, è solo un pretesto. Il cuore pulsante del film è la mente tormentata di Wade, che inizia lentamente a perdere aderenza con la realtà. La sua ossessione per la cospirazione dietro l’incidente non è altro che un tentativo disperato di dare un senso al caos della sua esistenza. Come scrive Variety nella sua recensione del film: “Affliction è il ritratto agghiacciante di un uomo che cerca giustizia ma trova solo i fantasmi del suo passato”.
La regia di Schrader è controllata, minimalista, quasi glaciale. Ogni scena è calibrata per trasmettere il senso di soffocamento che pervade l’intera pellicola. È tutto molto diverso dal suo ultimo lavoro, “Il Maestro Giardiniere”. Affliction è una tragedia esistenziale travestita da storia di provincia, che si avvicina più al cinema di Bergman che al thriller hollywoodiano.
Nick Nolte, che abbiamo ammirato in “Cape Fear” e “La regola del silenzio”, è stato nominato all’Oscar per l’interpretazione di Wade, per il quale costruisce un personaggio monumentale nel suo sgretolarsi. È un uomo che prova a essere buono ma non ha mai imparato come farlo. Ogni gesto d’amore che tenta – verso la figlia, verso la ex moglie, verso la comunità – si tramuta in un fallimento. È la rappresentazione vivente della frase “la violenza genera violenza”.
Accanto a lui, James Coburn – che qui l’Oscar come miglior attore non protagonista lo ha vinto – incarna il volto brutale della mascolinità patriarcale: Glen Whitehouse è un padre alcolizzato, sadico, impassibile al dolore che provoca. La sua presenza incombe su tutta la narrazione, anche quando non è in scena.
Questo film su Prime Video non offre alcuna catarsi. Nessun perdono, nessuna redenzione. La parabola discendente del protagonista è inesorabile e termina nel sangue e nella solitudine. Ma ciò che colpisce è l’assenza di giudizio: Schrader non assolve né condanna. Mostra. E lascia che lo spettatore si interroghi sulle dinamiche che trasformano gli uomini in carnefici e vittime di se stessi.
A quasi trent’anni dalla sua uscita, Affliction conserva intatta la sua forza disturbante. È un film che oggi risuona con una forza ancora maggiore, in un’America sempre più segnata da fratture sociali, crisi identitarie e un diffuso disagio maschile che spesso si traduce in violenza domestica e autodistruzione.
La sua visione richiede attenzione e coraggio, perché ti costringe a guardare dentro ferite che preferiremmo ignorare. Proprio per questo, resta impresso nella memoria: perché racconta una verità che molti preferiscono non vedere. E che, invece, è sotto gli occhi di tutti.
Scopri altri film drammatici su Prime Video:
