Tra le pieghe di una Napoli del Settecento attraversata da sussulti politici e tensioni sociali, prende forma la storia di una donna che scelse di non restare in silenzio. Raiplay offre la possibilità di scoprire un racconto che unisce sentimento e rivoluzione, dolore e idealismo.

Luisa Sanfelice è un film per la tv in due puntate diretto dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani, un’opera che parla di libertà e sacrificio, ma anche di fragilità umana, femminile e universale.

Tratto dal romanzo omonimo di Alexandre Dumas padre, il film — trasmesso per la prima volta da Rai 1 nel 2004 — restituisce la forza visionaria dei Taviani, autori di opere come Padre padrone e La notte di San Lorenzo.

Con Luisa Sanfelice, i registi firmano una delle loro ultime grandi produzioni storiche, ambientate tra fasto borbonico e ideali giacobini, tra amori privati e pubbliche condanne. Oggi, grazie a Raiplay, questa storia torna a parlare al pubblico contemporaneo con un’attualità sorprendente: quella di una donna che affronta il potere e paga con la vita la propria coerenza.

La protagonista è Luisa Sanfelice, interpretata da una straordinaria Laetitia Casta (Una donna per amica, Asterix e Obelix contro Cesare, Gainsbourg – Vie héroïque). Luisa è una giovane aristocratica napoletana, sposata per convenienza, che si trova suo malgrado coinvolta negli eventi della Rivoluzione napoletana del 1799, quando un gruppo di intellettuali e borghesi tenta di instaurare la Repubblica Partenopea.

Nella vita di Luisa entra Salvato Palmieri, interpretato da Adriano Giannini (“Ocean’s Twelve”, “Vivere”, “Baciami ancora”), giovane idealista giacobino che accende in lei una passione travolgente, tanto amorosa quanto politica.

Il loro sentimento diventa presto motivo di sospetto, di tradimento, di condanna.
La macchina del potere borbonico, impersonata da Emilio Solfrizzi (Sei forte maestro, La felicità è un sistema complesso, Amore, bugie e calcetto), non perdona: Luisa diventa un simbolo di disobbedienza e di libertà femminile, una donna che paga il prezzo più alto per aver creduto nella verità e nell’amore.

Del cast fanno parte anche Lello Arena, Mariano Rigillo, Cecilia Roth.

Dal punto di vista visivo, Luisa Sanfelice è un affresco grandioso. Girato tra Napoli, Caserta e Matera, il film alterna il respiro epico delle scene collettive al lirismo delle sequenze intime.

I Taviani usano la luce come linguaggio morale: i toni caldi e dorati della giovinezza di Luisa si spengono lentamente nei grigi e nei blu della prigionia. Ogni inquadratura è una pittura vivente, costruita con la consueta maestria che ha reso il loro cinema riconoscibile nel mondo.

Il Davinotti sottolinea come l’opera sia “Ottimamente costruita dal punto di vista visivo. Buoni i due protagonisti, ma a prendersi la scena sono altre due figure: re Ferdinando IV, perfettamente caratterizzato da un inedito Solfrizzi che lo sospende tra gozzoviglia e governo del regno e il popolo, rappresentato come una massa mutevole e facilmente manovrabile facendo leva sulle sue pulsioni”.

Il successo di pubblico fu notevole: oltre 7 milioni di spettatori seguirono la prima messa in onda su Rai 1, segno che la forza del racconto storico — quando è anche emozionale — sa ancora catturare.

Su IMDb, la fiction mantiene una valutazione di 6,9/10, in linea con il gradimento attribuito dagli utenti Google. Dati che confermano come l’opera dei Taviani sia rimasta impressa nel cuore di chi ama il cinema d’autore e la grande tradizione narrativa italiana.

L’opera da vedere su Raiplay fa tornare a un cinema (e a una televisione) che sapevano unire spettacolo e riflessione, emozione e memoria. E aiuta a scoprire la storia di una donna che non si è arresa al destino e che ha trasformato la propria tragedia in un atto di libertà.

Luisa non è solo un personaggio, ma un simbolo: quello di tutte le donne che hanno sfidato il potere per difendere la propria verità.