Leggi la recensione di “Un sogno chiamato Florida”, un film drammatico su Raiplay che affonda l’obiettivo tra i sogni di chi cerca la propria gloria.
Quando la fantasia di un bambino si scontra con la crudezza del mondo adulto, è lì che la luce dell’immaginazione brilla più intensamente. Su Raiplay c’è un film drammatico che fa riflettere sulla condizione di chi vive ai margini del sogno americano senza rinunciare alla speranza.
Nella cornice pastello di un motel a due passi da uno dei luoghi più magici del pianeta, un gruppo di piccoli sognatori lotta per preservare la propria innocenza, mentre le difficoltà della vita reale bussano con insistenza alla loro porta.
Un sogno chiamato Florida è una pellicola diretta da Sean Baker (Tangerine, Starlet, Anora), definito dalla rivista Rolling Stone “uno dei più sensibili e autentici registi in circolazione”.
Uscito negli Stati Uniti a ottobre 2017, è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, guadagnando velocemente l’attenzione della critica per il suo stile autentico e poetico.
La pellicola da vedere stasera su Raiplay è prodotta da Cre Film in collaborazione con Freestyle Picture, e annovera nel cast la giovanissima Brooklynn Prince (Cocainorso, The Lego Movie 2, La casa del male) nel ruolo di Moonee, l’esordiente Bria Vinaite come la madre Halley, e Willem Dafoe (Platoon, American Psycho, Il suo ultimo desiderio) in quello di Bobby, il manager del motel che diventa una sorta di figura paterna per i piccoli ospiti. Per questo ruolo, Dafoe ha ricevuto la candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista.
La vicenda si svolge nelle immediate vicinanze di un parco divertimenti in Florida, dove gli hotel e i motel a basso costo accolgono turisti dal budget ridotto e famiglie in difficoltà. Moonee, una bambina di sei anni, trascorre le giornate scorrazzando con i suoi amici nelle aree comuni e nei parcheggi dei dintorni, inventando giochi e avventure che trasformano i luoghi più anonimi in veri e propri regni di fantasia.
Nel frattempo, la madre Halley, giovane e impulsiva, fa fatica a sbarcare il lunario e a mantenere un equilibrio stabile per sé e la figlia. A vegliare su questa variopinta comunità c’è Bobby, il manager dal cuore grande che, dietro un’apparente burbera professionalità, si rivela protettivo verso i bambini che gironzolano per la struttura. Il film racconta il contrasto tra l’innocenza di Moonee e le problematiche economiche e sociali che si agitano appena fuori dal suo microcosmo.
La spontaneità di Brooklynn Prince, che incarna la magia e l’incoscienza tipiche dei bambini, e l’incredibile realismo delle situazioni ci ricordano che, a volte, basta il sorriso di un bambino per stemperare le difficoltà di un’esistenza complicata.
Un sogno chiamato Florida ha incassato circa 11 milioni di dollari a livello mondiale, un risultato sicuramente discreto. Secondo gli utenti Google, il gradimento oscilla attorno all’80%, mentre su IMDb la valutazione media è 7,6/10. Su RottenTomatoes, il Tomatometer registra un impressionante 96% di recensioni positive, confermando la calorosa accoglienza che la pellicola ha ricevuto da critica e pubblico.
La rivista britannica Sight&Sound ha inserito la pellicola disponibile su Raiplay tra i 25 migliori prodotti cinematografici del 2017. A proposito dell’opera, Maurizio Porro sul Corriere della sera parla di “un film eccezionalmente bello e passato eccezionalmente inosservato”, Alessandra Levantesi Kezich su La Stampa evidenzia come il regista Baker “punta di nuovo l’occhio su un microcosmo di emarginazione” mentre tutta la critica italiana e internazionale è concorde nel promuovere l’umanità struggente trasmessa da Willem Dafoe che diventa un pilastro affettivo in un mondo precario.
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