Un Week End a Genova.

Un fine settimana a Genova: ecco cosa fare,vedere e visitare.

Testo e foto di Dario Caltabiano

Genova Panoramica: Dal castello d'Albertis al Palazzo Ducale.

Vista dal mare, arrivando in traghetto dalla Corsica o dalla Sardegna, Genova è una lingua esile di palazzi stretti fra la costa e i monti.

Osservata invece da uno dei suoi numerosi punti sopraelevati, ciò che della Superba salta all’occhio è un altro dato di fatto: in questo straordinario agglomerato urbano aggrappato alle montagne e costruito a volte perfino “sopra” il mare, c’è un micromondo in movimento solo click.

E c’è sempre stato, se si fa attenzione ai dettagli delle costruzioni: ai tetti, che alternano il cemento armato alle tegole, o ancora ai lastroni di ardesia che raccontano di piccionaie e velieri.

Tutto quanto è nel dna di Genova, pronto per regalarci panorami mozzafiato circondati dal verde o dall’azzurro, così come inaspettati angoli di paradiso proprio in mezzo alla banalità, o al degrado inevitabile di aree urbane magari meno prestigiose, o frutto dei difficili compromessi edilizi tipici della rivoluzione industriale.
 
Al di là di ogni romanticismo e di ogni impossibile definizione, Genova, oggi più che mai, presenta per il turista il vantaggio di offrire una notevole varietà di potenziali itinerari.

Cosa vedere a Genova

Una foto di Palazzo San Giorgio a Genova 

Una foto di Palazzo San Giorgio a Genova

Dal suo centro storico, con la pietra serena e il bianco-nero della cattedrale di San Lorenzo e delle costruzioni più antiche, ingrigite dallo smog, che fanno di Genova una città fuligginosa o ridipinta di molti colori, ci si sposta agevolmente in piazza De Ferrari, dove il Carlo Felice, la fontana omonima e la modernità dei grattacieli, convivono con l’ingresso ai caruggi attraverso Porta Soprana. Insomma, Genova sfugge ad ogni categorizzazione.

Vi siete mai soffermati, per esempio, a guardare un tramonto dalla sopraelevata Aldo Moro, e la sua luce che si riflette sui palazzi istoriati e ogni volta diversi che guardano in faccia al Porto Antico ? Forse, così, Genova non l’avete afferrata mai…




Dalla ruvida ospitalità dei negozianti di Sottoripa così come al riparo dal vento in uno dei suoi bar rifugio dispersi sui monti che la circondano, e ne limitano per forza di cose l’espansione, la mia città è eterogenea e sorprendente.

Sede di conflitti e di difficili convivenze, ognuno, di passaggio o destinato ad abitarla per lungo tempo, ha cercato di piantare bandiere e idee, a volte radicali e spigolose. Lasciando poi, di ogni conflitto, una memoria indelebile nel dna della Superba e nella sua atmosfera, a tutt’oggi così tipicamente ruvida e cosmopolita.

I Forti difensivi di Genova

Uscendo al casello di Genova ovest, superiamo Piazza Dinegro e Principe, per salire in Corso Dogali, da dove possiamo già abbracciare la città da una prospettiva panoramica.

Ci siamo lasciati alle spalle la parte di Ponente, con la Lanterna e il porto commerciale.

Sopra di noi, la via dei forti, Puin, Sperone, e il Righi, che insieme costituiscono un altro possibile itinerario immerso nella natura e nelle affascinanti rovine dei “Fratelli”, che dominano tuttora il capoluogo ligure e custodiscono la memoria del suo antico sistema difensivo.

Se alzate lo sguardo sui monti da Corso Gastaldi, ad esempio, noterete una grande caserma abbandonata. Si dice che là sotto riposino le ossa di centinaia di soldati napoleonici.

Ma torniamo al nostro itinerario di oggi: approfittando del bel tempo, abbiamo deciso di visitare il Castello d’Albertis, per poi scendere nell’area del Porto Antico utilizzando il biglietto integrato per le due mostre del museo etnografico e del Palazzo Ducale, passando quindi per via San Lorenzo e i suoi caruggi, in questo periodo, brulicanti di turisti anche per via della fiera quadriennale Euroflora. 

