vini sertura docg
vini sertura docg
Cucina e Gastronomia

Vini Sertura, dal Vinitaly a Radici del Sud un coro di consensi.

Il Greco di Tufo sbanca il Vinitaly, l'Aglianico seduce Radici del Sud: con le sue bottiglie Giancarlo Barbieri esalta il territorio di produzione.

Un debutto in società in grande stile. E con riscontri che premiano innanzitutto la mission aziendale, che è quella di affrontare il mercato enologico proponendo un prodotto che sia reale e genuina espressione del territorio di provenienza, con la sua storia, le sue tradizioni, le sue peculiarità, i suoi profumi.

Un obiettivo più che centrato, quello della Cantina Sertura di Giancarlo Barbieri, che dopo le attenzioni riscosse lo scorso anno, nel primo semestre del 2017 ha confermato e rafforzato la sua awarness, prima al Vinitaly di Verona dove ha convinto la stampa tedesca, poi al Vitigno Italia a Napoli e, da ultimo, al salone Radici del Sud che si è svolto nel Castello di Sanicandro a Bari.

Aglianico Sertura

Proprio in quest’ultima occasione, l’Aglianico 2015 di Sertura ha conquistato la giuria dei giornalisti, che lo ha inserito tra i migliori della sua categoria.

“Un risultato che mi inorgoglisce e che non mi aspettavo – ammette Giancarlo Barbieri – avendo sempre ricevuto congratulazioni soprattutto per il Greco di Tufo. E’ stata un’esperienza davvero positiva, soprattutto grazie al pubblico che ha dimostrato interesse per i miei vini”.

Un interesse che non è casuale e che nasce dalla capacità di produrre vini territoriali, che raccontano un anno di lavoro: dal vigneto alla cantina, per poi finire in bottiglia.

Una forma di forte caratterizzazione che contraddistingue il brand Sertura, la cui lungimiranza è stata quella di non lasciarsi sedurre da scorciatoie per arrivare a consumi di massa continuando ad insistere con un vino in grado di lasciare un’impronta, un ricordo, un’esperienza.

Il Greco di Tufo Sertura

“Ed è proprio questo aspetto – racconta ancora Barbieri – quello che mi ha dato le maggiori soddisfazioni, vale a dire la capacità del consumatore di leggere nei miei vini le storie che raccontano. In molti me lo hanno evidenziato, ad esempio, sorseggiando il Greco di Tufo, definendolo “il vino come si faceva una volta”.

E già, perchè la forza di Sertura è proprio nella tradizione.

Un esempio? Il suo Greco di Tufo Docg, un vino con spalla acida importante, una caratteristica che ormai raramente si riscontra.

“Il mio Greco di Tufo è stato definito un rosso travestito da bianco. E non a caso, durante una verticale, ho accettato la sfida di abbinarlo a piatti che, di solito, vanno con un rosso, quale ad esempio la carne di agnello. Una scommessa vinta – osserva Giancarlo Barbieri – , anche con bottiglie del 2009 e del 2010, a dimostrazione che a fare la differenza è sempre l’autenticità delle uve e dei metodi di lavorazione”.


Spot

Spot

Spot