C’è qualcosa di quasi controintuitivo nel modo in cui funziona il clima. Un vulcano può esplodere dall’altra parte del pianeta e contribuire, per un certo periodo, ad abbassare la temperatura globale; nello stesso tempo, città con aria più pulita e meno inquinamento possono lasciare arrivare al suolo una quantità maggiore di radiazione solare.
Sembra una contraddizione, ma non lo è. Dietro i due fenomeni ci sono gli aerosol atmosferici, minuscole particelle sospese nell’aria capaci di riflettere parte della luce solare e di modificare anche il comportamento delle nuvole.
Negli ultimi mesi alcune ricerche pubblicate su riviste scientifiche internazionali hanno riportato questo meccanismo al centro dell’attenzione. Non perché metta in discussione il riscaldamento globale, ma perché mostra quanto il clima sia il risultato di molti fattori che possono sommarsi, compensarsi o, per un certo periodo, nascondersi a vicenda.
Quando un vulcano riesce a schermare una parte della luce solare
Durante una grande eruzione siamo abituati a guardare la cenere, i lapilli e le colonne scure che salgono verso il cielo, ma per il clima globale può contare soprattutto ciò che non vediamo. Se l’eruzione è abbastanza potente da spingere grandi quantità di anidride solforosa fino alla stratosfera, questo gas può trasformarsi in aerosol di solfato capaci di riflettere verso lo spazio una parte della radiazione solare prima che raggiunga la superficie.
L’esempio classico è quello del Pinatubo, nelle Filippine, che eruttò nel 1991. Secondo la NOAA, l’agenzia statunitense che studia oceani e atmosfera, l’eruzione contribuì a ridurre temporaneamente la temperatura media globale fino a circa mezzo grado nell’anno successivo.
Non tutte le eruzioni producono lo stesso effetto. Conta la quantità di zolfo liberata, l’altezza raggiunta dalla colonna eruttiva e il modo in cui gli aerosol si distribuiscono nell’atmosfera. Una ricerca pubblicata nel 2026 su Nature Communications ha però riaperto la discussione sulla durata di questi effetti, suggerendo che alcune grandi eruzioni possano aver innescato conseguenze più persistenti attraverso ghiaccio marino, oceani e circolazioni atmosferiche.
L’inquinamento, oltre ai danni, ha avuto anche un effetto schermante
Per decenni industrie, centrali elettriche, combustioni e trasporti hanno immesso nell’atmosfera grandi quantità di aerosol. Molte di queste particelle sono dannose per la salute e la loro riduzione rappresenta uno dei risultati più importanti delle politiche sulla qualità dell’aria, ma dal punto di vista climatico una parte di quell’inquinamento ha esercitato anche un certo effetto raffreddante.
Alcuni aerosol riflettono direttamente la luce solare, altri influenzano la formazione delle nuvole e possono renderle più riflettenti. In questo modo una quota del riscaldamento prodotto dai gas serra è rimasta per anni parzialmente nascosta.
Quando quelle particelle diminuiscono, l’aria migliora ma si riduce anche una parte della schermatura. Non è quindi l’aria pulita a creare il riscaldamento: semplicemente, diventa più visibile una quota del calore che prima veniva in parte mascherata.
Nel Mediterraneo questo meccanismo è particolarmente interessante
Uno studio pubblicato nel 2026 su Atmospheric Chemistry and Physics ha analizzato proprio la regione mediterranea, dove negli ultimi decenni le emissioni di aerosol sono diminuite sensibilmente grazie alle politiche ambientali.
Confrontando gli anni Settanta con il periodo 2005-2014, le simulazioni mostrano che la riduzione degli aerosol può aver contribuito in misura significativa all’aumento delle temperature osservato nella regione, facendo emergere una parte dell’effetto dei gas serra che prima risultava maggiormente schermata.
Il dato non va interpretato come una colpa dell’aria più pulita. Il punto è un altro: migliorare la qualità dell’aria resta indispensabile, ma il clima reagisce anche alla scomparsa di quelle particelle che, pur dannose, avevano avuto un certo effetto riflettente.
Per il Mediterraneo, già soggetto a un forte riscaldamento, questo intreccio tra aria, nuvole e temperatura del mare rende il quadro ancora più delicato.
Vulcani e riduzione dell’inquinamento agiscono in direzioni opposte
Una grande eruzione può aggiungere aerosol alla stratosfera e ridurre temporaneamente la quantità di energia solare che raggiunge la superficie. Le politiche antinquinamento, invece, eliminano una parte degli aerosol prodotti dall’uomo e riducono così anche una componente del loro effetto raffreddante.
I due fenomeni non sono perfettamente equivalenti. Gli aerosol vulcanici possono diffondersi ad alta quota su aree vastissime, mentre quelli antropici rimangono soprattutto negli strati più bassi dell’atmosfera e interagiscono con le nuvole in maniera molto più complessa.
Il principio comune, però, è abbastanza intuitivo: più particelle riflettenti possono significare maggiore schermatura; meno particelle possono significare più energia solare disponibile nel sistema.
È proprio questo passaggio che rende il tema così affascinante, perché mostra come due fenomeni apparentemente opposti possano essere letti attraverso lo stesso meccanismo fisico.
Questo non mette in discussione il ruolo dei gas serra
Le grandi eruzioni capaci di produrre un raffreddamento globale significativo sono rare e il loro effetto diretto tende a essere temporaneo. Allo stesso modo, il fatto che alcuni aerosol antropici abbiano schermato una parte della radiazione solare non significa che l’inquinamento abbia avuto un ruolo positivo.
CO₂, metano e altri gas serra continuano ad accumularsi e a trattenere calore per tempi molto più lunghi. I vulcani possono modificare temporaneamente il bilancio energetico della Terra, ma non possono compensare stabilmente questo processo.
Le ricerche sugli aerosol servono quindi a comprendere meglio il sistema climatico, non a sostituire una spiegazione con un’altra. Il clima reale è fatto di cause che interagiscono, con effetti che possono rafforzarsi o attenuarsi per periodi più o meno lunghi.
Dietro una temperatura ci sono molti meccanismi che agiscono insieme
Quando leggiamo che un anno è stato più caldo o più freddo della media, vediamo soltanto il risultato finale. Dietro quel numero ci sono oceani, nuvole, ghiacci, correnti atmosferiche, El Niño, attività solare, eruzioni vulcaniche, aerosol e gas serra.
Alcuni di questi elementi agiscono per pochi mesi, altri per decenni. Alcuni spingono le temperature verso l’alto, altri verso il basso, altri ancora modificano temporaneamente il modo in cui il calore viene distribuito nel sistema.
È proprio questo intreccio a rendere interessante il paradosso degli aerosol: un’eruzione lontana può contribuire a raffreddare la Terra, mentre un cielo progressivamente più pulito sopra le nostre città può far emergere una parte del riscaldamento che prima restava nascosto.
Non sono due storie in contraddizione. Sono due esempi di quanto il clima sia più complesso di quanto spesso venga raccontato.
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