Costruito dall’eccentrico capitano d’Albertis nell’Ottocento, sulle rovine di fortificazioni trecentesche ancora oggi parzialmente visibili, il castello è stato da lui voluto e progettato per riprodurre fedelmente la struttura tipica dei manieri medievali, e per ospitare la collezione e le atmosfere dei suoi viaggi per il mondo.

Oggi, esso ospita il Museo permanente delle Culture del Mondo, oltre che una parte della mosra “Africa delle Meraviglie”, e offre al pubblico anche la possibilità di un ristoro, nel suo giardino di palme e conifere, fra le quali è possibile ammirare una buona fetta della città e, nelle giornate particolarmente limpide, scorgere le coste della Corsica.

Il museo, con le sue diverse aree tematiche, copre per intero la parte bassa del castello, e stupisce per l’efficacia e l’essenzialità degli ambienti, opportunamente dotati di materiale audiovisivo, musiche e spiegazioni, in quello che ha il sapore di un suggestivo viaggio fra gli oggetti e la spiritualità di popoli lontanissimi dalla nostra cultura, spesso mai nemmeno sentiti nominare. Nell’odore di legno delle sale, ci colpisce, fra tutte, l’area dedicata al popolo Hopi.

Le statuette di legno dipinte, intagliate dai padri per i figli, come auspicio di fertilità e per l’armonia del mondo, sono il frutto di un viaggio in Arizona di d’Albertis nel 1896, e parte del successivo materiale raccolto da Amedeo Dalla Volta, nel 1953. Alcuni rappresentanti di questa popolazione, che ha sempre comunicato al presente anche per riferirsi al futuro o al passato, hanno curato questo angolo del Museo, arricchendolo con i disegni dei bambini hopi.

La cosa ci ha incuriosito e, per chi volesse approfondire l’argomento, ciò che tutt’ora affascina del loro messaggio è la loro consapevolezza che tutto quanto succede nell’Adesso, al di là di una dimensione temporale che essi concepiscono come solamente convenzionale. Assieme ai Maya ed altri popoli, gli Hopi previdero che ciò che sarebbe successo nel 2012 sarebbe stato determinante per lo sviluppo successivo dell’umanità. I loro anziani, ancora oggi, vedono nel cambiamento di coscienza planetario il vero motivo delle antiche profezie che, a loro dire, si starebbero realizzando. Non quindi una fine del mondo in senso stretto, ma una fine di vecchie consapevolezze per accedere al Nuovo.




Segue un’interessante sala con gli strumenti a percussione di popoli africani, e ancora gli strumenti della “etnomedicina” provenienti dall’Oriente, laddove per primi, alcuni uomini iniziarono a percepire come il corpo umano non sia una semplice macchina bio-chimica, ma anche un sofisticato sistema elettromagnetico e spirituale.

Al termine della mostra-museo, ci si rende conto che, se c’è una cosa che accomuna tutti i popoli della Terra, questa è proprio… la loro straordinaria diversità.

Al piano superiore possiamo ammirare la cabina del capitano, fedelmente ricostruita, perché d’Albertis, una volta tornato a “casa”, potesse continuare a sognare l’ondeggio dell’Oceano sotto il suo letto spartano. Oppure il salotto turco, divagazione romantica tipicamente ottocentesca, con il suo odore ancora forte di incenso che lo caratterizza.

Dalla terrazza del castello, alla quale si accede dalla sala convegni, diamo uno sguardo alla città: la parte di Ponente, con il cosiddetto “matitone”, rinomato grattacielo a forma di matita, la Lanterna, aperta al pubblico, il porto commerciale e quello turistico.

La grande nave da crociera Msc Fantasia attraccata domina il campo mentre, guardando in direzione opposta, un trenino a cremagliera sta salendo dalla piccola stazione di Granarolo.

E pensare che una volta Genova la si percorreva a piedi…

Il castello, infine, è dotato di un ristorante di cucina tipica.

