Lo hai apprezzato in innumerevoli film capolavoro, ma forse ancora non lo conosci in questa nuova e inedita veste in un film drammatico distribuito direttamente in streaming su Netflix. Pariamo dell’attore irlandese Cillian Murphy, volto indimenticabile di successi come “Oppenheimer” (per il quale ha vinto l’Oscar), “Inception” o, “Anna” e “Peaky Blinders”.

Questa volta lo rivediamo sul piccolo schermo con barba incolta, preside di un istituto per ragazzi difficili e alle prese con problemi mentali in una storia tratta da un romanzo breve. Diretto da Tim Mielants e basato sulla novella “Shy” di Max Porter, il titolo di oggi è “Steve” (ottobre 2025), un’opera che mescola dramma sociale e intima disfatta, raccontando un uomo e una scuola che sembrano sul punto di crollare insieme.

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2025, è stato elogiato dalla critica internazionale per l’intensità della performance di Murphy e per la regia sobria ma incisiva. Cillian Murphy qui interpreta appunto il protagonista Steve, preside di una scuola britannica che raccoglie giovani dal passato tormentato.

Siamo nei difficili e contraddittori anni ’90. L’uomo fa di tutto per mantenere in piedi l’istituto, circondato da ragazzi che la società ha accantonato ed è sopraffatto da una responsabilità che lo sta logorando. In parallelo, incontriamo Jay Lycurgo nei panni del giovane Shy, simbolo di fragilità e rabbia repressa, che diventa fulcro della tensione emotiva.

Impossibile non sottolineare quanto Murphy sia straordinario: senza essere esagerato, trasmette un’umanità spezzata. Steve non è un eroe, è un uomo stanco, perseguitato da domande che non ha il coraggio di fare. La plastica di un sorriso forzato, un bicchiere bevuto troppo presto, una promessa fatta a se stesso che già sa non potrà mantenere.

Questo è il cuore del film: la lotta inutile, la speranza che vacilla, il peso di chi “dovrebbe” diventare sostegno quando è già in frantumi.

Accanto al protagonista, attori britannici come Tracey Ullman, Emily Watson e Little Simz: le loro interpretazioni contribuiscono a rendere autentico l’universo chiuso e claustrofobico del riformatorio, dove ogni sguardo nasconde un segreto e ogni gesto una ferita.

Sicuramente noterai, guardando questo dramma su Netflix, quanto esso sia capace di farti sentire la pressione incalzante: i suoni riverberano, le stanze sembrano chiudersi, i silenzi pesano più dei dialoghi. Il riformatorio diventa quindi un microcosmo, un luogo dove il fallimento del sistema prende forma nei volti dei ragazzi, e dove Steve lotta non solo per salvare la scuola, ma per non perdere se stesso.

Nell’arco della sua ora e mezza di durata, quest’opera per la tv riesce a trasmettere moltissimo, condensando al meglio una narrazione molto più ampia. La sua non è una narrazione lineare, ma un collage di momenti che si accumulano e poi spezzano l’animo.

Buono l’apprezzamento del pubblico: gli utenti Google l’hanno gradito per il 61%, su Rotten Tomatoes la percentuale di giudizi e recensioni positive è di 78%, infine su IMDb il valore relativo è 6,4/10. Preparati a guardare un film che non ha paura di puntare dritto alla brutalità di un sistema che abbandona e lo fa senza filtri consolatori.

Speranze troppo fragili per risultare consolatorie. Ma nonostante ciò, è una storia che cerca di salvare ciò che resta. Una storia che insomma potrebbe essere anche quella di chiunque di noi, nel momento in cui siamo stati costretti dalla vita a lottare quando tutto sembrava perduto.