Ma per lo spuntino di mezzogiorno, noi abbiamo pensato di visitare il nuovissimo locale della prestigiosa e neonata catena Eataly, che ha aperto al Porto Antico.

Scendiamo quindi all’Albergo dei Poveri, oggi sede delle università di scienze politiche e giurisprudenza, soffermandoci per uno scatto in piazza del Carmine che, accucciata fra i palazzi antichi variamente dipinti, più che una piazza sembra un salotto di pietra.




Proseguendo la discesa verso il porto ci si imbatte in Piazza della Nunziata, con la sua chiesa barocca e in Via Balbi, oggi dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Al centro della via segnaliamo la focacceria Teobaldo, dove è possibile gustare un rapido pasto a base di focaccia di Recco, genovese o calzoni al prosciutto serviti fumanti dai ragazzi dietro il bancone, abituati alla frenesia del centro universitario.
 
Lasciamo la macchina al Porto Antico per andare a visitare dunque Eataly, la catena di punti commerciali e ristoro di prodotti biologici, con le più importanti produzioni DOP italiane della nostra zona e non solo.

Situata nel palazzo del Millo, di fronte al Bigo (l’ascensore panoramico del Porto Antico), con i suoi 2000 metri quadri, Eataly è un coreografico alternarsi di scaffali e punti di vendita di ortofrutta, carne, pesci e vini, oltre che un punto informativo sulle produzioni locali, e di ristorazione, con i suoi locali dedicati alla pasta e farinacei, alle verdure e al pesce.

Questo straordinario “mercato” si presenta subito come un punto irresistibile di attrazione per i moltissimi turisti che ogni giorno invadono Genova

Consumato il breve pasto a base di orata ai ferri, direttamente al bancone del punto ristoro dedicato ai generi ittici, non resta che visitare la seconda parte della mostra dedicata alle arti africane, al Palazzo Ducale.

Dopo un gelato delizioso, preso alla gelateria alpina biologica ai piedi dell’edificio di che ospita Eataly e al suo ascensore a vetri, attraversiamo quindi via San Lorenzo, oggi gremita di gente e pattugliata dai carabinieri, per terminare il nostro giro al Palazzo Ducale, dove ogni settimana delle splendide mostre tengono in coda sul lungo scalone una marea di turisti .

Il Palazzo Ducale, con il suo porticato e la corte interna, è sempre un susseguirsi di eventi e mostre, mentre è da prendere in considerazione il bar “Mentelocale”, la cui specialità sono gli aperitivi: una grande varietà di stuzzichini viene servita a buffet lungo un grosso bancone circolare di legno.

Di fronte, piazza de Ferrari con la sua prestigiosa fontana, illuminata di sera, e in cui sovente ci si ritrova a fare il bagno, nelle giornate pazze in cui trionfa la squadra del cuore, oppure l’Italia vince ai mondiali di calcio (nel 2006 eravamo tutti lì dentro… trombette alla mano).




I percorsi di questo itinerario turistico.

Uscendo a Genova Ovest, si procede in direzione del Porto Antico, passando attraverso via Cantore e proseguendo in direzione della stazione Porta Principe, e prendendo per Castelletto, scelta obbligata poiché non si può procedere in via Balbi, vietata al traffico ordinario. Da lì si arriva al Castello d’Albertis.

Si ridiscende quindi attraverso Corso Dogali, per proseguire in direzione di via Gramsci e accedere ai parcheggi dell’area portuale.

In alternativa, la metropolitana permette di spostarsi attraverso il centro: utili le fermate di Genova San Giorgio, per il Porto Antico, e di De Ferrari, per il Palazzo Ducale.

Informazioni

Infine, per chi fosse incuriosito dalle Profezie del popolo Hopi, segnaliamo l’autore Gregg Braden, che ha scritto alcuni libri sull’argomento, approfondendo tematiche spirituali legate al cambiamento dei tempi. Fra tutti, “L’effetto Isaia”, Macroedizioni, ed il video “Camminare tra i mondi”, visibile su youtube.

Copyright © Agendaonline.it - Enrico Dario Caltabiano

Altri racconti di Dario Caltabiano su Agendaonline.it

Cerchi un albergo a Genova ?